Il pavimento scricchiolava mentre mi incamminavo nella stanza ancora in penombra. Le tende erano semi-accostate e c'era una luce artificiale arancione che illuminava la cucina. Il mio naso fu stuzzicato dall'odore del caffè e dal tepore della casa che sembrava ancora dormire. Fu un insieme piacevole, rilassai le spalle, nonostante avessi tutti i sensi all'erta e mi sentissi lo sguardo del mio ospite puntato sulla schiena.
«Prego, accomodati.» ruppe il silenzio e io mi voltai verso di lui.
Mi indicò il divano di pelle nera al centro della sala e subito mi sedetti. Il tessuto era mezzo consumato, ma morbido. Mi tolsi la giacca e la poggiai sul bracciolo. Eddie mi lasciò per qualche minuto da sola, andandosene in camera sua.
Sospirai di sollievo, poiché averlo intorno, in particolare in boxer, aggiungeva ansia alla mia ansia. Gettai un'occhiata all'ambiente che mi circondava e mi attirarono la serie di cappelli e tazze esposte alle pareti. Forse Eddie era un collezionista, o forse doveva esserlo suo zio?
Quando tornò aveva indosso il pantalone di un pigiama. Internamente, lo ringraziai per avermi evitato eventuali figuracce relative a possibili occhiate in zone poco opportune ma, allo stesso tempo, la me in piena tempesta ormonale ne fu un po' delusa.
«Ti chiedo scusa, ma la signora delle pulizie è in ferie.» scherzò, mentre provava a rimettere a posto la pila di piatti e bicchieri sporchi nel lavello.
«Tranquillo, anzi, scusami tu se sono piombata così a casa tua di sabato mattina.» ammisi, sfregandomi le mani.
«Non preoccuparti, tanto avrei dovuto svegliarmi abbastanza presto. Comunque, tutto okay?» mi chiese voltandosi verso di me, sollevando un sopracciglio.
Annuii senza guardarlo.
«Vuoi un po' di caffè?» mi domandò mentre trafficava con una macchinetta.
«Volentieri, grazie.»
«Allora, a cosa devo la visita?»
«Ecco, insomma... volevo dirti che ho preso una decisione su quanto mi avevi chiesto, sull'essere la tua... cioè la vostra roadie.»
Le sillabe mi scivolarono di bocca storte, inciampando l'una nell'altra. Eppure, mentre camminavo verso casa sua, avevo provato ogni frase così tante volte da poterla recitare a memoria.
Si girò lentamente. Gli occhi nei miei, pazienti. La testa inclinata di lato. Non disse nulla.
Ah già, dovevo continuare io.
«E allora... volevo dirti che accetto.» alzai un dito tra noi, cercando di darmi un'aria autorevole che non possedevo. «Ma ad alcune condizioni.»
«E sarebbero?» un angolo della sua bocca si sollevò piano. Incrociò le braccia, come se si stesse comodamente sistemando per assistere a uno spettacolo.
Deglutii. Tutta quella sicurezza da grande stratega si sciolse in tre secondi netti. Ecco che veniva la parte più difficile. Feci un respiro profondo, mi alzai e iniziai a fare avanti e indietro per la stanza. Lui mi osservava curioso.
«Punto primo: non potrò esserci a tutte le vostre prove per via del lavoro in negozio e dello studio; non ho ancora il dono dell'ubiquità, ma vi garantisco almeno un paio di presenze settimanali.» sollevai un dito, poi il secondo come se stessi elencando gli ingredienti per una torta.
Aprì bocca e io gli piazzai una mano davanti, a mezz'aria. «Ti prego. Fammi finire. Poi potrai ribattere con calma.»
«Oook.» trascinò la parola, sollevando le mani in segno di resa, ma con quel sorrisetto che diceva chiaramente che non vedeva l'ora di commentare.
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Take on me - Eddie Munson
Fanfiction[Storia Completa] Se amate la musica degli '80s e Stranger Things questa è la storia che fa per voi. Hawkins. Autunno 1985. Sally Henderson vive da quasi un anno a casa di sua zia e suo cugino Dustin a Piney Wood Drive. Trascorre le sue giornate...
