ZAIN
Un fuoco ardente e febbrile mi aveva acceso il sangue facendomi perdere il controllo che esercitavo con non poca difficoltà sul diavolo che dimorava nel mio corpo.
In un solo attimo era successo il caos.
Tutto, a causa della piccola creatura che, ora dormiva dolcemente, imbottita di sonniferi e medicine.
《Sua moglie ha bisogno di riposare, Signor Martìnez.》mi aveva informato la Dottoressa Wright con gli occhi seri, ma, lucidi come se la salute di mia moglie le stesse realmente a cuore.
L'ombra di un minuscolo sorriso mi storse la bocca.
Com'era possibile che, questa ragazzina, fosse in grado di far sciogliere il cuore di chiunque stesse meno di un minuto in sua compagnia?
Un profondo sbuffo carico di frustrazione mi scappò dalle labbra che percepivo secche e aride come il deserto del Sahara.
Ero stato imbambolato di fronte al letto ospedaliero su cui sonnecchiava Amélie per l'intera giornata, lavorando da remoto e dando ordini a destra e a manca dimenticando anche di soddisfare i miei bisogni primari.
Il fatto era che, mangiare e bere mi sembravano azioni poco importanti paragonate a guardare Amélie dormire.
Fuori regnava ormai notte fonda e, nell'ospedale tutto era tranquillo a parte i pochi rumori ovattati causati dagli infermieri che sgambettavano tra i vari corridoi.
La Dottoressa Wright aveva tentato inutilmente di farmi rispettare l'orario delle visite, ma, avevo fatto orecchie da mercante ignorando la sua vocina fastidiosa che aveva solamente avuto il potere di provocarmi un tedioso mal di testa.
Avrei potuto spararle tra gli occhi.
Era stata un'idea allettante.
Ma, non avevo voglia di attaccare nuovamente l'orecchio al telefono ringhiando disposizioni ai miei uomini che sarebbero stati costretti a ripulire la triste scena del crimine e gettare il corpo magro della dottoressa in chissà quale fiume.
Probabilmente, era stato il giorno fortunato della stramba donna.
Di certo, non era stato il mio.
Afferrai la bottiglietta d'acqua che le infermiere avevano lasciato sopra il comodino bevendone avidamente due grossi sorsi.
《Sa di piscio e plastica.》mi lamentai sottovoce storcendo il naso per poi strofinarmi il palmo sulle labbra con espressione alquanto disgustata.
Eppure, dovetti ammettere che avrei preferito trangugiare quintali di quell'acqua rancida anziché assaporare nuovamente l'amara sensazione d'essere respinto dalla mia Amélie.
Come se avesse percepito il mio pensiero accarezzarla, gemette piano nel sonno aggrottando di poco la fronte.
Chissà chi o cosa era il protagonista dei suoi sogni...
Il pensiero che non fossi io mi rendeva pazzo.
Era pericolosa Amélie per la mia persona.
Piccola stronzetta.
Era proprio una piccola stronzetta, capace di fare a pezzi la mia già inesistente sanità mentale e privarmi di quel poco controllo che mi permetteva di tenere a bada il mostro che sapevo d'essere.
E, diamine, se lo ero!
Quale uomo dotato d'un briciolo di cuore e sanità mentale avrebbe avuto il desiderio di possedere la propria moglie, nonostante quest'ultima giacesse livida ed incosciente su un letto d'ospedale?
Un mostro privo di morale non solo l'avrebbe pensato, ma, avrebbe realizzato ogni suo più perverso pensiero.
Come potevo tenerle le mani lontano?
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𝑂𝑙𝑡𝑟𝑒 𝑖𝑙 𝑏𝑢𝑖𝑜
Chick-LitAmélie è nɑtɑ ciecɑ, dɑ tuttɑ lɑ vitɑ bɾɑncolɑ nel buio. Una vita che le è stata data tramite la morte di sua madre. Una morte che ha causato tanto dolore, al punto che Amélie subisce da quando ne ha memoria l'indifferenza e l'odio del padre e del...
