Capitolo 23

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Pov. Ester 

Mi scostai dal mio leggero sonno, iniziato appena pochi istanti prima non appena la ragazza ebbe lasciato la casa, da un leggero rumore... ero stesa sul letto, infatti, quando lo sentii entrare nella stanza. Dapprima sentii la serratura scattare, poi notai la sua figura varcare la soglia della camera. Dalla posizione supina in cui mi trovavo, vidi Josh entrare, e non con poca difficoltà, nella camera, tra le mani teneva un vassoio traboccante di cibo. Era strano pur volendomi morta, Josh ogni giorno, mediamente alla stessa ora , era nella mia camera con il mio pasto, intimandomi di mangiare... era un ragazzo pieno di contraddizioni e preoccupazioni inutili, chi mai mangerebbe tutta quella roba? Io no. Non solo non ci riuscivo, ma anche il mio corpo si rifiutava di assorbirlo. Puntualmente, infatti, il mio corpo espelleva tutto ciò che ingerivo. Solitamente accadeva non appena rimanevo sola, ma a volte, Josh decideva di prolungare la visita, desideroso di avere una conversazione o un compenso, per il nutrimento che il mio corpo respingeva... ovviamente anche quella volta Josh era in vena di chiacchiere, visto che il servizio completo l'aveva ottenuto dalla ragazza uscita appena poco prima dalla casa.

-l'ultimo boccone, avanti- disse forzandomi fino alla fine... sentivo perfettamente tutto il cibo mischiarsi nello stomaco, pronto per l'imminente espulsione...

-brava ragazza- disse questa volta dandomi un buffetto sulla testa

-cara assassina, oggi sono particolarmente felice, se vuoi puoi chiedermi quello di cui hai bisogno e io te la darò- propose poggiando il vassoio dalla parte opposta a noi, sul letto

-voglio andare via di qua...- dissi speranzosa quanto illusa

-non essere sciocca, tu ci morirai qua dentro... - il suo sguardo si indurì di colpo, la mascella in un attimo si chiuse e tese, e all'apparenza tutta la felicità di poco fa sparì.

-allora fumo... alcol, qualunque cosa mi possa annebbiare il cervello-

-e così sia... - prese il vassoio, si alzò e fece per uscire... si blocco non appena sentì la mia risposta appena sussurrata...

-beh... a quanto pare una buona scopata può rendere migliori tutto... pure trasformare i mostri in persone normali... -

-cos'hai detto?- disse sconcertato quanto arrabbiato poggiando il vassoio su in mobiletto vicino alla porta e tornando verso di me...

-non essere irriverente ragazzina, il fatto che non ti abbia ancora ucciso, non mi vieta di non farlo in questo momento... devi portarmi rispetto.-

-oh... certo... -

-stai passando il limite... - disse afferrandomi per la maglietta, che fungeva anche da pantaloni e, alzandomi quasi di peso dal letto, mi sbatte violentemente contro il muro

- se fossi in te, la smetterei di farmi incazzare, o potrei non rispondere delle mie azioni?-

-oh... e cosa mai potresti fare? Schiaffeggiarmi? Umiliarmi? Farmi venire? A no, aspetta... quest'ultima lo fai solo con le sciacquette che ti porti a casa... mentre la povera e docile ragazza che ti offre il cuore in mano sta segregata nella camera ad ascoltare i vostri gemiti e grugniti di piacere... - dissi sputandogli tutto ciò che pensavo di lui addosso.

Non avevo mai visto i suoi occhi più furenti di così, le vene del collo sembravano dover scoppiare da un momento all'altro... la presa sulle mie braccia divenne sempre più potente, mi stava facendo tremendamente male... poi prendendo un adeguato slancio mi batté nuovamente contro il muro... solo che questa la forza fu raddoppiata. L'impatto con la parete fu talmente forte che mi mozzo il respiro, e come se questo non bastasse, senza lasciarmi andare, trattenendomi contro il muro, fece incontrare al mio stomaco il suo ginocchio. In un attimo mi ritrovai piegata in due dal dolore. Stavo boccheggiando, il respiro non voleva proprio saperne del voler tornare... ed io mi stavo sentendo sempre peggio. Ciò nonostante, ignorando totalmente la mia situazione di momentanea crisi respiratoria, Josh non si frenò dal piazzare sul mio viso anche un paio di schiaffi, nessuno dei quali aventi una ridotta potenza, al contrario, la potenza sembrava aumentare di schiaffo in schiaffo. Dopo il piccolo sfogo sul mio corpo e sempre guardandomi in malo modo Josh riprese il vassoio e uscì dalla camera, chiudendomici nuovamente dentro con una furia inaudita. Solo quando rimasi sola mi resi conto di ciò che era appena successo... per la prima volta, dopo varie ore, aveva ancora provato qualcosa, qualcosa che non fosse l'apatia... ma un vero sentimento...il dolore... e per qualche assurdo e a me estraneo motivo mi piacque... e anche molto... una parte di me a quel piacere per il dolore si spaventò, come poteva il mio corpo essere attratto dal dolore, era una cosa innaturale, stupida, eppure... l'altra parte di me diceva esattamente il contrario, mi invogliava ad averne sempre di più, stavo vivendo una contrapposizione incoerente, senza senso, che si stagliava tra il mio desiderio di dolore e la paura incessante del dolore stesso. Con questo vortice confusionario che mi martellava ogni singola parte della mente, decisi che era il momento adatto per spegnere tutto, smettere di pensare e stare, anche se per poco in pace e senza inutili pensieri che mi trapanavano la mente, rendendomi pazza ogni minuto di più. Con grande fatica e fitte praticamente ovunque mi trascinai di nuovo sul letto, e facendo attenzione a posizionarmi per bene sul letto una sola volta, per paura del dolore lancinante che si dispergeva nel corpo ad ogni minimo movimento. Per quanto fossi attratta dal dolore, ancora non ero pronta per provarne altro... senza accorgermene, e senza muovermi di un solo millimetro mi appisolai, finendo in un sonno calmo e pacato, data la mia momentanea apatia... ancora tremendamente e fortunatamente presente.


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