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THANATOS


Oltretomba, dicembre 2022.

Entrai nella sala principale del castello di Ade e risate giocose mi avvolsero, storsi il naso davanti alla scena di Persefone e il Dio dei Morti seduti sul trono raccapricciante degli Inferi mentre si scambiavano gesti d'intimità.

Ero contento per il mio amico, dopo tutti quei millenni si era ricongiunto alla sua metà, anche se solo per sei mesi all'anno, comunque un netto miglioramento alla miseria del Dio dei Morti alla quale ero abituato.

Nel lasso di tempo in cui erano stati separati il Dio non si era mai dato pace e alla fine era stato ricompensato ma non senza aver pagato in prima persona un caro prezzo.

Ade era diventato ingestibile nel corso dei secoli e siccome ero il solo alla quale era permesso avere accesso a tutti e due i mondi mi aveva affidato missioni sfiancanti e quasi impossibili.

Pensavo di volere la fine di quel periodo buio e una volta accontentato mi ero reso conto di quanto la quiete di quei mesi mi avevano lasciato con fin troppo tempo libero, la mia mente vagava vorticosa e i sentimenti per la Dea della Magia sembravano non darmi tregua.

Dannazione, avevo pensato fosse una storia ormai archiviata.

Dopo la nostra missione per riportare Ade a noi non ero riuscito a tornare ad esserle amico come era sempre stato, aver visto il mio amico condurre una vita miserabile mi aveva fatto comprendere che l'amore poteva essere il più pericoloso dei nemici, ti consumava pezzo dopo pezzo e di te non lasciava nulla da salvare. Così molti secoli prima avevo preso la decisione di chiudere completamente la mia mente cancellando quelle emozioni.

Cancellando lei dalla mia vita.

La mia esistenza da allora era proceduta nella noia più totale abituato com'ero alla sua compagnia divertente, mi aveva sempre ricaricato durante il servizio sotto Ade e adesso era tutto finito.

La mia mente decise di farmi fare un bel regalino e riportami indietro al giorno di quella merdosa decisione.


Il terrazzo della mia stanza privata nel castello di Ade era ad un'altezza considerevole per poter avere una visuale perfetta su tutto l'Erebo, mi soffermai principalmente su una casetta un po' fatiscente al limitare del regno, del fumo grigio usciva dalla canna fumaria segno che la sua proprietaria stava cucinando qualche intruglio, ad Ecate piaceva fare esperimenti vari e la sua magia risplendeva come fosse un faro e io un marinaio lontano dalla terra da troppo tempo.

Non era cambiato niente tra noi, neanche assistere in prima persona alle disavventure del sovrano di quei luoghi l'aveva spinta ad avvicinarsi a me e la mia mente era più stanca del solito.

Non avevo più forze di lottare per un amore impossibile, non avrei permesso a me stesso di umiliarmi più di quanto non avessi già fatto.

Da parecchi mesi mi tenevo lontano e nonostante ciò mi facesse soffrire più di quanto fossi disposto ad ammettere in qualche modo mi sentivo anche più padrone di me stesso.

"Cosa diavolo ti prende?" La sua voce cristallina proruppe con forza alle mie spalle, con un sospiro mi voltai per fronteggiarla.

"Dovrai essere più specifica di così."

"Perché non vieni più a trovarmi?" La Dea si era seduta sul mio letto, le lunghe gambe accavallate erano strette in un paio di pantaloni di pelle nera, il seno coperto solo da intricati disegni viola e blu dipinti sul suo corpo, i capelli castani lunghi le sfioravano le anche, la pelle chiara faceva risaltare il colore delle sue gote e le labbra provocanti e carnose erano una tentazione travolgente. La fissai e i suoi occhi nocciola mi restituirono uno sguardo risentito.

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