Capitolo 38

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Marco mi dava una forza incredibile.
Era fondamentale per me sentirlo vicino.
In questo incubo lui era la mia ancora di salvezza.

"Quindi Alessandro, come ti senti ad essere ad un passo di rivedere questo ragazzo?" Mi domandò la mia psicologa. Era la mia terza seduta. A quanto pare il mio stress era dovuto a questo.

"Non sento niente."

"E questo niente come lo giustifichi?"

"Vuoto totale? Secondo lei come mi dovrei sentire?"

"È quello che ti sto chiedendo."

"Senta per me è una storia vecchia. Voglio solo che se n'è esca da casa mia."

"Perché rineghi ancora questa storia?"

"Perché non ha senso ritirare fuori questa storia."

"E allora come gli giustifichi i tuoi attacchi d'ansia?"

"E solo stress."

"Alessandro, più tu neghi l'evidenza e più essa si presenta."

"Sono le 18."

"Ho ancora una mezz'ora da dedicarti."

"Devo essere a lavoro per quell'ora."

"Non dovresti stare a riposo?"

"Per quanto devo stare a riposo? Per sempre?"

"Ti rendi conto di come stai parlando?"

"Senta, sono nervoso okay? Ma ciò non significa che sto mentendo. Non sento veramente niente."

"Quindi se ti chiedo di parlarmi di quel giorno? Ne parleresti senza balbettare come la prima volta che sei venuto qui?"

"Era appena successo."

"Non mi hai risposto."

Arrivai a lavoro ovviamente in ritardo. La psicologa non mi voleva lasciare andare. Quando arrivai sentì qualcuno dire "Eccolo." Non mi girai neanche per sapere chi fosse, entrai immediatamente nello spogliatoio per cambiarmi. Non volevo vedere e né sentire nessuno in quel momento. Mi sentivo oppresso da tutto.

Quando uscì dallo spogliatoio notai che i miei amici e colleghi si zittirono. Non sapevo bene come interpretare questa situazione, ma sapevo che quanto mi potessi mettere d'impegno non ero per niente di compagnia.
Soprattutto dopo quella sera che avevo deciso di troncare con Marco.

"Vengo con te."

"Tranquillo lui non c'è. E poi ci stanno i ragazzi."

"Non mi interessa. Io vengo con te."

"Marco sto bene e poi dovrò affrontarlo prima o poi."

"Non mi interessa. Voglio essere presente." Perché non capiva che volevo i miei spazi?

"Non voglio metterti in mezzo." Dissi calmo, ma dentro sentivo una rabbia farsi spazio.

"Purtroppo per te lo sono già. Quindi non si discute. Tu per me, io per te." Quelle parole mi colpirono dritto al cuore. Ma non volevo continuare questa tiradella soprattutto ora che avevo altro per la testa.

"Non c'è un tu per me e io per te. Lasciami in pace. Non sei in mezzo a niente. Te lo voluto solo dire perché tanto la voce ti sarebbe comunque arrivata. Ma adesso basta. Non provo quello che provi tu." Era l'unico modo che avevo per allontanarlo da me.

"Ale ma che stai dicendo?"

"Che è finita." Dissi prendendo il mio borsone che avevo appoggiato sul divano. "E tutto quello che mi hai detto ieri sera?" Chiese incredulo.

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