Capitolo 20

73 5 0
                                        

I suoi occhi mi tenevano incastrato ad essi, non so sé mai sarei riuscito a staccarmi da lui. Non è che io lo volessi, ma non volevo fare qualcosa per cui poi pentirmi e Marco purtroppo mi dava quella sensazione.
La sensazione, che prima o poi le mie ali in cui mi trovavo in quel momento con lui si sarebbero sciolte buttandomi giù in un mare di solitudine.

"Smettila." Momorai vedendo che il cameriere aveva appoggiato i nostri drink sul tavolo. Lui sospirò leggermente e borbottò un "mi dispiace".
Volevo tanto dirgli di non preoccuparsi, che era tutto ok, ma quello che voleva fare ...sentivo che era ciò che volessi anche io.
C'erano troppe cose in ballo e soprattutto c'era di mezzo il suo lavoro all'università.

La serata la passammo ad ignorarci, soprattutto perché poi dietro al nostro tavolo si sedette Cristina con i suoi amici e dovevamo tenere un profilo alquanto basso in sua presenza.
Per fortuna arrivarono in nostro soccorso Davide e Camilla, quest'ultima fecce finta di avere una tresca con Marco.

"Allora chi accompagnò per primo?" Domandò Marco appena salimmo tutti in macchina.

Camilla si girò verso di noi perplessa, nessuno di noi apri bocca. "Devo fare di testa mia?" Disse il più grande mettendo in moto. "Ehm se Camilla vuole.... può dormire da me." Momorò Davide imbarazzato, vidi Marco girarsi verso il ragazzo perplesso. "Non ti allargare zio." Momorò prima di tornare a guardare davanti a sé. Io rimasi a guardare fuori dal finestrino, loro continuavano a discutere e tirare motivazioni per i quali lei non era più una bambina e di quanto Davide era un ragazzo serio e affidabile. "Ma io ti faccio storie quando vai a dormire da qualcuna?" Chiese Camilla arrabbiata.
"Io sono un adulto." Momorò il più grande esausto da quella discussione. "Alessandro per piacere potresti dire a mio cugino che sono grande e vaccinata?" Mi chiese Camilla disperata. Sospirai rassegnato, ma non tolsi gli occhi dal finestrino.

"Mi prometti che se va male questa avventura entrambi non venite da me domani in cerca di consolazioni? Perché ragazzi siete seri. Non vi sopportate, però ciò non significa che non vi potete desiderare, anzi sono felice per voi. Ma vi prego smettetela di fare i bambini e tu Marco. Ok che lei è tua cugina, ma credimi non è quello che hai appena detto tu. Quindi fatte ciò che volete...ma per favore non venite da me." Borbottai incurante di ciò che avrebbero pensato del mio poco tatto. Avevo altro per la testa soprattutto il rimanere solo in macchina con Marco. Speravo quasi che quei due cambiassero idea.

"Devo darti ragione." Disse Marco per rompere il silenzio in cui ci lasciarono Camilla e Davide, sembravano felici nel entrare nel palazzo in cui viveva il giovane. "Non è più la Camilla di un tempo." Borbottai guardandola salutarci.

Alla fine non fu così tanto brutto il viaggio in macchina, Marco mi racconto di quando aveva trovato Camilla con un suo libro sugli Dei. "Ti rendi conto? Aveva solo cinque anni!! E già aveva imparato tutti i nomi! Non immagini quanto io fossi felice!" Borbottò entusiasta, eravamo fermi sotto il mio palazzo, non riuscivo a smettere di ascoltarlo, era quasi come sé il tempo si fosse fermato.

"Dovrei andare.." Dissi cercando la maniglia della portiera. "Ale scusami se stasera sono stato opprimente." Disse serio, sospirai e guardai il parcheggio buio davanti a noi. "Non sei stato così opprimente e che non capisco perché fai certi giochetti.." borbottai ricordando le domande, le occhiate, il taquino ed ecc...
"Che giochetti parli?" Chiese perplesso, lasciai andare la maniglia e tornai a sedermi composto sul sedile. "Il fatto che continuamente da quando ti conosco tu giochi con me. Come se mi tenessi stretto a te in qualche strano modo." Borbottai tenendo lo sguardo fisso sul parabrezza. Sentì una risata forzata uscire dalle sue labbra. "Ale, io non ho fatto niente di tutto ciò."

Dopo aver chiarito quel mio fraintendimento lo salutai con la promessa che ci saremo visti l'indomani.

"In che senso non c'è bisogno che io venga?" Momorai infastidito, ultimante Gloria mi stava lasciando troppi giorni liberi. "So che tu e Davide avete un esame a fine mese. Perciò vedete di studiare." Momorò Gloria, mi aveva videochiamato di prima mattina per darmi la notizia che oggi e né domani io e Davide saremo stati a lavoro.

Davide, invece sembrava che avesse vissuto la notte peggiore della sua vita. Aveva un muso che arrivava fino a giù, avevo paura di chiedere, ma dovevo. "Sputa il rospo zi." Borbottai nel mentre che rileggevo un paragrafo di storia francese. "Sicuro?" Momorò lui depresso, bene c'entrava Camilla. "La mia sceneggiata era per convincere Marco." Gli risposi nel mentre che leggevo. "Non mi ha nemmeno salutato... è uscita di casa come se fosse una sorta di ladro." Momorò accasciandosi sul mio divano.
"L'hai cercata?" Domandai sottolineando una frase sul libro, sentivo i suoi occhi malinconici su di me. "Dovrei?" Che domanda di merda era? "Certo."

Lunedì mattina, tre ore di francese mi aspettavano con tormento. Non vedevo Marco da sabato notte e non so se sarei riuscito a concentrarmi sulla lezione.
Cristina stranamente si sedette affianco a me.

"Ciao." Momorò secca.

"Ciao a te." Risposi senza guardarla ero intento a sentire che cosa aveva da dire Marco.

"Non sapevo che fosse il cugino di Camilla." Sussurro lei tristemente, lei e Camilla un tempo erano inseparabili, poi lei scelse il gruppetto snob dell'università dimenticandosi di lei e di noi.

"Non dovresti dirlo a me." Borbottai serio.

"Diego lo sai com'è fatto."

"Già lo so." Borbottai ricordandomi il giorno in cui ho provato a parlarle per chiedere spiegazioni del suo allontanamento.

"Ci siamo lasciati." Borbottò portandosi una ciocca di capelli fra le dita.

"E quindi?"

"Potremmo uscire?" Chiese lei innocua. Smisi del tutto di ascoltare Marco e mi girai verso di lei. "Alzati." Risposi mettendo le mie cose dentro la borsa, Davide si girò verso di noi incredulo, era seduto dall'altra parte della sala. Non era da me lasciare una lezione, lo sapevo bene e sapevo bene che lasciare la classe con Cristina era ancora peggio.

"Spero che non avrai casini con il prof." Momorò lei appena fummo fuori.

"Adesso è prof? Comunque tranquilla, tanto lo vedrò a lavoro." Risposi tranquillo, almeno avevo la scusa di non vederlo e di non pensarlo.

"Adesso sputa il rospo." Momorai appena ci sedemmo in un tavolo del bar dell'università.

Lei sorrise divertita "sai, infondo non è cambiato niente tra di noi ..sei sempre il solito psicologo di turno."

"E tu sei sempre la solita stronza." Momorai facendo segnò ad Elia, il cameriere di portarci due caffè.

"Quindi ti ha messo le corna, ti ha sbattuto fuori di casa e ora vorresti chiedere a Camilla se ti rivuole come coinquilina?" Borbottai scuotendo la testa divertito. Lei roteò gli occhi irritata "lo so che sarà difficile...ma non per forza dobbiamo ritornare amiche." Momorò lei alzando le spalle, sembrava alquanto delusa.

"Hai fatto la stronza e ora? Tu sei scema." Momorò arrabbiata Camilla, non la vedevo così da quando avevano litigato per colpa dell'ex di Cristina. Eravamo nel suo appartamento, dove aveva appena sbattuto fuori la coinquilina nuova che aveva, che strana la vita, voi dirette, ma per noi non lo era. La sua era una routine continua.
Dopo Cristina, Camilla non era più riuscita ad avere una coinquilina per più di due mesi. "Mi dispiace, ok? Però finiscila di urlare." Borbottò la ragazza tappandosi le orecchie, Camilla divenne più nervosa. "Non devo urlare?? Chi cavolo sei per dirmi così?" Domandò con una risata amara che mi fecce sorridere, a volte mi sembrava ancora quella bambina che avevo conosciuto grazie a mia madre. "Beh, direi che io possa andare ora." Dissi alzandomi dalla sedia, entrambe si girarono e mi fulminarono con lo sguardo. "Tu provaci e vedi." Dissero insieme, mi sembrava di rivivere veramente i vecchi tempi, in cui noi tre discutevamo chi era il Dio migliore dei vari pantheon. "Mi siete mancate." Borbottai sedendomi nuovamente sul divano in cui ero seduto fino a poco prima.

MAGNETS Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora