XLIII

834 32 22
                                        


AMÉLIE

Lui era lì, davanti a me, il suo respiro come un'ombra che si posava sulle mie labbra che presentivo esageratamente secche e doloranti.

Sentivo l'aria vibrare di un'energia inquietante che non riuscivo a decifrare.

Le mie pupille si posarono sugli occhi di Zain.

Non riuscivo a vederlo con nitidezza ma qualcosa nell'intensità di quello sguardo penetrante mi colpì come un fulmine.

Era come se ogni parte di me, ogni fibra del mio essere, fosse stata scrutata, esaminata con una freddezza glaciale.

Un gelido fascino emanava da lui, qualcosa di inafferrabile, che mi travolse, come un vento che avesse la capacità di spingermi in un abisso sconosciuto.

Non riuscivo a distinguere i colori, ma la sensazione che mi trasmisero i suoi occhi era di un ghiaccio che scivolava nel mio cuore, facendo rabbrividire la pelle.

Zain non parlò.

Non c'era bisogno di parole.

Il suo sguardo, tagliente e magnetico, parlava per lui, e io sentii una morsa di paura avvolgermi interamente.
Un'inquietudine che non riuscivo a spiegare, ma che era così reale da essere palpabile.

Lui mi osservava come se fossi una preda, i suoi occhi penetranti si facevano sempre più intensi, come lame sottili che laceravano l'aria.
Sembrava volesse strappare via un pezzo della mia dignità, mangiandomi in un solo boccone con la stessa avidità di un predatore in attesa.

Il silenzio pesava come piombo.

Sentivo l'odore di quella fame che traspariva dal suo sguardo.
Perciò, a disagio mi mossi lentamente e, in un lampo di consapevolezza, compresi che qualcosa non andava.

Un'inquietudine ancora più profonda mi scosse.

Il mio corpo, privo di forze, sembrava più leggero, come se fosse stato svuotato.

L'aria attorno a me toccava la mia pelle con un'intensità che non riuscivo a capire.
Poi il mio respiro si fermò per un istante.

Ero nuda.

Non riuscivo a ricordare come fosse successo.

La sensazione di vulnerabilità fu abissale, come se ogni strato di protezione fosse stato sfilato con brutalità mentre non potevo fare nulla per impedirlo.

Il mio cuore accelerò, ma non riuscivo a scappare né a nascondermi da quello sguardo pericoloso che mi scrutava, come se mi volesse possedere completamente, pezzo per pezzo.

Ancora,mi osservava, con un'avidità che non si poteva ignorare.

Ogni mio minuscolo movimento, ogni respiro, sembrava nutrire quella fame che non avrebbe mai trovato sazietà.
E io, incapace di sfuggire, sentivo ogni parte di me essere consumata dall’oscurità di quello sguardo che non mi dava scampo alcuno.

La tensione nella fredda stanza d’ospedale era palpabile, e il silenzio che ci avvolgeva sembrava crescere sempre più stretto, fino a diventare soffocante.

Finalmente, con un tono che non lasciava spazio a ribellioni, parlò, la sua voce ruvida come il freddo invernale.

«Guardami,» ordinò, e le sue parole risuonarono come un comando nel silenzio.
«Guardami negli occhi e dimmi che mi vedi, Amélie. Che mi vedi davvero.»

Sobbalzai, terrorizzata ma incapace di distogliere lo sguardo, alzai lentamente la testa verso di lui.

L'aria intorno sembrava sospesa, e sentivo la forza della sua richiesta, come se ogni fibra del mio essere fosse obbligata a rispondergli.

Hai finito le parti pubblicate.

⏰ Ultimo aggiornamento: Mar 04, 2025 ⏰

Aggiungi questa storia alla tua Biblioteca per ricevere una notifica quando verrà pubblicata la prossima parte!

𝑂𝑙𝑡𝑟𝑒 𝑖𝑙 𝑏𝑢𝑖𝑜Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora