Raggiungemmo il locale in Cherry Oak Drive stipati nella BMW rosso cabernet scuro di Harrington. Era il suo gioiellino, la sua bambina. Ci fece, infatti, pulire i piedi per tre volte prima di entrarci. Robin, come al solito, si era accaparrata il posto davanti e io ero dietro tra mio cugino e Mike. I ragazzini erano emozionatissimi per la serata e non facevano che parlottare ignorando completamente la mia presenza divisoria. Da una parte ero contenta così, perché continuavo a tenere il muso, guardando fisso di fronte a me.
Non dovevano farmela questa i miei amici.
Scendemmo dalla macchina e subito mi colpì l'atmosfera decadente del posto, forse aiutata dalla nebbiolina leggera che si era sollevata dalle campagne circostanti. Si trattava di un classico pub in stile irlandese con una specie di giardino coperto anteriore. Già da fuori si avvertiva il suono di qualche nota distratta. Lanciai un'occhiata all'orologio che avevo al polso: segnava quasi le ventidue. Mi grattai il naso. Ci eravamo, in effetti, attardati. Gettai uno sguardo al mio look e notai qualche briciola che doveva essermi rimasta del panino che avevamo mangiato al volo prima di uscire, la scrollai via dal giubbino che Robin aveva scelto per me.
Alla fine, avevo prestato dei vestiti più da "uscita serale" anche a lei.
Mi voltai per osservarla meglio, avevamo praticamente indossato cose simili: jeans, maglioncino nero e cappottino a quadri rosso e nero per me con sotto gli anfibi, e jeans e un body nero tutto in pizzo per lei.
La biondina aveva raschiato da cima a fondo il mio armadio, tirando fuori degli indumenti che nemmeno ricordavo più di possedere.
Aveva voluto avere anche l'ultima parola sul mio makeup: non il solito eyeliner nero, mascara e lucido, ma si era sbizzarrita a farmi una specie di smokey eyes scuro a cui aveva aggiunto un rossetto rosso per le labbra.
Ci eravamo gemellate anche sul trucco. Tra uno sbuffo e un "ahi, mi fai male!", avevo con pazienza sopportato le torture a cui mi aveva sottoposta. Quando Robin si metteva in testa di fare qualcosa non trovava pace fino a che non riusciva a portarla a termine.
«Ehi, ehi. Stasera non solo devo fare il solito babysitter alle nuggets, ma devo anche farvi da bodyguard?» si rivolse a noi, squadrandoci da capo a piedi, facendoci sollevare le sopracciglia.
«Siamo giovani donne sì, ma che sanno benissimo difendersi da sole, grazie, Mr. Medioevo!» ribattè la biondina. Io annuii.
Steve sollevò le mani in alto, come a dichiarare la sua innocenza.
Avvicinandoci all'entrata del locale, notai che non c'era tanta gente nella parte adiacente al palco. Per lo più c'erano avventori al bancone del bar, impegnati con almeno un paio di pinte a testa.
Era il massimo che una cittadina come Hawkins riusciva a offrire.
Non eravamo a Chicago e qui la musica live, soprattutto quella hard rock, non aveva molti fan. Sospirai.
«Ehi, ehi, dove credete di andare?» ci fermò con un alt della mano un energumeno di due metri con un fisico da body builder. Indietreggiammo.
«Ehi, dude, siamo qui per vedere i nostri compagni, i...» Steve prese la parola, sollevando poi le sopracciglia verso Dustin perché gli suggerisse il nome che in quel momento gli sfuggiva.
«...Corroded Coffin. Vedi quello lì?» Finì la frase mio cugino cogliendo la palla al balzo, mentre indicava il chitarrista. «É il mio migliore amico e noi gli abbiamo promesso di supportarlo.»
«Spiacente, i ragazzini non entrano.» insistette il buttafuori indicando Mike e Dustin.
«Dai. Lo hai sentito, no? Lo ha promesso al suo migliore amico.» Quest'ultima frase la disse a denti stretti. «Vorresti dargli un dispiacere così grande?»
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Take on me - Eddie Munson
Fanfiction[Storia Completa] Se amate la musica degli '80s e Stranger Things questa è la storia che fa per voi. Hawkins. Autunno 1985. Sally Henderson vive da quasi un anno a casa di sua zia e suo cugino Dustin a Piney Wood Drive. Trascorre le sue giornate...
