ECATE
Tre settimane dopo, Oltretomba.
"È tutto pronto. Accadrà questa notte." La voce di Percy era euforica.
Non mi interessava, non mi importava dei loro grandi piani e progetti per salvare Thanatos o qualsiasi cosa avessero confabulato in quelle settimane, avevano deciso di tenermene fuori e dopo l'evento di qualche settimana fa anche la Morte mi aveva fatto capire quanto valessi per lui.
Nulla, per nessuno.
"Ho altri programmi per questa sera." Non era vero, ma confessare il contrario, ovvero passare la notte ad autocommiserarmi con una bottiglia di gin, non mi era parso necessario. Avevo passato più o meno tutto il mio tempo libero nello sforzo di stordirmi il più possibile, quando ero sobria i pensieri non facevano altro che ossessionarmi.
Al ricordo dei suoi occhi freddi mentre mi fissavano indifferenti in quello sgabuzzino, dopo aver praticato il miglior sesso della mia vita, strinsi il mestolo. Mescolai distrattamente il contenuto del mio calderone.
Percy sbuffò. "Lo so cosa fai tutte le sere. Anzi, lo sanno tutti." Alle sue parole sospirai, mi ci pulivo il culo con il giudizio degli altri.
Mi voltai per poterla fissare. "Lui non mi vuole; quindi, non ho intenzione di partecipare a questa cosa."
"Questa cosa, come la chiami tu, è una questione molto più grande di te e Thanatos." I suoi occhi mi trapassarono, ma ero diventata insensibile, mi aveva distrutta e il solo sentir pronunciare il suo nome mi faceva provare dolore fisico.
La fissai duramente. "E io cosa ne so, dato non sembrate disposti a condividere le vostre informazioni con me."
"Lo sto facendo adesso." Disse la Dea esasperata.
Tornai a concentrarmi sul mio lavoro. "Adesso non mi interessa più." Persino alle mie stesse orecchie la mia voce appariva patetica.
Percy si mosse, prendendo posizione di fianco a me, con rabbia mi tolse dalle mani il mestolo per richiamare la mia attenzione. "Dannazione, è da quando sei tornata da quella festa che non fai altro se non aggirarti negli Inferi come fossi un cadavere." Le sue parole dure non riuscirono a penetrare nella corazza della mia insensibilità, senza arrabbiarmi, recuperai un altro mestolo e continuai a girare la pappa per Cerbero.
"Mi sembra appropriato." Dissi lentamente.
La Dea sbatté il mio utensile sul ripiano della mia cucina, quel suono sordo, metallo contro la pietra grezza mi fece sussultare. "Cosa è successo?!" Volle sapere perentoria.
"Non mi va di parlarne." Le dissi, continuando a fissare il composto giallognolo, bolle di vapore salivano in superficie pigramente.
"Con qualcuno dovrai pur farlo." Non riuscivo a concentrarmi sull'esasperazione nella sua voce, né mi interessava abbastanza per consumare in quel modo le mie esigue energie.
"No, non devo." Quei maledetti occhi, la sua espressione sarebbe rimasta impressa a fuoco come un marchio sulla mia pelle.
Per lui non significavo niente, almeno non abbastanza da parlarmi sinceramente. Rabbrividii, mi aveva portato in quella stanzetta solo per farsi una scopata, mi chiesi per l'ennesima volta perché non ci avesse portato Era, forse lei non avrebbe acconsentito a farsi fottere in un dannato sgabuzzino dove gli umani riponevano gli oggetti inutili.
Inutili come me.
"Sta sera verrai con noi." Mi ordinò Persefone, rompendo il silenzio.
La mia mano si immobilizzò, mi voltai per fissarla. "Me lo stai chiedendo da amica o è forse un ordine in quanto mia regina?" Le chiesi, sprecai in quella domanda un ultimo barlume di speranza, se fosse stato per amicizia avrebbe dovuto accettare il mio rifiuto e lo sapeva.
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La Strega e La Morte
FantasySpin-off de "Il Dio dei Morti con gli occhi di ghiaccio" e "La Primavera e il Cacciatore". Ora che finalmente Ade ha ritrovato il suo amore e possono essere felici cosa ne sarà del Dio della Morte e del suo di amore per Ecate, Dea della Magia? Dopo...
