Pov. Ester
Avevo ormai perso ogni più minima cognizione del tempo, non sapevo più neppure da quanto ero in acqua. L'unica cosa di cui ero perfettamente consapevole era la diminuzione attimo dopo attimo della temperatura dell'acqua. Probabilmente erano ore che me ne stavo immersa qui, eppure anche solo il pensiero di spostarmi mi faceva accapponare la pelle dal terrore, preferivo restare immobile, a subire il dolore che mi portava il più flebile spostamento. Stavo via via calando sempre più nell'oblio, l'oscurità stava cominciando ad avvolgermi, e con lei un senso di inquietezza e panico. Panico, chiamare in questo modo la sensazione che mi stava trascinando giù, sembrava quasi riduttivo. Con una semplice parola non si può spiegare la moltitudine delle emozioni che si provano. Non si può spiegare la ferrea morsa che ti attanaglia le viscere, non si possono spiegare le palpitazioni che prendono il controllo su di te o la quasi e completa mancanza di ossigeno dovuta all'agitazione, non spiega il tremore e i brividi che si impossessano di tutto il tuo corpo, non spiega la nausea che sale, o le vampate di calore che si presentano anche in una vasca di acqua fredda. Una sola parola non può spiegare quel senso di impotenza che tutto ciò ti fa provare, nulla di tutto questo può essere racchiuso in una parola. Eppure era ciò che mi stava accadendo. Il mio cuore era a mille e il mio fiato mozzato, quasi come un colpo all'addome, ma resa peggiore dalla chiusura della gola, l'agitazione mi stava rendendo iperattiva, mentre il dolore al ventre troncava tutti i miei movimenti, il che mi stava rendendo ancora più irrequieta; come se tutto ciò non fosse abbastanza, le vampate di calore rendevano l'acqua ancora più fredda. Un brivido freddo percosse tutta la mia spina dorsale... facendo in modo che tutta la superficie della mia pelle fosse ricoperta da un leggero strato di pelle d'oca. Ciò fece bloccare il flusso dei miei pensieri che dopo un'attenta e lunga riflessione, mi fece decidere di muovermi. Per prima cosa tolsi il tappo della vasca, in modo che l'acqua fredda potesse sgorgare via, dopo di che aprii il rubinetto dell'acqua calda, pronta a riempirla nuovamente di acqua bollente. Stavo per chiudere il rubinetto dell'acqua calda quando una fitta all'addome fece bloccare tutti i miei movimenti. Era una fitta diversa dalle altre, non era dolorosa e superficiale come le altre, era molto peggio, era come se qualcosa dentro di me si stesse strappando, ne ebbi la piena conferma quando l'acqua della vasca si tinse prima di un tenue arancione pallido, poi di un rosato tutt'altro che promettente...
Facendo più attenzione sentii anche una specie di raffreddamento dell'acqua sui polpacci. Non durò molto, anzi si perse subito, lasciandomi con il dubbio dei averlo veramente percepito oppure no. Dopo quella che ritenni la fitta più dolorosa della mia vita, altre, meno potenti, si susseguirono. Non erano dolorose come la prima, eppure non riuscivo a capacitarmi di un tale dolore. Cosa avevo fatto per meritare un dolore simile, era pressoché impossibile da sopportare, ma non urlai nemmeno una volta, mi stupivo di me stessa, ma proprio non riuscivo ad emettere un fiato, forse il mio corpo e la mia mente sapevano che se avessi iniziato, non avrei mai smesso. Durante una pausa dalla scarica di fitte mi apprestai a chiudere l'acqua, ormai fuoriuscita dalla vasca. Ero piegata in avanti quando un'ulteriore fitta si impossesso del mio corpo, facendo tremare ogni muscolo del ventre e delle gambe, ma non era una fitta come le altre, questa fitta mi fece venir voglia di spingere fuori tutto il male e il dolore che si erano intrecciati nella mia pancia. Senza obbiettare feci ciò che il mio corpo mi chiese, iniziando a spingere con tutta me stessa pronta a debellare tutto il male dal mio corpo.
Per facilitare la mia operazione divaricai il più possibile le gambe. Non appena percepii nuovamente quello starno impulso, non potei fare altro che assecondarlo. Non so quanto tempo passai così, l'unica cosa che percepivo era il cambiamento dentro di me. Il mio stato di panico si era attenuato, non era di certo sparito, anzi non aspettava altro che tornare, era solo assopito dentro di me, mentre il senso d'inquietezza, che prima se ne stava moderatamente tranquillo, si era espanso a più non posso, facendomi salire i nervi a fior di pelle, e rendendo la mia agonia ancora più amplificata. L'agonia continuava, ogni volta con un susseguirsi di ondate di dolore, era come se stessi mangiando il tuo dolce preferito, pur sentendoti pieno, non puoi farne a meno, così anche il dolore, era come se una ne portasse un'altra, come un gioco di successioni infinito. Fino a che tutto d'un tratto il dolore cessò d'improvviso, come il sole inaspettato che sbuca dalle nuvole dopo la pioggia. Aspettai qualche momento, non credendo a una reale fine. Dopo essermi accertata che tutto era finalmente finito, mi rilassai appoggiando la schiena al freddo schienale e lasciando prendere il sopravvento di me stessa alla stanchezza. Cadendo in un lungo e profondo intorpidito sonno.
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ESTER (#Wattys 2016)
HororQuesta storia racconta la vicenda tra Ester e Josh. Una storia cruda, con contenuti molto forti, sia riguardanti violenze: fisiche, sessuali o verbali..sia riguardanti la trama stessa. Josh, un ragazzo straordinariamente bello e all'apparenza buono...
