68. Neve Vespertina

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Una balestra a ripetizione, tutta nera, fatta eccezione di tre corde maestre pittate d'arancio pronte a incoccare ben tre dardi in contemporanea, fece la comparsa d'entro il lungo tabarro del Prigioniero della Perfezione. 

E una volta rivelata, Vesperus levò il braccio sinistro, che la ghermiva, in aria, come se volesse caricarla. Con un effimero movimento abbassò d'un poco la balestra.

Uno schiocco meccanico s'udì: gli strali erano carichi e pronti per essere sparati. 

Essi erano della stessa fattispecie del loro portatore: aste ferrigne e piume appuntite adite a perforare, sfumate, ovviamente, di nero e d'arancio.

Lentamente, il Corvino s'avvicinò la balestra allo spiraglio sinistro dell'elmo, continuando a mirare con perizia sempre e solo con un braccio; l'altro, tenente la spada acuminata, rimaneva scevro d'ogni impegno. 

"Ti vedo, Dea del Sangue, pronta a interrompere il tragitto dei miei colpi. Pensi davvero che lascerò proliferare la tua genìa ora che ho la conferma della tua esistenza? Io e Vespèna concluderemo quel lavoro ch'anzitempo non terminai." E accompagnato da un cachinno, lasciò partire i dardi. Tre veloci schiocchi, uno dietro l'altro.

Reveneria osservò le saette piombarle addosso alacri, e in un attimo, agitando la spada scarlatta, tagliò perfettamente in due la prima, neutralizzandola. Il montante che le permise d'attuare quel gesto, l'aveva esercitato proprio per compiere in seguito una giravolta discendente su sé stessa, al fine di tornare di fronte al nemico in ginocchio, abbassata e indenne. La terza freccia le sfiorò la propaggine destra dell'elmo, ma così, schivando e danzando, ne uscì veramente senza graffio veruno. 

"Spero tu abbia capito chi hai di fronte..." 

"Vesperus, chiamami Vesperus," l'aiutò il Corvino, "se proprio vuoi ricordarti di me. Anche se credo che, anche senza un mio nominativo, tu ti sia ricordata di me per molto tempo, dico bene?"

Biliosa, fomentata dagli esecrabili ricordi, Reveneria partì subito alla carica verso la nimistà macchiata d'arancio vespro, finché non venne colta da un'altra epifania corvina che la portò ad acquattarsi istintivamente. Girò il capo, ma non c'era nulla. Si rialzò. Rigirò il capo: non c'era nessuno. Allora guardò per aria. 

Il maestoso corvo vespertino aveva preso Vesperus per la mano destra e ora se lo portava per i cieli innevati. Una rapidità incalcolabile. Solo colei ch'era foriera del Sangue Scarlatto poteva accorgersene.

Perplessa, la vampira continuò a guardare il cielo, ma del duo neppure l'ombra era rimasta. E allora, circospetta si girò, paventando un attacco di qualche altro corvo. Ma tutto taceva, ora.

Reveneria iniziò a girare il capo a destra e a sinistra, continuamente. 

E nel mentre pensava tormentata: "Rivolta, ma si può sapere dove sei?" 

La minaccia pareva scagionata, e la canuta fanciulla abbassò la guardia rinfoderando le spade. 

"Rivolta!" Iniziò a gridare colma d'impazienza. 

"Rivolta, dove ti sei cacciato!"

Attorno aveva solo rocciose distese coperte di bianco, alberi spogli coperti di bianco e aria fredda coperta anch'essa di bianco. Neppure un vermiglio fiume si scorgeva più all'orizzonte.

Spontaneamente le venne di sguainare la rotta spada d'avorio. Ciò che n'era rimasto era poco più lungo di due mani unite in segno di carità. Reveneria l'aveva tra le mani, e la guatava; la penetrava all'interno, quasi come se si volesse fingere in essa. Stavolta, però, solo lacrime e rancore la pervasero, nessun ricordo. Forse anche perché il catalizzatore dei suoi pensieri, in quel momento, non era presente.

Le Cronache Scarlatte - Il CavaliereLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora