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ECATE


Un lieve bussare alla mia posta mi fece svegliare dal mio sonno tormentato, con difficoltà aprii gli occhi ancora impastati dal sonno.

L'orologio alla parete mi segnalava fossero le sette in punto di mattina. Chiunque fosse alla porta mi avrebbe pregato di ucciderlo dopo quell'affronto.

Mi alzai mugugnando una risposta, o per lo meno ci provai e a giudicare dal rumore di nocche contro la porta venni informata di non essere stata abbastanza assertiva prima.

"Arrivo!" Urlai questa volta più forte. Senza preoccuparmi di coprirmi andai ad aprire con impetuosità, entrai in collisione con il sorriso smagliante del lupo.

Io lo guardai male. "Quando mi hai detto che ci saremmo visti questa mattina non era proprio questo che intendevo."

"Buongiorno a te splendore." Mi disse invece lui non perdendo il sorriso. Il lupo mi allungò una tazza fumante, a giudicare dal profumo doveva trattarsi di caffè. Presi quell'offerta di pace e gli feci segno di entrare.

Lui non se lo fece ripetere due volte, mi fermai per osservarlo, indossava dei jeans e una maglietta bianca semplice, gli scarponi facevano rumore sul parquet mentre ispezionava la mia stanza con sguardo curioso. I capelli castani erano sciolti e leggermente arricciati, si passò una mano per allontanarli dal viso e finalmente rincontrò il mio sguardo.

"La mia stanza è più spaziosa." La sua voce era profonda e roca, mentre i suoi occhi mi percorsero da testa a piedi illuminandosi.

"Gli occhi sono quassù lupo." Dissi in tono contrariato e scocciato stringendo la tazza tra le mani, gliel'avrei volentieri lanciata addosso se non vi fosse stato dentro l'unica bevanda in grado da risvegliarmi da qual fastidioso torpore.

"Se avessi saputo cosa mi avrebbe aspettato una volta aperta la porta, mi sarei messo le mutande." Disse sconsideratamente.

Dunque, era un mattiniero, questo non avrebbe aiutato a farmelo andare a genio.

Mi staccai dalla parete e mi sedetti sulla sedia della scrivania, nella stanza non vi erano altre sedute escludendo il letto, ma di certo non avrebbe osato... rimasi allibita quando si sedette proprio lì. "Sei sempre così sfacciato? Sai, vero che commenti e atteggiamenti di questo genere possono condurti nella tomba." Il suo sorriso si allargò alle mie parole.

"E sarebbe il Dio della Morte a condurmici?" Mi chiese con nonchalance, anche se un lieve irrigidimento delle spalle mi comunicava volesse mettere il naso in cose che non lo riguardavano.

"No, io. Sono abituata a combattere da sola le mie battaglie." Gli risposi schietta scrollando le spalle.

"Soccomberei con piacere e senza combattere se fossi tu la mia avversaria."

Le sue parole mi indispettirono, non avevo bisogno di un altro maschio misogino. "Questo ti farebbe perdere molti punti." Dissi prendendo un sorso generoso di caffè, all'assaggio socchiusi gli occhi nella sua direzione.

Come faceva a sapere che lo bevevo con il latte e senza zucchero?

"Dunque ci sono dei punti che posso guadagnare o perdere?" Mi chiese di nuovo divertito.

"No, sì, cioè non è questo che intendevo." Cercai di giustificare la mia affermazione di prima senza successo, per fortuna sua il mio umore stava migliorando con l'assunzione di caffeina.

Grazie agli Dei non commentò la mia frase e mi lasciò il tempo di fare colazione, il silenzio calato tra noi era stranamente piacevole, anche se il suo sguardo costante su di me iniziava a mettermi a disagio. La cosa mi stupii, non erano molti gli esseri che avevano quel potere su di me. "Devo cambiarmi." Gli comunicai una volta finito il caffè.

La Strega e La MorteDove le storie prendono vita. Scoprilo ora