Capitolo 42

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Pov. Josh 

-Ester?... cos'è una nuova passione perversa? Josh passione Ester?- mi scherni lei, cercando di non dare a vedere il disagio che provava...

-come sei dolce...cercare di mascherare il disagio con la derisione... dimmi un po', ha mai funzionato con i tuoi pazienti? No perché in questo momento sta fallendo miseramente... - dissi in una risata

-be, si dal caso che i miei pazienti siano tutti pressoché normali...non sono dei mostri come te...-

-smettila, mi fai arrossire, non è con delle lusinghe che mi avrai una seconda volta... - le risposi ammiccando...

-la tua ironia mi disarma Josh...-

-non ero ironico, trovo seriamente lusinghiero ciò che mia hai appena detto... -

-lo sai che non è normale... vero?-

-cosa della mia vita, che ti ho appena raccontato, ti pare esattamente normale?

-touche- acconsenti con una leggera e smorzata risata –ma toglimi una curiosità prima, che io ti chieda cos'è Ester...-

-domanda pure-

-com'è mai possibile che in tutte le tue fottute cazzate, stupri e omicidi... nessuno ti abbia mai dato la caccia?-

-prima di tutto perché si suppone che io sia morto... poi perché con l'età io sono diventato scrupoloso e attento, ho sempre guardato con occhio critico le mie vittime, le ho conosciute, le ho studiate e ho fatto in modo che loro si fidassero di me, il tutto, senza rivelare mai nulla di me... ma questo riguarda solamente gli stupri generali, mentre con quelli.... chiamiamoli definitivi...-

-le ragazze che dopo hai ucciso?- mi interruppe

-loro, per quelli... beh, principalmente sceglievo ragazze universitarie che si trovavano lontane dalla famiglia, che non conoscevano ancora nessuno, e che nessuno avrebbe certo in un immediato futuro, così da farle diventare solo un semplice ricordo annebbiato nella mente dei loro conoscenti...-

- aspetta aspetta aspetta...- cantilenò muovendo alla rinfusa le sue mani... –cosa dovrebbe significare che tu sei apparentemente morto?-

-beh, quello che ho detto, per
tutti io sono morto. È stato facile sai, è bastato scrivere una lettera struggente, sul mio dolore interiore, su come io non riuscissi più a vivere solo, senza la mia famiglia, e con il peso delle loro morti sulle spalle e varie altre cagate simili... e aver accidentalmente fatto morire suicida uno che mi assomigliava... e detto fatto. Ti stupirebbe sapere come la polizia se n'è lavata le mani, ha costatato il decesso e basta... nemmeno una misera autopsia sul ragazzo irriconoscibile, caduto dalla villa...- dissi scoppiando a ridere

-e con i soldi come avresti fatto?-

-quella, mia cara, è stata la parte più semplice, non sai cosa sono disposti a fare i commessi delle banche sotto una sostanziosa mancia, possono farti trasferire tutti i soldi in su un altro conto, senza che nessuno ne sappia nulla... in poche parole... sono solo scomparsi...-

-e la tua vita, i tuoi amici...le feste e i rave come hai fatto?-

-come ho fatto cosa? Tutto ciò che ti ho detto sui miei anni da festaiolo, è successo dopo, questo è un piccolo particolare che ho omesso, dopo aver ucciso mio padre, e dopo essere stato ritenuto innocente e psicologicamente distrutto. Nessuno si sarebbe stupito, certo vedere un ragazzo buttarsi da una villa, mentre cerchi di ricostruire l'omicidio del padre non è il massimo... ma è stato abbastanza soddisfacente da vedere...-

-piccolo particolare? Tu mi stai traumatizzando... seriamente non immaginavo neanche che un essere umano potesse pensare ad una cosa simile, figuriamoci viverla ed esserne fiero...-

-lo so, alle volte mi stupisco pure io di me stesso, sono a dir poco fantastico... - dissi pavoneggiandomi...

-per nulla... ora cos'è Ester?-

- la vera domanda che dovresti porti è: chi è Ester...-

-oh santa pazienza... vuoi dirmi che è pure una povera e innocente ragazza?-

-innocente non direi...-

-cosa avrebbe fatto di male quella poveretta?-

-beh, prima di tutto è andata a una festa di troppo, secondo ha reso la mia caccia nei suoi confronti più difficile ed eccitante. Sai in un primo momento non volevo nemmeno ucciderla, era talmente bella che l'ho ritenuto un spreco, mi sarei limitato a portarmela a letto, sai come una persona normale, ma lei, lei non ha proprio voluto collaborare, lei l'ha fatta diventare una sfida, e io non mi tiro mai indietro ad una sfida..-

-cosa è successo dopo?-

-nulla l'ho conosciuta, ho imparato giorno dopo giorno cose su di lei, ad abbattere ogni suo muro, ogni sua riserba nei miei confronti, l'ho fatta innamorare di me e poi è diventata mia-

-quindi te la sei comunque fatta-

-non subito, prima ho dovuto lavorarmela un po', non era diciamo pronta per una vera e propria penetrazione... -

-cosa vorresti dire?-

-prima di tutto chiarisco un concetto che a quanto pare non ti è arrivato come si deve... -

-come fai a dirlo?-

-non sei scioccata, semplice- dissi ridendo - il fatto che fosse mia, vuol dire che era mia, di mia proprietà, soggetta a tutto ciò che la mia malsana mente fosse, ed è capace di partorita. Con mia, intendo che è segregata in casa mia... -

-tu cosa? Mi stai dicendo che hai rapito una povera ragazza, per quanto tempo è rimasta rinchiusa la?-...

-e chi ti ha detto che l'ho fatta uscire?- scoppiai a ridere...

-è ancora là? Ma, che diavolo ti passa per la testa? Non puoi fare una cosa del genere!-

- oh, fidati se ti dico che le ho praticamente reso la vita migliore di prima...-

-non voglio nemmeno immaginare che crudeltà e inumanità tu le abbia fatto... -

-oh, non ci riusciresti nemmeno-

-però non ha senso... come mai non te ne sei sbarazzato? da quello che mi hai raccontato, non sei una persona da relazioni, e quello che hai con quella ragazza sembra una vera e propria relazione...-

-non puoi dirlo...poi, è tutt'altro... -

-ah, davvero? Vediamo, l'hai fatta innamorare, ti sei reso disponibile per lei in un primo momento, dopo di che è vero, l'hai segregata in casa tua, e probabilmente violata e stuprata in modi impronunciabili, eppure è anche vero che l'hai nutrita, ti sei preoccupato per lei, e se devo proprio dirla tutta, a mio parere tu ti sei anche rammollito con lei, forse facendoci realmente l'amore...-

-smettila. Ci ho fatto sesso, l'ho fatta venire, ma solo perché ciò l'ha umiliata sottomessa e le ha fatto più male che un vero stupro...-

-oh, io non credo, io credo che tu abbia goduto nel farla venire, credo che ti sia piaciuto essere il raggio di sole nel suo buio...anzi ti dirò di più, probabilmente, per il poco che ti conosco, ti sei anche ribellato a te stesso, stuprandola di nuovo, ma è sopraggiunto un nuovo sentimento... non è vero? Hai provato senso di colpa vero? Un senso di oppressione nel petto... che non ti molla un momento, probabilmente pure ora hai questa oppressione... non è così?-

-smettila!- le urlai alzandomi in piedi e fuggendo il più lontano possibile da ciò che lei rappresentava per me: la realtà... ero ormai arrivato alla porta e mi stavo accingendo a sbatterla quando ahimè la sentii urlare un'ultima volta

-puoi scappare da me, ma non puoi fuggire dalla verità, tu la ami!-

ESTER (#Wattys 2016)Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora