Capitolo 40

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Il mattino seguente, mi svegliai abbracciato a Marco come se niente fosse mai successo.
Incrociai il suo sguardo e sembrava pure lui dubbioso di ciò, ma non disse nulla a riguardo. D'istinto mi accucciai contro il suo petto, se c'era una cosa che avevo imparato era che i gesti avevano la capacità di mille parole e dalla sua stretta capì che lo sapeva pure lui. Mi resi conto che mi era mancato veramente tanto.

"Dovremmo alzarci." Disse sfiorando i miei capelli.
"Mmm altri cinque minuti." Borbottai incrociando la mia gamba con la sua. "In cinque minuti sai quante cose si possono fare?" Borbottò sottovoce divertito. Alzai il mio sguardo su di lui. "C'è Camilla." Senti la sua porta sbattere. Guardò la porta con una smorfia. "Spero che abbia già messo su il caffè." Disse sfiorando nuovamente i miei capelli. Mi staccai da lui per non andare oltre a quell'abbraccio "Vado a vedere." Mormorai alzandomi.

"In effetti la palestra non ti sta facendo male, sai?" Disse tirandosi su con le braccia per guardarmi meglio, stavo prendendo una canotta pulita dal armadio.
"Stai per caso flirtando con me?"

"Assolutamente no. Mi sto godendo solo la vista. Almeno questo puoi concederlo." Disse divertito. Lo guardai dubbioso, sembrava quasi che si fosse arreso a noi due.

Quando entrai in cucina trovai Camilla che ci aspettava e non sembrava per niente contenta. Teneva lo sguardo fisso sul telefono.

"Buongiorno, che è quella faccia?" Borbottai andando dritto per versare il caffè sia me ché a Marco.

"Devo tornare a Milano." Disse sconsolata.

"Di già? Sei arrivata ieri."

"Purtroppo ci sono complicanze a lavoro. Non so se avete letto nel gruppo.."

"Sto leggendo ora." Borbottò distrattamente Marco entrando in cucina.

Camilla sbuffò. "Non posso lasciarli da soli che fanno danni."

"Non è colpa loro e poi c'è Filippo no?" Disse tranquillo prendendo la sua tazzina, ne approfittai per prendergli il telefono dalle mani per leggere. "Il mio è in camera." Gli spiegai. "Il frigo è rotto? Stai partendo per un frigo?" Chiesi divertito.

"Ale continua a leggere."

"Sapevo che stava diluviando...ma friggere tutto..a questo punto andiamo tutti." Borbottai incredulo.

"Ma va'. Voi godetevi la vacanza. Io torno appena possibile con gli altri e poi dalle urla che ho sentito stanotte....avete bisogno di parlare no?"

"Hai frainteso." Rispose subito Marco imbarazzato.

"Certo certo. Comunque io ho chiamato già un taxi. Quindi non dovete neppure preoccuparvi per me."

"Cioè ci abbandoni così?" Gli chiesi perplesso.

"Amore non hai un'attività di famiglia da tenere in piedi." Mi disse ridendo. Ci salutò poi con un abbraccio.

"Bene direi spiaggia che dici?" Proposi a Marco dopo che il taxi di Camilla parti. Mi sentivo al quanto a disagio a stare da solo con lui ora. "Pensavo di spostare le mie cose nella camera dove stava Camilla prima.." mi rispose lui titubante e lo guardai perplesso. "Mi lasci da solo?" Chiesi entrando dentro casa. "Non c'è motivo di rimanere in camera con te.."

"Ti ho detto che volevo spazio...ma non di volerti cacciare dalla camera e poi..." Gli dissi girandomi verso di lui. "Davide non c'era."

Sgranò gli occhi e capì ciò che intendevo dirgli. Perché lo sapeva che se voleva poteva dormire tranquillamente con la cugina da subito e invece aveva scelto di dormire con me. "Mi ha mandato Camilla." Si giustificò. Non era per niente bravo a mentire.

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