Un fitto bosco adorno di grandi alberi secolari e ricco di torrenti sanguigni attanagliava la via della Dea Scarlatta.
Tutti essi erano privi di foglie, ovviamente. L'unico modo che avevano per vivere era allungare e avviluppare le loro ramorute escrescenze, facendole troneggiare in aria, a mezz'aria e al suolo.
Allignate per ogni dove, per ogni declivio della foresta erano iterate sequenze di robusti rami. Altresì dai fiumi fuoriuscivano, roridi di vermiglio. Essi rendevano il terreno scosceso del bosco ancora più impervio.
Reveneria tra gli anfratti intravedeva pure delle tombe, misere e abbandonate alla rovina; perse tra gli alberi; avvolte dai rami.
"Allora," esortò Rivolta. "La fiuti?"
"Cosa dovrei fiutare?" Rallentò il galoppo la mezza-vampira.
"Quale questione che mi poni. La Perfezione chiaramente, mia solerte!"
"In verità qualcosa percepisco,"
rispose.
"Ma non riesco a capire cosa sia. E' come un odore freddo contraddistinto da un forte aroma suasivo, e mi inebria le narici stuzzicandole. Lo sento sempre, è come se mi attraesse a lui. Lo sento anche mentre riposo. Non mi lascia mai in pace. Benché voglia rifuggirlo, poiché non è ciò che cerco, esso mi attrae, mi persuade e mi pervade.."
"Proprio così, mia solerte. E' proprio questo l'odore della Perfezione. Lo fiuti a menadito, come tutte le Creature di questo diruto regno. Ce l'han tutti sotto il naso, eppure non riescono ad arguire. Siamo tutti subordinati alla Perfezione: anche gli Dei. Tutti la procacciamo, tutti la vogliamo; ma in contemporanea espletiamo il nostro dissenso verso essa, illudendoci d'esser disillusi. Ogni capello messo a punto della Regina che hai visto al Festival della Lama; ogni lindo abito che hai visto a Rupestride; ogni colpo di spada che vedi e che dai:
"tutto ciò è permeato da Perfezione, e nessuno può fare nulla per scagionarla. Essa è insita in tutte noi Creature. Pensa un po', mia solerte: anche questo destriero su cui hai poggiate le membra è stato confatto nella maniera più Perfetta per servirti."
Reveneria guardava fissa innanzi a sé, concentrandosi a cavalcare sulle asperità e i rami. Come avulsa dal discorso di Rivolta.
"Mia solerte," rimbeccò il Cavallo. "Tu hai mai provato a rifuggire la Perfezione o magari a raggiungerla? Hai reminiscenze?"
La Dea Scarlatta tirò la soffice criniera di Rivolta per accostarsi agli argini d'un piccolo torrente di sangue. Sicché discese dal destriero e s'assise su d'un grande ramo che costeggiava il rivolo. Estrasse così la spada dalla guaina sinistra, quella dentata e perennemente gocciolante.
"In realtà sì, Rivolta." Disse.
E guardando l'ispida lama dell'arma, iniziò a fingersi in essa.
Si vide bambina, a Brezza Albina.
Si vide dilettare con la spada d'avorio appena regalatale dal padre. Si stava allenando sulla corteccia d'un malridotto albero. Amena sparava fendenti a destra e manca. Si divertiva con noncuranza, nonostante a Brezza Albina le donne, cresciute o non, che si davano alle armi erano malviste.
"Guardate ragazzi," a un certo punto sentì. "C'è Reveneria! La femmina che vuole brandire le spade!"
Al che si girò per vedere chi la stesse schernendo.
Un gruppetto di tre ragazzini s'attingeva, tutti armati d'argentate spade.
"Robin, sei sempre tu!" Esclamò Reveneria stizzita. "Lasciami in pace, mi sto allenando!"
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Le Cronache Scarlatte - Il Cavaliere
FantasyIn un mondo dominato dal più profondo blu del Mare, gigantesche e abominevoli Creature Marine dalle esecrabili fattezze vagavano dandosi battaglia. In quel mondo non v'era emozione, sensazione o passione alcuna; solo la belligerante voglia di combat...
