La nostra mini riunione nella stanza da letto dello svitato, lui che ne era uscito quasi correndo e io che lo seguivo ancora più velocemente, aveva suscitato una serie di domande che praticamente leggevo negli sguardi dei ragazzi. La mia inaspettata presenza lì aveva catturato l'attenzione dei presenti, mio cugino in primis.
Lo strambo si era appena accomodato a capotavola deciso a non guardarmi, ma gli occhi di tutti gli altri giocatori erano fissi su di me.
La sala/cucina dove si teneva la partita era arredata con degli strani cappellini al muro e tazze di ogni tipo. Le luci erano sull'aranciato quasi soffuso, con aloni particolari quasi a simboleggiare la solennità dell'impresa.
I membri della squadra sembravano la personificazione di grandi eroi del passato, o almeno forse così si sentivano quando giocavano: Gareth con i suoi capelli ribelli e la camicia smanicata a quadri, Jeff con il suo cipiglio serioso, Grant, il gigante buono, Mike Wheeler con la sua aria da supereroe e la testolina più intelligente di tutta Hawkins, mio cugino, tutti che mostravano fieri la stessa maglietta con la scritta "Hellfire Club".
«Ehm, allora buona partita.» dissi dopo averli squadrati un attimo, facendo finta di niente, anche se un po' cominciava a infastidirmi l'atteggiamento poco stabile del loro leader, e salutai con la mano i ragazzi mentre mi avviavo verso la porta.
«Torni a casa?» mi chiese Dustin, facendomi voltare un momento.
«No, penso che andrò a salutare Max. Quando finisci raggiungici da lei.» lo informai.
«Beh, allora ti toccherà stare lì tutta la serata, dato che qui ci vorrà un bel po'.» aggiunse Gareth, sghignazzando.
Mio malgrado, non potei fare a meno di rivolgere un'occhiata al nostro ospite, che fissava intensamente il tabellone di D&D steso sul tavolo, studiandolo come se potesse carpirne i segreti più oscuri.
Chissà che aveva quel gioco di così interessante...
Feci spallucce e uscii, contenta di lasciarmi alle spalle tutta quella situazione.
L'aria frizzantina di ottobre mi colse alla sprovvista e dovetti tirarmi su il collo del maglioncino.
Un cane abbaiò e mi fece trasalire, mi strinsi ancora di più nel giacchetto e affrettai il passo. Non mi piaceva proprio quel posto e mi inquietavano i suoi abitanti, eccetto Max.
Per fortuna durante l'estate avevo fatto amicizia con un'amica di Dustin, Max Mayfield, che abitava lì in zona. Non era una visita programmata e, a dire il vero, sarei voluta andare da Robin per fumare un po' di quell'erba guadagnata con il frutto del mio lavoro, ma quando le avevo telefonato prima di uscire, mi aveva detto di essere impegnata con i parenti, mentre Steve era ancora nella sua vacanza di miele con Heidi. Di conseguenza, a me toccava passare la serata con una ragazzina, che per fortuna era molto simpatica.
Non volevo tornarmene a casa da sola, non quella sera. Il trattamento dello strambo mi aveva indispettita. Avevo fatto male ad aiutarlo, mi aveva liquidata senza nemmeno salutarmi. O almeno guardarmi in faccia!
Sospirai, pensando che mi sarebbe servito da lezione per la volta successiva che avrei deciso di fare una buona azione.
A testa alta mi incamminai verso casa di Max. Non era molto distante da quella dello svitato, aveva gli stessi infissi in legno e soprattutto la stessa aria dimessa. A differenza della roulotte di Munson, c'erano poche luci che si intravedevano dalle finestre. Arrivata al portone bussai.
La porta si aprì rivelando la mia ospite: capelli rossi, occhi di un verde smeraldo luminoso e intenso e lentiggini a contorno di un viso stanco e un po' pallido. Nonostante ciò, non appena si accorse di me, sorrise e io ricambiai con affetto.
«Che ci fai qui, Sally?» mi chiese mentre mi lasciava entrare.
«Sono venuta ad accompagnare Dustin dallo svitato.»
«E da quando tuo cugino ha bisogno della babysitter per venire al Trailer Park?» mi chiese lei alzando un sopracciglio.
«Da quando ne dovevo approfittare per riportare la chitarra allo strambo.» le rivelai.
Max mi studiò per un momento. Nonostante avesse l'età di Dustin sembrava molto più grande, e soprattutto molto più profonda, di lui e dei suoi amici.
«Sì, gli ho aggiustato la chitarra.» ammisi in un sospiro, al che lei fece uno sguardo di realizzazione.
«Hai sistemato la chitarra di Eddie Munson? Ti ha lasciato toccare la sua chitarra?» mi chiese lei esterrefatta.
«Ehi, guarda che ho fatto un ottimo lavoro. E poi anche tu sei al corrente di questo suo amore per la sua Warlock?»
«È praticamente fissato. La scorsa estate sono dovuta andare a bussargli un paio di volte, perché con le finestre aperte non si riusciva a dormire per via del casino che faceva mentre suonava.» mi rivelò e io sghignazzai.
«Era meglio se gliela lasciavo rotta, allora?» sorrisi.
«Magari. Per me e i nostri vicini avresti fatto un'opera di bene. E perché comunque saresti venuta fin quaggiù a portargliela?» aggiunse curiosa mentre mi faceva strada per andare in camera sua.
«Veramente non lo so.» ammisi. «Mi aveva detto che gli serviva urgentemente per lunedì, in quanto aveva un concerto con la sua band. Il sig. Neil non c'era e allora ci ho lavorato nel weekend. Mi dispiaceva lasciarli in asso. Sai quanto io ami la musica.» feci spallucce.
Max non rispose, ma continuò a fissarmi come se non gliela contassi giusta. Cercai di cambiare discorso.
«Tu, invece? Che mi dici? Tua mamma è ancora al lavoro?» le chiesi, notando che l'unica luce accesa in casa proveniva dalla camera dove ci trovavamo.
«Ormai dopo la separazione è costretta a fare due lavori. E al momento è al ristorante da Enzo a svolgere il turno serale, che di solito finisce sempre tardissimo.» sospirò.
«Mi dispiace, Max. Se avete bisogno di soldi, posso provare a chiedere al sig. Neil se può fare qualcosa, ma siamo già in tre in negozio, la vedo difficile. Forse però conosce qualche negoziante che ha bisogno di personale?» suggerii incoraggiante.
«Non preoccuparti, sto facendo un po' di ripetizioni in giro e qualche lavoretto per i vicini. Vivendo qui diciamo che le comodità non ci sono, ma nemmeno le bollette troppo salate, quindi proviamo a cavarcela.»
Sospirò.
Le sorrisi incoraggiante. Dopotutto, non sapevo cos'altro aggiungere. Dalla morte del fratello Billy, la vita le si era stravolta, i suoi avevano divorziato e lei da una bella casa confortevole a due piani in una delle vie più prestigiose della città si era ritrovata a vivere in un posto sperduto in periferia. Inoltre, mi rivedevo molto in lei. Anche la mia vita era stata stravolta dopo la separazione dei miei genitori. Sospirai a mia volta e strinsi il pugno della mano destra, provocandomi il solito dolore che si propagava fino alla pancia.
Mi buttai sul letto avvolta da una strana malinconia, mentre Max metteva su il disco dei Queen con I want to break free. Sorrisi all'istante: non c'era niente che riusciva a far stare bene come la musica.
*** spazio autore ***
innanzitutto grazie a chi di voi ha salvato questa storia nelle raccolte e l'ha votata ^^ mi ha fatto molto piacere.
capitoletto cortino, ma prometto che gli altri saranno più lunghi e con più interazioni tra i nostri due eroi :D
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Take on me - Eddie Munson
Fanfiction[Storia Completa] Se amate la musica degli '80s e Stranger Things questa è la storia che fa per voi. Hawkins. Autunno 1985. Sally Henderson vive da quasi un anno a casa di sua zia e suo cugino Dustin a Piney Wood Drive. Trascorre le sue giornate...
