Pov. Ester
Com'era logico che facesse, è fuggito di casa. Ho sentito distintamente lo sbattere della porta, ed ora ero sola, nuovamente sola, ma tanto ci avevo fatto l'abitudine. Quando stai tanto a contatto con una cosa, finisci inevitabilmente col l'apprezzarla, e poi amarla, un po' come quando ascolti talmente tanto una canzone che odi, primi inizi a canticchiarla, contro il tuo volere, ma poi come se te lo aspettassi, inizia a piacerti, fino a quando non sei tu stesso ad andare a cercarla. Ecco cos'era la solitudine per me, la mia più grande paura, finita per diventare la mia migliore amica. Ogni volta che rimango sola in una stanza, ancora mi aspetto che accada, ancora mi aspetto che entri...
Ero stesa sul letto quando una valanga di ricordi mi piombarono addosso come una valanga. Erano opprimenti e per certi versi dolorosi. Non volevo rivedere tutto, non ero pronta a riprovare tutto. Ancora no. Eppure, per quanto il mio cuore dica di no, la mia testa non lo ascolta, e ancora una volta finisco nel turbine dei ricordi...
FLASHBACK
"...è passato un mese, un mese da quando non ci sei più Blue, e anche se non ho potuto parlare con te, ridere o fare qualunque cosa che due sorelle possano fare. Io ti ho amato e ti amo tuttora, ho anche progettato un futuro con te, saremmo diventate migliori amiche, ci saremo trasferite in città e avremmo aperto un ristorante insieme, stupido vero? Eppure io spero ancora che si possa avverare..." stavo scrivendo sul il mio diario in salotto quando i genitori rientrarono. Era notte inoltrata, ma da un mese a questa parte era diventato normale, io ero in casa, quindi loro stavano fuori. Non stavano quasi mai in mia presenza, per loro ero l'assassina di Blue, non meritavo il loro bene. Quando rientravano, la notte, l'unico momento in cui mettevano piede in casa, mio padre era sempre ubriaco, mia madre no, ma non mancava di certo di guadarmi con un misto d'indifferenza e odio, che velava la tristezza e il dolore che solo la morte di una figlia può portare. La parte più brutta della giornata era appena iniziata, mio padre, ubriaco e rancoroso era appena rientrato, mi aspettavano ore di urla e insulti, a cui ovviamente non potevo sottrarmi, potevo fuggire nella mia camera, ma lui mi avrebbe seguito e picchiato. Non potevo sottrarmi.
-ehi Criss, guarda chi abbiamo qui, la piccola assassina che ha distrutto le nostre vite- disse lui rivolto a mia madre, che neppure mi rivolse uno sguardo
-che cosa stai facendo mocciosa?-
-n... nulla- dissi stringendo forte il quadernino
-non mentirmi cazzo, sai che è una cosa che odio!- disse iniziando a urlare
-scrivo sul mio quaderno- dissi allora cercando di non farlo arrabbiare ancora di più
-dammelo!- disse prepotente, strappandomelo dalle mani
Inizio a leggerlo, ed era sempre più arrabbiato, le veni iniziarono a ingrossarsi sul suo collo, le mani diventarono bianche per quanta forza usava nel tenere il quaderno, mentre i suoi occhi, lucidi e iniettati di sangue si fecero furenti. Lancio con forza il quaderno per terra, facendo quasi staccare la copertina, poi puntò il dito nella mia direzione e inizio a urlarmi contro...
-tu la amavi? Tu? No tu non puoi averla amata, tu sei stata la causa della sua morte, tu hai rovinato la vita a me a tua madre, tu sei solo un fallimento! Tu non vali nulla, saresti dovuta morire tu, non lei, tu!-...
Non riuscivo più a resistere, scappai da lui, corsi in camera. Non ebbi nemmeno il tempo di chiudere la porta che lui fu li, a impedirmelo, e a continuare a ferirmi.
-cosa ho fatto per meritare una figlia ingrata come te? Ti ho dato tutto, e tu! Piccola puttana mi hai tolto l'unica cosa che era importante per te, tu saresti dovuta morire, non lei, non il mio piccolo raggio di luce...- stava ancora inveendo contro di e, quando un singolare luccichio attraverso i suoi occhi, facendomi impallidire e fremere dalla paura.
-lei, lei è morta, e nessuno può riportarmela, questo è vero, ma posso sempre spedirti nel suo stesso buco brutta stronza, posso fare ciò che tu hai fatto a lei.-
Disse avvicinandomi a lei e iniziando a strattonarmi violentemente, tutto fu sfocato, non smettevo di urlare, un po' per lo shock e un po' per il dolore, poi con una spinta più forte delle altre mi butto a terra, e inizio a inveire sul mio corpo, con calci e pugni, io mi misi in posizione fetale, ma ciò non lo fermò dal continuare, anzi, lo motivò soltanto. L'unica cosa che potevo fare era urlare, e lo facevo a pieni polmoni, fino a che non sentii delle sirene, poi le botte cessarono e una voce iniziò a parlarmi, ma non feci in tempo a parlare che il buoi mi inghiotti. Quando mi svegliai, ero in un letto, era tutto bianco interno a me e c'era un forte odore di pulito e alcol nell'aria.
-ben sveglia mia cara- disse una ragazza appena voltai lo sguardo
-dove sono?- chiesi diffidente e molto dolorante
-sei in ospedale tesoro, è da una settimana che dormi, avevamo paura che non ti svegliassi più-
-perché?- chiesi stranita, lei non sembrava voler rispondere, ma mi si avvicino e mi sussurrò
-tuo padre, ti ha quasi uccisa di botte, se i vicini non avessero chiamato la polizia e l'ambulanza, tu piccolina non saresti più qui, tra noi...-
-mio... mio padre? Dov'è? Chiesi spaventata ricordando tutto d'un tratto cosa mi aveva fatto-
-calma tesoro, non sono mai venuti qua, sei al sicuro per ora-
-è prigione?-
- mi dispiace dirtelo, ma no, ha patteggiato, l'unica cosa che ha fatto è stata pagare una cifra in denaro, dopo di che è stato scagionato da tutte le accuse, e con lui così pure per tua madre-
-mia madre? Perché?-
-lei non ha fatto nulla per aiutarti, anzi guardava mentre tuo padre per poco non ti uccideva- disse in modo schifato l'infermiera. Passai diverse settimane in ospedale, con Hannet, l'infermiera dai lunghi capelli color caramello, ma poi venni dimessa, e dovetti tornare a vivere con mia madre e mio padre, il quale aveva smesso di bere, sotto consiglio dell'avvocato. Dal momento in cui rimisi piede in casa a quello in cui la lasciai definitivamente, eravamo diventati estranei, loro vivevano la loro vita come se io non ci fossi, come se non esistessi, l'unica che mi considerava ancora come una persona, e non solo come un automa che vive nella tua casa, era la cameriera, che mi nutriva, mi ascoltava e mi faceva da madre.
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ESTER (#Wattys 2016)
TerrorQuesta storia racconta la vicenda tra Ester e Josh. Una storia cruda, con contenuti molto forti, sia riguardanti violenze: fisiche, sessuali o verbali..sia riguardanti la trama stessa. Josh, un ragazzo straordinariamente bello e all'apparenza buono...
