9.

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Era proprio vero che quando ci si annoiava il tempo sembrava rallentare all'inverosimile. Le lancette del vecchio orologio a pendolo sembravano muoversi all'indietro.

Tac-tic.

Non avevo mai fatto tanto caso al pendolo a metà del corridoio del piano di sopra. Zia Claudia ne era molto affezionata; si trattava di un antico orologio in stile liberty, ereditato da nonna Sally. Ovviamente, mio padre, una volta riuscito a fuggire da Hawkins, non aveva avuto nessuna intenzione di mettersi in casa chincaglierie d'epoca. Aveva voluto, come al solito, porre quanta più distanza possibile tra la sua vecchia vita e quella nuova scintillante a Chicago. Forse era proprio quello il motivo che, invece, mi spingeva ad apprezzare quegli oggetti, la casa e, probabilmente, la stessa Hawkins.

Diciannove colpi e io non ero nemmeno a metà pagina della mia ricerca sulla guerra civile americana. Sbuffai di frustrazione. Ero riuscita a malapena a scrivere qualche frase sugli stati del Nord.

Avevo lasciato la porta della camera socchiusa per stare attenta a qualsiasi rumore e, infatti, schizzai ritta sulla sedia quando sentii il campanello del portone.

Scesi le scale a due a due anticipando, come un calciatore, Dustin che, a passo lento, e con un sandwich tra le mani, stava andando ad aprire.

«Ehiii!» mi beccai un impropero, mentre si teneva stretto il panino al petto.

Gli feci un mezzo cenno di scuse e spalancai la porta.

Gli occhi di Robin contornati dalla sua frangetta rossiccia erano colmi di gioia e spostando lo sguardo capii il perché. Accanto a lei c'era il ciuffo di capelli più bello di tutta l'Indiana, Steve – the hair – Harrington, che mi sorrideva.

«Sorpresa.» salutò, allargando le braccia e io mi ci fiondai, facendolo indietreggiare.

«Sei tornato.» urlai dalla gioia.

«Steeeve.» Si aggiunse mio cugino al nostro abbraccio, rendendo l'equilibrio del nostro amico ancora più precario.

«Ehi, sono stato via per così poco. Cos'è, vi sono mancato?» domandò lui provando a essere cinico, ma con un che di fiero negli occhi.

«Mhm, il giusto, dai.» smorzai subito il suo entusiasmo, ricevendo in cambio un'occhiataccia. Poi aggiunsi zuccherosa. «Allora come è andata la luna di miele con Heidi?»

«Shhh...ma sei pazza? Che cosa ti urli?» scosse la testa, guardandosi intorno e richiudendo la porta, mentre io, Robin e Dustin ci osservavamo con intesa.

«Dai, Steve, racconta anche a loro quello che hai detto a me in macchina venendo qui.» affermò sibillina la nostra collega.

«Siamo tutt'orecchi.» commentai, accomodandomi sul divano, portandomi entrambe la mani ai lati della testa.

«Non è che ci sia molto da dire, in realtà. Il posto era bello, c'era tanta gente, e noi abbiamo nuotato, mangiato, ballato. Siamo stati bene, insomma, almeno credo.» fece spallucce.

«Siete stati bene, Steve? Avete nuotato? Mangiato? Ma razza di racconto è? Io voglio sapere se c'è stato qualcosa di più. Forza, tira fuori tutti i dettagli più piccanti.» e detto questo coprii le orecchie di Dustin, che cercò di allontanarmi.

«Spiacente. Vietato ai minori di ventun anni.» rispose lui serafico.

Sbuffai.

«Ad ogni modo, Heidi è tornata solo per qualche giorno. Domani già riparte per il college. Quindi non credo proprio che diventerà una cosa seria.» ammise, e mio cugino gli diede qualche pacca consolatoria sulle spalle. «Voi, invece? Che avete fatto in mia assenza?» chiese curioso.

Take on me - Eddie MunsonLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora