63. Reminiscenze D'Avorio

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"Cos'ho fatto di male?" Stranita chiese Reveneria. 

"Il pondo tuo non è la compassione. M'è d'uopo che tu capisca, mia solerte." 

Ripartirono al galoppo lungo la salita del declivio.

"Quella che l'Occhio Celestiale ha scelto è un ricettacolo pregno di rivalsa e vendetta: il surrogato perfetto per assurgere alla Sublime Perfezione. Capisci che offrire il destro a ogni Creatura che incontriamo ti distoglie dalla tua ultima finalità, oh mia solerte?" 

"Perché dovrei privarmi dall'aiutare gli altri?" Rispose secca la Dea del Sangue. "Se un giorno sarò Regina dovrò farmi carico dei problemi dei miei sudditi, nevvero?" 

"E' proprio qui che ti sbagli, mia solerte." Riprese savio il cavallo. "Io, Saqirlat e soprattutto Te miriamo a un mondo scevro da problema alcuno, illibato come una farfalla. Adunque, dimmi quali sarebbero i gravami d'un mondo dalla simile fattispecie."

Reveneria non rispose e continuò ad andar di lena fino al punto apicale dell'innevata collina. 

"Vedi? Risposta non l'hai." 

Nel frattempo innanzi ai due s'iniziava a estendere ciò ch'era dall'altra parte della salita: un grande lago di sangue scarlatto apposto nel mezzo d'un grande spiazzo di terra nivea, cinto da innumeri alberi ramoruti.

"Non lo so," disse mesta la mezza-vampira. "Non sono convinta. Papà mi diceva sempre di essere gentile col prossimo, anche dopo tutte le volte che mi schernivano.."

"E chi ti scherniva, mia solerte?" Chiese di getto l'equino. "Parla con me, liberati."

Di punto in bianco Rivolta scalciò per aria con le zampe anteriori, tutto trasecolante. Si sentì tirata la criniera; dalla sua stessa cavalcatrice. Per la frastagliata discesa il cavallo perse l'equilibrio e cadde emettendo egri nitriti. 

"In che senso 'chi mi scherniva'?" Rabbiosa Reveneria strillò contro il caduto Rivolta. "Non hai detto che mi conosci sin dalla nascita? Che hai scrutato tutte le mie avversità?" Proseguì torva puntandogli la spada d'avorio sotto l'occhio a forma di cicatrice. 

"Sei un falso!" Asserì con le iridi lucide. "Un falso mandato per condurmi alla rovina!"

Trascorsero lunghissimi attimi di silenzio tra i due. La mezza-vampira singhiozzava e Rivolta emetteva di tanto in tanto qualche afflato. A un certo punto la Dea del Sangue smise di tenere in pugno il cavallo e piangente s'avvicinò la spada del padre al volto. A tocchi si sbatteva sulla fronte la parte interna della lama, digrignava i denti. Poi, assedendosi s'un dorsale di pietra, con la mano tremante l'allontanò d'un poco, e col vermiglio che le tingeva le rubiconde guance s'iniziò a fingere nel suo fulgente candore. 

Immersa nel suo storico gladio, Reveneria vide ancora una volta rimembranze della sua giovane età, quando Brezza Albina era ancora gaia. 

In una calda mattinata, radunati nel marmoreo chiostro rettangolare della Scuola d'Armi, lei e i suoi compagni di classe prendevano lezioni di spada dal loro vetusto maestro. 

Erano tutti seduti in cerchio. All'incirca stavano in venti vampiretti, con tutti indosso una cotta di maglia. 

"Adesso, mie piccole creature," esortò il maestro posto al centro con voce affabile. "E' giunta l'ora degli scontri all'arma bianca di fine lezione!

"Chi si vuol pugnare? Si accettano volontari!" 

Subitamente una mano si levò. 

"Oh, Reveneria. Molto bene, apprezzo il tuo coraggio." La complimentò passandole una spada di legno. 

Le Cronache Scarlatte - Il CavaliereLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora