Asher POV
Io, Logan e Jace siamo seduti sul divano, le mani incollate ai controller della PlayStation, ridendo e scherzando mentre combattiamo nell'ennesima partita. La stanza è buia, illuminata solo dalla luce blu dello schermo, e l'aria è pesante di risate e sfottò. Logan, come sempre, è il più competitivo, urlando ogni volta che prende il controllo del gioco, mentre Jace, un po' più rilassato, si fa beffe dei nostri tentativi di batterlo. Io, come sempre, sono il più silenzioso del gruppo, ma mi diverto. Le risate che riecheggiano nella stanza sono un sollievo, che mi ricorda che, per quanto tutto possa sembrare complicato, ci sono ancora momenti di normalità. Mi sembra di riuscire a respirare.
«Asher, hai perso di nuovo!» Logan ride, guardandomi con quell'espressione da vittorioso che mi fa venire voglia di dargli una testata. «Scommetto che stavolta ti ho battuto!»
«Non è ancora finita,» rispondo, concentrato sullo schermo, provando a recuperare il punteggio che mi separa dalla sua vittoria. Ma il sorriso di Logan è un segno che ho poco tempo prima che mi faccia notare la mia sconfitta.
Jace si è lasciato andare, non curandosi troppo della partita. Anzi, la sua attenzione è rivolta più alla finestra, alla pioggia che picchia sui vetri e al rumore del vento che ulula fuori. Da quando è tornato, dopo tutto quello che è successo con Gigi, è sempre più silenzioso. Mi fa pensare che sta cercando di mettere ordine nella sua testa, proprio come me. La sua mano si ferma su uno dei controller, e lui si lascia scappare un sospiro.
Poi, improvvisamente, il suono del telefono interrompe il nostro gioco. Un rumore che mi fa sobbalzare, ma non è nulla di straordinario. Sono abituato a ricevere messaggi o chiamate. Ma quando guardo lo schermo, vedo il numero sconosciuto. Non capisco perché, ma qualcosa dentro di me mi mette in allerta.
Sospetto per un attimo che sia un errore, un messaggio casuale da un numero che non riconosco. Ma la curiosità ha il suo peso, quindi non esito a cliccare sulla notifica. «Probabilmente qualche pubblicità», dico a me stesso, cercando di non prestare troppa attenzione.
A quel punto, il video inizia a caricarsi. Inizialmente, l'immagine è sfocata, ma quando si fa più chiara, il mio cuore inizia a battere più forte. La stanza sembra essere diventata più piccola. Lo schermo, freddo e silenzioso, mostra una scena che mi congela il sangue nelle vene. La mia mente non riesce a processarla subito. Per un istante, la mia vista si annebbia.
Poi la vedo. La mia Gigi.
Il viso che ho amato in tutte le sue sfumature, con i suoi occhi che parlano più di mille parole, è là. Ma non è la Gigi che conosco. Non è quella che sussurra il mio nome, quella che mi fa sorridere con il suo sorriso timido. No. La Gigi che vedo ora è legata, il corpo tremante, il viso pallido e pieno di paura.
Il mio cuore cessa di battere. I miei occhi si spalancano, le mani mi tremano. Non posso credere a quello che vedo.
Sullo sfondo, vedo delle ombre. Uomini mascherati, che si avvicinano a lei. Un coltello scintilla sotto la luce. Lo so, lo so, la mia mente cerca di negarlo, ma il coltello è reale. Non posso fare a meno di guardarlo, di vedere come sfiora la sua pelle, di vedere come il sangue inizia a scorrere. Ogni goccia che cade mi perfora l'anima.
No. Non è possibile. Non è questo che stavo aspettando.
Un dolore insopportabile mi stringe il petto mentre il video continua. La scena che si svolge davanti ai miei occhi è troppo reale, troppo cruenta. Gigi non grida. La vedo solo lottare, gli occhi pieni di paura, ma cerca di mantenere la calma, cerca di non dare soddisfazione a quegli uomini. Ma come può farlo? Come può non crollare sotto la violenza che la sta consumando?
Il coltello la colpisce. La vedo tremare, ma la sua forza non basta. Il sangue sgorga, il suo corpo cede. Ogni scena è un colpo al mio cuore, ogni secondo che passa è una ferita più profonda.
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Believe
RomantikDue anime opposte, destinate a scontrarsi o a completarsi? Luce e buio, angelo e diavolo: Gigi e Asher sembrano tutto ciò che il destino non avrebbe mai dovuto incrociare. Eppure, forse, gli opposti non si respingono. Forse, si attraggono. Gigi Mika...
