Capitolo 30

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Pov. Josh

Era uscito da quella camera come una furia, dovevo farlo, non mi stavo più riconoscendo. Io non sono quel tipo di persona, non sono uno che si fa urlare addosso da una ragazza, non sono uno che si preoccupa de lei, non sono uno che prova dei sentimenti, come potrei mai esserlo? Eppure stando in quella camera tutto ciò che credevo di non essere è affiorato e si proposto a me, nel suo abito migliore. Giorno dopo giorno continuo a vedermi cambiare, divento sempre più emotivo, sempre meno indisposto e più propenso alle futili chiacchiere. Ogni giorno vado a letto con lei, e la cosa peggiore è che non penso solo più al mio di piacere, ma qualcosa mi spinge a pensare anche al suo, qualcosa mi spinge a non farle male, qualcosa mi spinge a smettere di fare quello che faccio è di lasciarla libera. Ogni giorno reprimo questa parte di me, solo che ogni giorno lei prende sempre più il sopravvento su di me, e so che se continuo così non riuscirò più a tenerla sotto chiave. L'unica cosa che potrebbe troncare questa situazione di merda sarebbe uccidere Ester, senza di lei io non sarei più una femminuccia, anzi tornerei a essere me stesso, portando a casa ogni notte una ragazza diversa, e scegliendo accuratamente che far andare via, e chi no. Continuavo a pensare e ripensare sul da farsi, ma il mio cervello proprio non voleva venirne a capo, dovevo ucciderla? Dovevo liberarla e sperare che non mi denunciasse? Dovevo lasciare tutto com'era? Proprio non capivo cosa fosse meglio... fu in quel preciso momento che mi ricordai di come una volta sapevo perfettamente come schiarirmi le idee. Senza perdere altro tempo presi le chiavi e mi diressi verso la porta, oltrepassandola e chiudendomela alle spalle. Come al solito non mi preoccupai del locale in cui mi addentrai, ma ne scelsi uno a caso, sicuro che non sarei stato li abbastanza a lungo da poterlo apprezzarlo o detestarlo. Appena entrai la notai subito, o meglio fu lei a notare me, e io di conseguenza non potei fare altro se non andare da lei e portarmela via. Non era a ragazza più bella del bar, non era alta, e nemmeno magrissima, certo non si può dire che fosse grassa, era formosa, con un seno prosperoso e un alto e prorompente, ma la cosa che mi fece quasi accapponare la pelle, e allo stesso tempo che mi aveva conquistato erano i suoi occhi. Erano uguali ai suoi. Avvicinandomi a lei, notai che non erano uguali, ovviamente nessuno può avere gli occhi uguali a qualcun altro, ma quello sguardo, lo sguardo che mi stava tenendo inchiodato ad un sudicio sgabello in pelle, quello era perfettamente uguale al suo, non potrei mai confondermi, non dopo che quello sguardo mi rese ciò che sono ora. Era lo sguardo di Jos.

-ciao io sono Johann- dissi di punto in bianco con voce sensuale

-piacere Josh- dissi maledettamente eccitato dalla sua voce

-cosa ti porta in questo disdicevole posto?-

-potrei farti la stessa domanda- le soffiai, deciso a non rimanere troppo ammaliato da lei

-io? Oh, io sono qui alla ricerca di una buona compagnia- disse ammiccandomi...

-bene, perché l'hai appena trovata-

-mi piaci, sei arrogan... - non lei lascia neanche il tempo di finire la frase che trangugiando in un solo sorso la mia vodka liscia, le afferrai il polso e la trascinai in bagno, troppo eccitato per tornare a casa. Il suo polso era morbido e caldo e potevo sentire perfettamente il suo battito cardiaco aumentare di secondo in secondo. Il ticchettio dei suoi passi affrettati, subito dietro alle lunghe falcate che le mie gambe mi consentivano di fare, aumentava la mia eccitazione. Appena arrivai nell'ala adibita ai gabinetti, mi fermai un attimo, indeciso sul da farsi, dovevo entrare in quello delle signore? Oppure dovevo portarla in quello degli uomini? Nella mia indecisione, feci ciò che mi parve la giusta soluzione, la trascinai nel bagno per i disabili. Era perfetto, oltre ad essere unisex, quel bagno era anche più grande e tutto agevolava meglio la situazione, i lavandini erano più bassi e larghi, perfetti per poggiargli sopra quel culo divino.

-sai, di solito non porto le ragazze nei bagni... - dissi non appena ebbi chiuso la porta a chiave

-allora mi sento onorata di essere la tua eccezione- disse lei ancheggiando verso i lavandini

-di solito ho il buon gusto di portarle a casa e di fottermele in un letto, è più pratico e comodo, ma tu... cazzo, con te non potevo aspettare tanto-

-mi ritengo lusingata- mi rispose ammiccando

In quel preciso momento, la mia mente andò lontano, fino alla camera chiusa a chiave di Ester. Una piccola parte di me, si stava chiedendo cosa lei stesse facendo. Quella stessa parte la stava immaginando immersa in una vasca piena di bollicine, pronta a lavare ogni parte del suo corpo, con movimenti lenti e decisi delle sue morbide mani. Non appena mi accorsi di quali degenerati e ossessivi pensieri stessi facendo, repressi tutto ciò che nella mia mente non avesse a che fare con Johann, deciso com'ero a sbattermela sul lavandino.

-allora stallone, cosa aspetti?- mi desto lei dai miei pensieri invitandomi silenziosamente a saltarle addosso.

-proprio nulla- le risposi prima di incollare le labbra sul suo collo e iniziare definitivamente


ESTER (#Wattys 2016)Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora