69. La Goccia Di Sangue Vitreo

27 0 0
                                        

Era con il mento sulla iemale terra. 

Sangue dalla bocca, neve per ogni dove sull'armatura scarlatta.

Però né uscì invitta, mischiando il suo brillante rosso con la neve bigia. 

Senz'altro il suo cimento più arduo. 

Lentamente aprì gli occhi per scrutare le vestigie della pugna.

Adesso che la tempesta era cessata, si vedeva un lungo manto rosso sangue estendersi per metri e metri, interrotto a tocchi da irregolari sprazzi di neve che rendevano il tutto eterogeneo, colorito e stupefacente. 

Anche nei dintorni tutto era rosso, ma dalla fattispecie un po' più fioca dell'abissale rosso che troneggiava nelle zone entrate in contatto con le vitree deflagrazioni. 

Con un fianco lacerato, una ferita aperta sulla coscia, tre buchi sulla schiena e uno sul petto, la mezza vampira si fece forza, tirandosi su, ancora ligia alla vendetta.

"D-dove sei, maledetto..." Iniziò a parlottare, quasi farfugliando, tra sé e sé. "Non ho ancora finito con te." 

E mentre zoppicante si faceva strada per la neve sanguigna, si lasciava addietro fiumane di carcasse di corvi morti: qualcuno con le ossa che fuoriuscivano dalle penne; qualcuno con le zampe bruciate dallo scarlatto bollente e furioso. 

"Coff! Coff!"  

A un certo punto tossì pinguemente, sgolandosi.

"Ma guardati!" Disse, accennando un sorriso sornione, seguitato d'altri colpi di tosse forte, mirando al Corvino Confinato steso al suolo. 

Vesperus, esanime, giaceva supino sul manto opimo di cruore, a mani e braccia scompostamente posate al terreno e il becco girato da un lato, marcando ancor di più il suo progressivo distaccamento dalla vita. 

Il sole volgeva sempre più all'occaso, e i suoi raggi rifulgevano più cremisi che mai sulle Quattro Punte, e sul Corvino, ch'oramai d'arancione non aveva più alcuna sfumatura: era cosparso interamente di sangue, sia scuro che scarlatto; persino il suo bellissimo manto perse tutto il suo colorito originario. 

E mentre gli strali solari s'adombravano tra l'irte e ramorute sporgenze degl'alberi limitrofi, la Dea del Sangue, piena d'idiosincrasia, cominciò ad appropinquarsi allo smorto Corvino. 

Le ombre facevano man mano il loro corso sui Territori Candidi, allo stesso tempo della sanguinaria Reveneria, la quale, alternata da sregolate risate e ancor più frastornanti colpi di tosse, a malapena si reggeva in piedi, barcollando anzi il suo cammino, procacciando una rivincita che si faceva sempre più lieta e vicina.

Dal cimiero beccuto del Corvino, una debole luce arancione s'accese, e Vesperus smosse lievemente il capo. 

Guardò l'assassina che torva incombeva. 

"Per le Stelle," disse fiaccato, quasi bisbigliando, in fin di vita, "non posso credere d'essere stato ucciso dalla Dea del Sangue in carne e ossa..." E nel mentre Reveneria proseguiva. "Non posso credere alla fine che sto per fare. Tutte le leggende erano vere... E io che credevo solo all'amore incontrastato che c'era tra me e i miei corvi... A volte quasi mi sembrava si unissero tutti per darmi man forte, ad esempio per le minacce come questa... Arghh!"  A un certo punto s'interruppe a causa del forte dolore che lo permeava. "No, ma che dico," e rise grassamente. "Tutti quest'anni al gelo m'han dato alla testa! E' ora di fronteggiare la morte!"

Gli schinieri insanguinati di Reveneria erano arrivati a pochi passi.

"Oh, ma come sei diventata graziosa, vampiretta. O forse dovrei chiamarti Dea del Sangue." Sghignazzò.

Le Cronache Scarlatte - Il CavaliereLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora