Pov. Josh
La rabbia mi invase non appena vidi l'intenzione nei suoi occhi di muoversi. Le mani iniziarono a prudermi, e tremare come se volessero essere usate... ma sapevo che se quindi decisi di adoperare la mente.
Andai verso l'armadio, lo aprii e ne estrassi delle cinghie, dopo averle legate molto strette alle caviglie della ragazza, le divaricai le gambe, in modo da legare ogni piede a una delle gambe finali del letto. Allo stesso modo presi i polsi e li legai, legandoli successivamente alle gambe iniziali del letto. Era completamente legata, esposta, immobile, perfetta. Dopo aver, constatalo la sua perduta mobilità afferrai il letto e lo portai al centro della stanza, così da avere tutte le sue entrate a disposizione.
-ora sono certo che non ti muoverai più... - dissi ghignando soddisfatto. Lei in risposta gemette dal dolore...le cinghie che le avvolgevano polsi e caviglie stavano iniziando a lacerarle la pelle, ad ogni strattone infatti le cinghie entravano sempre più in profondità nella sua pelle...
Ritornai all'armadio, e questa volta ne estrassi una scatolina perfettamente uguale alla prima, anche se questa volta ripiena di peperoncini, ne estrassi anche un frustino in pelle. Appoggia tutto sul letto a fianco a lei, pregustandomi ciò che sarebbe successo da lì a pochi minuti...
Quando fui ben inginocchiato fra le sue gambe, infilai la mano dentro di lei, portandola al culmine del piacere. I suoi sonori gemiti si diffusero nella stanza, e il suo respiro si fece sempre più irregolare, le mancava davvero poco, lo percepivo, e fu infatti li che mi fermai, lasciandola ad un nulla dall'orgasmo...eccitata e insoddisfatta, mi allungai leggermente e afferrai il frustino di pelle poggiato proprio a fianco del suo busto, dopo di che iniziai a picchiettare, in modo ne troppo gentile, ma neanche troppo cattivo sulla sua eccitazione turgida e pulsante. In risposta lei lanciò un nuovo grido, un misto di dolore e eccitazione. Il suo grido fu ciò che mi porto al culmine, facendomi riformare una dolorosa e dura eccitazione, sapevo perfettamente che questa volta era troppo, non solo era molto dura e grossa, ma era anche da troppo tempo che la trattenevo...non sarei mai e poi mai riuscito a trattenermi. Infatti, dopo altri vari urli, dovuti alla mia dolorosamente dolce tortura cedetti. Con un balzo saltai giù dal letto e con uno strattonami liberai della cintura, facendo scivolare i jeans sui miei fianchi. Con un gesto rapito di librai pure di loro, restando semplicemente in mutande, in delle mutande molto strette...in fretta e furia mi spostai davanti a lei, bramandola. Bramavo tutto di lei, ma in quel momento bramavo maggiormente la sua bocca... la sua bocca attorno a me, quel pensiero diede inizio ad una nuova scarica di eccitazione dentro di me, facendo, se mai possibile indurire la mia eccitazione ancora di più.
-apri la bocca- dissi con voce roca non appena le fui davanti, in un primo momento, guardandomi in faccia non capì, poi, facendo vagare il suo sguardo sul mio corpo e accorgendosi delle mutante, divenute ormai strette, si convinse che tutto ciò che volevo fosse poter scopare la sua bocca. Un guizzo di ciò che riconobbi come felicità, o forse orgoglio si propagò sul suo viso, lasciando subito il posto a una faccia neutra. Senza farselo ripetere più volte, e senza controbattere dischiuse le sue labbra per me. In un attimo mi liberai dell'indumento ormai inutile, gettando, finalmente le mutande nella stanza alla ceca. Ne usci un'erezione prosperosa e vogliosa di essere soddisfatta, in un qualsiasi modo. Alla sua vista gli occhi della ragazza si sgranarono, ma continuò a tacere, senza mai obbiettare, al contrario, la sua bocca fece un gesto che reputai come un invito, si aprì ulteriormente... e così feci. In un primo momento non mi mossi, lasciando fare a lei tutti il lavoro, ma via via che la sua lingua e la sua bocca giocavano, leccavano, succhiavano la mia erezione, il mio bacino iniziava a muoversi, prima lentamente, poi sempre più velocemente, finché non mi trovai a scopare completamente la sua bocca. Mi chinai verso di lei, appoggiandomi alle sue spalle in modo da non perdere l'equilibrio, capivo dai gemiti soffocati che fuoriuscivano dalla sua bocca piena che a lei questa situazione provocava molto dolore, ma al posto che i sensi di colpa, questa consapevolezza mi provocava solamente piacere. Dopo circa mezz'ora, l'orgasmo s'intravide all'orizzonte, avvicinandosi sempre più velocemente, un orgasmo trattenuto per troppo tempo. Non mi spostai, ma al contrario, le venni in bocca, lasciando che il mio caldo liquido corporeo le scendesse giù per la gola. Lei dal canto suo non si spostò, ingoiò tutto senza lamentarsi, leccando sì le labbra e sorridendomi timida dopo aver ingoiato tutto ciò che doveva.
-io proprio non ti capisco-le dissi scuotendo la testa
-c... cioè?> chiese strabuzzando gli occhi sorpresa
-allora, io ti ho rapito, ti ho praticamente torturato per il mio piacere, ti ho stuprato la bocca e tu ancora sei felice...anzi peggio, vedo ancora l'amore che provi nei miei confronti riflesso nei tuoi occhi...non ci arrivo, proprio non capisco, come fai a fidarti ancora di me, ad amarmi, a guardarmi in quel modo...dopo tutto quello che ti ho fatto?-
-lo so che dovrei odiarti ok? So che dovrei, dopo tutto quello che mi hai fatto, o quello che ancora vuoi farmi, so che dovrei essere terrorizzata da te, so che non mi dovrei fidare, né tanto meno amarti...eppure eccomi qua, legata, umiliata, derisa, usata, ma con il cuore ancora pieno di amore e la mente completamente in estasi per essere riuscita a soddisfarti... può sembrare strano, ma nei momenti in cui non mi fai del male, nei momenti in cui cerchi solo di soddisfare la tua voglia di sesso, io sono felice, provo una gran felicità e senso di appagamento nel farti provare eccitazione. I-io so che non sei un ragazzo cattivo, e ancora non mi rassegno, so che posso cambiarti. Se solo mi lasciassi provare, io ti cambierei, ti renderei una persona calma che non necessita di uccidere donne per soddisfarsi...magari che se le porta a letto e con cui fa dei certi giochetti...ma senza arrivare ad un omicidio...- ascoltarla blaterare di cose senza nessun senso apparente mi aveva fatto venire l'emicrania, ha parlato a macchinetta per non so quanto tempo...e su cosa per di più...io cambiare? Impossibile, la mia natura, o quella di tutti è immutabile, si puoi insegnare a un leone a non mangiare carne, ma stai pur certo che appena lo lascerai libero, la prima cosa che farà, sarà addentare della carne. Non perché lo voglia, o magari una parte lo vuole, ma soprattutto perché è la sua natura a volerlo. Io sono proprio come il leone. Certo, puoi rinchiudermi, psicanalizzarmi, farmi credere che uccidere sia sbagliato, che non dovrei farlo... magari riusciresti anche a convincermi...ma appena resterei solo e libero ucciderei qualcuno, non perché tutto ciò che mi hanno insegnato sia stato inutile, solo perché ne ho necessità...ed è un bisogno che non posso reprimere, tanto meno eliminare.
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ESTER (#Wattys 2016)
TerrorQuesta storia racconta la vicenda tra Ester e Josh. Una storia cruda, con contenuti molto forti, sia riguardanti violenze: fisiche, sessuali o verbali..sia riguardanti la trama stessa. Josh, un ragazzo straordinariamente bello e all'apparenza buono...
