The twist 42.3

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Jelena POV

Il suono di una voce lontana mi raggiunge, ma è come se provenisse da un altro mondo. La luce che mi abbaglia rende tutto più difficile da capire, ma sento che sono distesa su un letto. Non so per quanto tempo sia passato, ma la mia testa è pesante, il corpo stanco. Un'infermiera si avvicina con una gentilezza che non posso ignorare, ma non è quello che mi preoccupa.

"Gigi, come ti senti?" chiede, ma il suo tono non è quello di qualcuno che si preoccupa realmente. È più una forma di protocollo, come se stesse facendo il suo lavoro senza sentire davvero il peso di quello che sta accadendo.

"Bene... credo," rispondo, ma mi rendo conto subito che la mia voce suona incerta, come se fossi ancora in un sogno. La mente è appesantita, il cuore batte più velocemente del solito. La stanza è fredda, troppo fredda.

Poi la voce del medico arriva da un angolo della stanza, più ferma, più autoritaria. "Gigi, vogliamo fare alcune domande per essere sicuri che tu stia recuperando bene. Riconosci dove ti trovi?"

"Un ospedale..." balbetto, cercando di concentrarmi. Non capisco cosa stia succedendo. Non capisco dove sono, né cosa sia successo.

"Perfetto. E ricordi come ci sei arrivata?" chiede il medico, guardandomi con attenzione. Il suo sguardo è serio, ma c'è una luce di aspettativa che non riesco a ignorare.

Un groppo mi si forma in gola. Non voglio rispondere. Non voglio ricordare. Ma le immagini, i suoni, le sensazioni mi tornano addosso, e in un attimo tutto si fa nitido. Adam. Il dolore. La paura. Quel senso di impotenza che mi ha accompagnato per tanto tempo.

Il cuore mi batte forte nel petto, e un'ondata di angoscia mi sopraffa. La mia mente inizia a correre, cercando di afferrarne i pezzi, ma non riesco a fermarli.

"Non... non voglio... parlare di lui." dico, ma la mia voce è rotta, il tremore nelle parole tradisce ogni tentativo di nascondere la verità.

"Capisco," risponde il medico, ma la sua voce non riesce a calmarmi. Il suo tono è troppo freddo, troppo professionale. Non posso sopportarlo. "Gigi, capiamo che potrebbe essere difficile, ma per la tua guarigione è importante affrontare ciò che è successo."

Mi stringo al lenzuolo, come se potessi fermare il mondo che mi sta cadendo addosso. Le mani mi tremano. Ogni singola parola che il medico pronuncia mi riporta al dolore che ho vissuto. Non posso respirare. Non posso più ignorarlo.

"Adam." sussurro, e la parola pesa come un macigno sulla mia lingua. Non voglio dirlo. Non voglio che questa realtà mi schiacci ancora di più. Non voglio rivivere tutto. Ma la sua presenza è così forte, così opprimente, che non posso far finta di niente.

Il medico sembra aspettarsi la risposta, ma la guardo con occhi pieni di confusione e paura. "Mi ha preso, mi ha... torturata," dico, e le parole mi escono come un respiro che non riesco a fermare. Le immagini, il suo volto, il suo sguardo che mi cercava... tutto si mescola, e il dolore si riaccende in me. "Non... posso dimenticare. Non posso... dimenticarlo."

Il medico annuisce, ma non c'è nulla che possa dire che mi faccia sentire meglio. "Lo stiamo affrontando, Gigi. È importante che tu non ti blocchi. Devi parlare di ciò che è successo. È un passo per guarire."

Non posso. Non voglio. Ma le parole sono già uscite. La verità che ho cercato di nascondere mi ha investita di nuovo.

"Non voglio che nessuno mi guardi così," mormoro, più a me stessa che a lui. "Non voglio che mi guardino come se fossi... rotta."

La stanza sembra diventare più piccola, le voci del medico e dell'infermiera svaniscono mentre io mi perdo nei miei pensieri. Il mondo mi cade addosso, tutto in una volta. La paura, il ricordo, il dolore.

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