Pov. Josh
Appena mi fui avventato sul suo candido collo, dei piccoli gemiti iniziarono a uscirle dalle labbra. Le piaceva, e cazzo anche a me stava fottutamente piacendo. Era come tornare al passato, era come poter finalmente rivivere il passato, con una sola eccezione, ora ero io a comandare, non più Jos.
Non appena staccai la lingua dalla sua pelle, un verso di protesta si levò nell'aria
-non ti preoccupare, ora ricomincio Jos, fammi solo chiudere a chiave, non vorrei che qualcuno ci interrompesse- dissi scostandomi da lei e chiudendo la porta a chiave. Appena mi riposizionai di fronte la lei, la sua bocca si aprì, forse per dire qualche cosa, ma io fui più veloce e in un attimo ci infilai la mia lingua dentro, iniziando così un gioco di dominanza. Fu un bacio rude e passionale, pieno di emozioni contrastanti, ma ugualmente efficaci. Ero eccitato all'inverosimile. Non aspettai oltre, dopo aver ripreso a mordicchiare e succhiare il suo collo le afferrai saldamente il ciulo, alzandolo con la sola forza delle mie braccia e poggiandolo sul lavello. Dopo di che m'infilai fra le sue gambe e spinsi con prepotenza il io bacino contro il suo. Facendo incontrare e scontrare le nostre intimità, cosa che fece fremere me e gemere in modo sonoro lei. Dopo essermi ripreso dal fremito, divenni impaziente e incurante del resto, presi i lembi della sua camicetta e li tirai, facendo saltare un bottone dopo l'altro. Appena fu completamente aperta, gliela tolsi, gettandola alle mie spalle, e cominciai a succhiare e leccare le tette, soffermandomi maggiormente sul solco che quei due meloni creavano. Mentre avevo ancora la testa infilata in mezzo alle sue tette lei parlò
-chi è Jos? Prima mi hai chiamato con quel nome... chi è?- disse fra un gemito e un urletto. Appena sentii il suo nome, mi fermai, e la guardai confuso
-era mia... - stavo per dire madre, ma lei per me è stata tutto, tranne che una madre
-era una mia cara amica- dissi tossendo – sai, tu le somigli molto, avete lo stesso tipo di sguardo e per un certo verso anche gli stessi tratti... - continuai guardandola fisso negl'occhi
-oh, beh, spero che sia bella... - disse con un sorriso dolce, il suo sorriso
-altro che se lo era... - dissi tappandole la bocca con la mia, mettendo fine alla chiacchierata. Con la lingua impegnata nella sua bocca e le mani impegnate a palpeggiare senza ritegno quel suo culo sodo, incominciai a sfregare la mia erezione, ormai dura e dolorosa contro la sua vagina, ancora coperta da un semplice strato di stoffa, in cerca di un po' sollievo. Che trovai non appenala sua mano si chiuse sul cavallo dei miei pantaloni, iniziando a frizionarlo velocemente. Appena sentii di essere al culmine mi spostai di un paio di passi da lei, e cercai di calmarmi un minimo. Quando alzai lo sguardo, lei mi stava guardando confusa, ma con un ghigno impertinente sul viso, che sparì nel momento in cui le mie mani si chiusero sulle estremità della sua gonna, e cominciarono a tirarla, facendola quasi cadere quando la gonna raggiunse la camicia. In un attimo le fui davanti, e fregandomene di cosa lei mi avrebbe detto, le feci a stracci gli slip, se così si può definire quella poca stoffa che portava. Con mia grande sorpresa la reazione che avvenne il lei, fu un sonoro e profondo gemito...
-devo dedurre che ti piace rude- le dissi in modo roco e gutturale all'orecchio.
La mia risposta fu un altro gemito, questa volta più voglioso e frettoloso, senza porre altri indugi, mi abbassai i pantaloni, con loro i boxer e dopo aver posizionato la mia erezione sulla sua apertura me la sbattei in modo rude e con forza. Lei dopo aver staccato le mani dal lavabo, dove si stava tenendo, le infilò sotto la mia maglia, iniziando ad arpionare e graffiare le mie spalle. Quando finalmente arrivammo all'orgasmo, lei era completamente staccata dal lavandino, si teneva come poteva alle mie spalle, graffiandole come se fosse la sua unica missione nella vita, mentre io la tenevo alzata dal culo, continuando a spingere con tutte le mie forze in lei. Fu un orgasmo a dir poco magnifico, come pochi altri nella mia vita.
-sai, ora capisco cosa ci trovava Josephine in te... cazzo sei a dir poco spettacolare- mi ammicco lei non appena le feci rimettere i piedi a terra
-come la conosci?- chiesi io stupefatto
- ci ho praticamente vissuto assieme per tutta la vita-
-chi sei tu?-
-oh, andiamo, fai due più due, lo hai detto pure tu, siamo due gocce d'acqua... -
-oh merda, tu... sei sua figlia!-
-colpevole... - disse lei sogghignando
-non dirmi che sei anche mia... -
-non essere ridicolo, come potrei mai essere tua figlia, ho quasi la tua età-
-giusto... aspetta, da dove cazzo esci tu? Cioè si so da dove sei uscita... ma cazzo è impossibile... papà...-
-mi pare ovvio che tuo padre non sia anche il mio, mio padre è un infermiere della clinica psichiatrica... -
-Jos aveva una storia con un infermiere?-
-ovvio che no imbecille! Non sono ammesse, ma visto che li erano tutti matti, nessuno li ascoltava, neppure se parlavano di fantomatiche aggressioni o stupri... e beh, io è da li che sono uscita-
-hai sempre saputo chi io fossi vero? Lo hai capito nel momento stesso in cui i tuoi occhi mi hanno incontrato vero?-
-si, sai mi parlava sempre di te, e cazzo ora capisco perché, se anni fari eri anche solo un decimo di cosa sei oggi, giuro che capisco perché ha fatto ciò che ha fatto- disse leccandosi le labbra
- sei fottutamente intrigante cazzo, mi ecciti, e non sai quanto-
-perché?-
-e me lo chiedi? Hai appena fatto sesso in un cazzo di cesso con tuo fratello, che non hai mai incontrato, perché nostra madre ti parlava di me... cazzo, sicuramente io sarò fottutamente malato e depravato, ma porca troia questa mi eccita... -
-vedo che non sono l'unica ad essere stata traviata dalla vita- dissi incominciando a vestirsi. S'infilo la gonna, la camicetta, che lascio aperta, e dopo essersi messa il cappotto e aver preso la borsa si diresse verso l'uscita
-tieni chiamami se vuoi parlare un po'- disse porgendomi il suo biglietto da visita
-psichiatra? Sul serio?- dissi sogghignando
-beh, se cresi in un posto del genere o diventi pazza o psichiatra... - mi sorrise lei alzando le spalle
-io non uso psichiatri, li trovo fottutamente inutili-
-se ci ripensi, sappi che il lettino che ho in studio è molto comodo, e non è detto che dobbiamo solo parlare- disse uscendo dal bagno come se nulla fosse.
Non appena fu fuori, mi rialzai i pantaloni e li chiusi, poi mi piegai e presi i resti del suo slip. Lo annusai e lo misi in tasca, ancora piacevolmente sorpreso ed eccitato dall'incontro.
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ESTER (#Wattys 2016)
HorrorQuesta storia racconta la vicenda tra Ester e Josh. Una storia cruda, con contenuti molto forti, sia riguardanti violenze: fisiche, sessuali o verbali..sia riguardanti la trama stessa. Josh, un ragazzo straordinariamente bello e all'apparenza buono...
