12.

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Eddie's POV

Non riuscivo a spiegarmi perché le avessi fatto una proposta del genere. Da un lato pensavo che le avrebbe fatto piacere, visto che avevo capito che aveva molta pratica con le attrezzature musicali. Dall'altro, però, mi chiedevo se non avessi fatto una cazzata.

Se avesse accettato, avrei poi dovuto trascorrere diverso tempo con lei e, data la decisione che avevo preso in precedenza, questo poteva diventare davvero un bel problema.

"Stai lontano dai guai amico." mi ripetevo mentalmente.

Ormai il danno era fatto. Le parole mi erano uscite di bocca da sole. E poi, tutto sommato, avere la ragazzina intorno sarebbe stato anche un vantaggio: le bastava un attimo per risolvere guasti, come se nulla fosse.

Rimasi a fissarla per un po', immersi in quello strano silenzio. Quella sera era particolarmente carina, con un look punk britannico che si avvicinava più al mio genere.

Non avevo mai notato la forma particolare dei suoi occhi. Di solito evitavo di guardarla troppo, ma erano incredibilmente profondi. Anche in quegli attimi di quiete, sembravano parlarmi.

"No, Eddie, basta. Ricordi i problemi? E che la ragazzina può essere problematica? Ecco, allora smettila."

La mia mente mandava in onda quelle frasi per auto-convincermi.

Scossi la testa e decisi di interrompere quell'attimo sospeso che si era creato dopo la mia domanda.

«Non sei costretta a darmi una risposta subito. Prenditi tutto il tempo che ti serve per riflettere.»

Le mie parole la riportarono alla realtà.

«Ah sì, certo. In effetti sai, con la scuola e il negozio non so se riuscirei a trovare il tempo.»

«Okay. Sì, capisco. Sei molto impegnata.» constatai rassegnato e un po' dispiaciuto, mio malgrado.

«Mhm. Dai, facciamo che ci penso un po' su e ti dico meglio tra qualche giorno?»

«Andata.» le sorrisi.

Lei ricambiò e, in quel momento, mi resi conto che era davvero carina quando sorrideva.

«Torniamo di là?» propose.

«Certo. Abbiamo un giro offerto gentilmente dal sig. Torne.» sghignazzai.

In silenzio ci incamminammo e, arrivati dai nostri amici, sembravano tutti curiosi di sapere cosa fosse successo.

«Allora?»

«Che ti ha detto quello stronzo?»

«Ci ha pagati?»

«Sì. Ma per quello dovete ringraziare Sally. É stata un mastino, povero sig. Torne, ho avuto paura io per lui.» risposi in un ghigno.

Di scatto si voltarono tutti a osservarla meravigliati e lei abbassò lo sguardo e arrossì.

Ormai avevo capito che quando qualcuno la metteva al centro dell'attenzione, lei assumeva quel suo modo particolare di fare. Sembrava timida e proprio quella sua naturalezza la rendeva ancora più affascinante, senza nemmeno provarci.

«Sally? Hai fatto intervenire la musicista che c'è in te, allora?» le chiese Dustin sorpreso.

«Credo più che abbia fatto parlare la giustiziera che c'è in lei.» convenne Steve ammirato, dandole una pacca affettuosa sulla spalla.

Non riuscii a trattenermi dal rivolgergli un'occhiata infastidita.

«Lady Sally, la paladina della giustizia.» scherzò Wheeler, affibbiandole quel titolo.

Take on me - Eddie MunsonLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora