Quel pomeriggio lo avevamo trascorso alquanto tranquillo. Di solito, in mezzo alla settimana il negozio non era molto frequentato. Anche se c'eravamo soltanto io e Robin, Steve era uscito con una nuova fiamma, avevamo potuto prendercela comoda. Io me ne stavo con la calcolatrice a controllare un paio di fatture dei fornitori, mentre la mia collega aveva acceso la radio e stava ascoltando il programma "America Top 40" con le classifiche settimanali.
«Comunque gli A-Ha sono al primo posto da giorni ormai.» mi informò.
«Che ti dicevo? Lo sapevo che la canzone avrebbe avuto un sacco di successo. É stupenda.»
«Taaake on me, take me ooon.» Robin cominciò a canticchiarla storpiando le parole e lanciandosi in acuti che avrebbero fatto fuggire persino i gatti del vicinato.
Io scoppiai a ridere.
«Comunque, sei stata davvero carina ad aiutare il freak e il suo gruppo ieri.»
Eccola che tornava sull'argomento. Quella mattina a scuola non ne aveva parlato, e già questo, col senno di poi, era stato un indizio piuttosto eloquente.
Addirittura, quando avevamo avvistato Eddie e gli altri nerd in lontananza nei corridoi e avevo proposto di cambiare strada, non aveva detto nulla. Si era limitata a lanciarmi uno sguardo strano.
«Mi domandavo quando me ne avresti parlato.» scossi la testa.
«Dai, è palese che c'è chimica tra di voi. Tutti e due musicisti fissati per la musica. Inoltre, ieri mentre suonava non ti staccava gli occhi di dosso.»
«La smetti? Non è vero. Tu hai le visioni.»
«No, non le ho. E ci vedo anche molto bene, cara mia. Secondo me gli piaci.» accompagnò queste affermazioni sollevando le sopracciglia in un'occhiata ammiccante.
«No, non è vero. E basta parlare di questa cosa. L'ho aiutato perché erano in difficoltà, perché mi dispiaceva per loro, perché fin da piccola ho bevuto latte e strumenti musicali e fine della storia. Nient'altro. Non c'è proprio niente di romantico.»
«Ma lo vedi? Appena te ne parlo tu subito scatti come una molla. Vuol dire che in fondo in fondo qualcosa c'è.»
«Robin!»
«Ufff. La verità fa male, lo so.»
Le risposi sollevando il dito medio.
Volevo raccontarle della proposta che mi aveva fatto lo svitato di diventare la loro roadie, ma se lo avessi fatto in quel momento, la mia collega probabilmente sarebbe corsa a comprarmi il vestito da sposa. E in tutta sincerità non avevo voglia di diventare la protagonista di un matrimonio immaginario. Così decisi di tenere tutto per me.
Quando chiudemmo il negozio, le strappai un sorriso e la presi a braccetto.
«Non torniamo a casa subito.» le proposi, trascinandola verso il sentiero vicino Randolph Lane.
Ci sedemmo su un muretto e tirai fuori il piccolo pacchetto che tenevo nascosto in tasca da ore. L'odore mi fece venire un sorriso da furba: finalmente la mia ricompensa per aver sistemato il pickup di Eddie, senza nessuno che potesse farci la morale.
Prima di fermarci, però, passammo anche da casa di Steve, ma la signora Harrington ci confermò che non era ancora rientrato. Tipico. Doveva aver portato la sua nuova fiamma chissà dove – probabilmente a Indianapolis, o in un luogo altrettanto speciale solo per impressionarla.
Trovammo un angolo riparato e ci buttammo sotto l'ombra dell'enorme quercia. L'aria era ferma e leggermente umida e l'odore della terra bagnata e delle foglie morte mi fece correre un brivido lungo la schiena. I rami scricchiolavano al vento e le ombre si allungavano sul sentiero. Dustin chiamava quel luogo "Bosco Atro" e sembrava quasi osservarci. Un brivido mi corse lungo la schiena, ma cercai di ignorarlo. Estrassi la bustina ancora sigillata dalla tasca interna della giacca di pelle nera e la passai a Robin.
Lei sbirciò il suo pacchetto di Benson, sorrise e, in un lampo, cominciò a preparare quella che per noi era la sigaretta perfetta. Magia pura.
«A te l'onore.» Me la porse assieme a un accendino con sopra la scritta "I love Indiana".
Sorrisi a mia volta e me la portai alle labbra, la accesi aspirandola e subito tossii.
Non ero molto pratica nel fumare, e soprattutto, era quasi un anno che non lo facevo.
Robin rise e gliela passai.
«Cazzo, ma è davvero buonissima. Ti arriva subito alla testa.» affermò dopo aver fatto qualche tiro.
Me la ripassò, feci un altro tiro. Il fumo si alzò lento e avvolgente e io inspirai a fondo. Aveva ragione lei. Un secondo prima ero piena di paranoie, quello dopo... puff! Tutto il peso dei pensieri si dissolse e mi sentii leggera.
«Te l'ho detto. Lo svitato l'ha chiamata erba pipa o una cazzata simile.»
«Lo svitato, eh? Però sa il fatto suo, nel suo mestiere è imbattibile. Cioè, questa roba è una bomba.»
«Eh, sì.» ammisi.
A metà sigaretta scoppiammo a ridere senza motivo, spintonandoci leggermente mentre inventavamo scenari assurdi. Io ero presidente degli Stati Uniti, con discorsi altisonanti e capelli sempre perfetti, mentre la mia collega si prendeva la briga di gestire scandali impossibili e leggi inventate sul momento. Poi passammo a cazzate ancora più inverosimili. Sentivo le spalle rilassarsi, le risate vibrare in gola e la testa finalmente libera da ogni pensiero pesante.
«Sai, il freak mi ha chiesto di essere la sua roadie.» ammisi in un impeto di sincerità dovuta agli effetti del fumo.
Robin si voltò all'improvviso a guardarmi e si portò le mani alla bocca.
«Che hai capito? Almeno sai che vuol dire roadie?» le domandai, scoppiando a ridere nel vedere la sua reazione.
Lei fece uno sguardo vacuo.
«Significa aiuto strumentista; è nel gergo musicale. Sarebbe la persona, o meglio il tecnico, che aiuta a sistemare gli strumenti e le amplificazioni prima e, si spera non, durante i concerti.» le spiegai e le rivolsi un sogghigno, divertita dalla sua faccia sorpresa.
«E io che pensavo che il ragazzo si fosse deciso a confessare la sua passione per te.» scosse il capo deluso.
«Ma la vuoi smettere? Lo vedi che non è assolutamente come pensi tu? Siamo in sintonia, forse, ma solo sul piano musicale.» insistetti.
«Avrei preferito lo foste stati più su quello passionale, almeno ci sarebbe stato maggiore brio.» mi fece l'occhiolino.
Spalancai la bocca a mo' di protesta, ma bastarono tre secondi prima che il nostro ridere contagioso prendesse il sopravvento.
«Ce lo vedo bene il freak a letto comunque. Deve essere tipo un uragano.»
Non demordeva.
«Ancora?»
«Sai, ho sentito da Demy Foster che lo ha saputo da un'amica di una sua amica, che la cugina ha detto che lo svitato tiene appese un paio di manette sul muro della sua stanza.»
«Whaaat?»
«Te lo dicevo, mia cara... sadico, ma appagante.» inspirò un altro tiro dalla sigaretta.
Ero rimasta piuttosto scioccata dalle ultime informazioni, soprattutto perché ero stata nella stanza di Eddie e non avevo visto nessun paio di manette. Certo, probabilmente non avevo perlustrato ogni angolo. Dopotutto ci ero stata per quanto? Mezzo minuto, forse. Non ne parlai nemmeno con Robin e feci un altro tiro, cercando di scrollarmi di dosso quel pensiero.
«Vabbè dai, mi dirai.» continuò lei e io scossi la testa rassegnata.
Scoppiammo a sghignazzare come due sceme, mentre il fumo continuava a farci galleggiare in un mondo tutto nostro.
Quell'erba pipa era un vero portento.
***
ciao a tutt* voi che siete arrivati fin qui, supportando la storia **
questo capitolo ha un ranking arancione rafforzato :D per via della parte sull'erba pipa :P
che ne pensate? **
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Take on me - Eddie Munson
Fiksi Penggemar[Storia Completa] Se amate la musica degli '80s e Stranger Things questa è la storia che fa per voi. Hawkins. Autunno 1985. Sally Henderson vive da quasi un anno a casa di sua zia e suo cugino Dustin a Piney Wood Drive. Trascorre le sue giornate...
