Sfociati nell'aprica convalle che come principe aveva la riva di sangue, le cortecce dei rami si confacevano sempre più irte, robuste e scure, delineando un prima e un dopo dal tragitto che i due avevano perseguito sinora.
Oculati, Reveneria e Rivolta, stettero accorti a non inciampare nelle innumeri asperità della nuova zona mentre costeggiavano galoppando e scalpicciando la parte occidentale dello specchio vermiglio.
Anfratti terrosi, dorsali pungenti e tronchi traviati, sparsi per la via rendevano impervio il percorso rallentandoli d'un poco.
D'un tratto le fitte ragnatele dei rami degl'alberi incominciarono a muoversi e a cricchiare, come se spostati da un fiottante strisciare.
"L'hai sentito anche tu, Rivolta?"
"Certamente, mia solerte. Dev'essere una Creatura lubrica e viscida, strano per questa nivea terra." Divisò il cavallo. "Proseguiamo circospetti."
Mentre lambivano la sponda del laghetto, nugoli d'insetti microscopici s'agglomeravano sul suo rutilante riflesso.
Emettevano dei sordi ronzii, quali con l'ululare della neve e la sinfonia dei rami animavano il loro cammino.
La fauna, poi, s'espandeva anche per aria e per terra: Creature con cremisi ali piumate e il corpo confatto a mo' di strale troneggiavano d'in su per la neve cadente; piccole e minute Creature antropomorfe, che di sgargiante rosso erano pigmentate, erravano per alberi e fosse facendo divenire erubescente il candido territorio.
Reveneria mirava il tutto curiosa, purché sempre accompagnata dalla sua prestante solerzia.
Stavano per passare oltre il lago, ma furono interrotti dal propagarsi d'alcuni esecrabili versi striduli e gutturali. Invero, sbucando dalla latebra boscaglia, miscugli d'arti, muscoli e carne si dimenavano con ridde.
Di tre abominazioni ch'erano uscite non ve n'era una di regolare fisionomia.
Una aveva tanta carne al centro del corpo con due lunghe braccia di nervi e vene che sbatteva ripetutamente al suolo; un'altra era concentrica, quasi ellittica, con una coda posteriore che pulsava e si smuoveva svincolata; e infine un'altra ancora pareva avere il corpo di un artropode imperniato a segaligne zampette di carne rossastra.
Le bocche, probabilmente, neanch'esse sapevan dove fossero.
Con urla che superavano ciò che lice tra umano e bestiale, anelavano a farsi satolli risucchiando il sangue del lago, quale per loro era tutt'al più un lavacro.
Gli insetti ronzavano loro intorno; le Creature volanti, finora vicine agli stessi insetti per banchettarvi, spostarono la loro mira sui tronchi degli alberi tripudiati dalle umanoidi formichine.
E il fetore s'alimentava, al che prese rogge forme eteree conformandosi a un aroma.
Mentre i mostri si stagnavano, dietro loro l'alberi si riscossero, prosciogliendo penetranti e pungenti sibili.
Reveneria rallentò il suo destriero.
Ormai avevano gli occhi rubati da ciò che stava per accadere.
Dalla spoglia selva si protese facinoroso un gigantesco e lunghissimo colubro, che a fauci aperte sbatté il suo grosso muso iridescente nel lago di sangue dimenandosi.
Il rosso venne evacuato con strilla; dagli alberi attigui provenivano gracchi di fuga.
In poco tempo il serpentone raggiunse una delle creature di carne. Aperse le fauci e sballottandolo a destra e manca nella sua ghermente presa, lo polverizzò facendo strame delle sue membra.
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Le Cronache Scarlatte - Il Cavaliere
FantasiIn un mondo dominato dal più profondo blu del Mare, gigantesche e abominevoli Creature Marine dalle esecrabili fattezze vagavano dandosi battaglia. In quel mondo non v'era emozione, sensazione o passione alcuna; solo la belligerante voglia di combat...
