65. Il Pugno Di Sangue

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"Ben fatto, mia solerte." Le rispose da dietro una baritonale voce. Era Rivolta. 

Reveneria trasecolò. "Co-com'è possibile.." Gli s'avvicinò ansimante. "La tua zampa è lì sotto, la vedo ancora!" 

"Quante volte devo dirtelo, mia solerte," disse il cavallo smovendo la criniera. "Io sono la più concreta manifestazione dell'astratto tuo pensiero. Finché tu esisti, esisterò anch'io. Con te ho tutti i tuoi ricordi, le tue battaglie, le tue vendette. Io sono la tua coscienza, il tuo spirito passionale: ciò che ti raddrizza sempre al tuo obiettivo ultimo. E' la Perfezione ciò che aneli, non ne esser dimentica, mia solerte Dea."

Persuasa, la mezza-vampira lo guardava con gli occhi truccati di rosso sangue e la bocca semi-aperta. 

"Dimmi, adesso, la senti? Percepisci di più la sua essenza?" 

Mentre rimontava su, Reveneria rispose: "Sì. Proseguiamo diritti. La Perfezione c'attende." 

E così i due andarono di lena verso la loro finalità, perseguendo ancora la foresta, prossima alla fine. 

Sul cielo si stagliava la Luna; le prime nebulose s'iniziarono a conformare; e l'inoppugnabile Notte pervenne. Il sonno li assuefece e nel bel mezzo della boscaglia s'assopirono. 

Tutt'un tratto la Dea del Sangue si svegliò, e non poté non guardare al cielo. Era tripudiato da occhi scarlatti, spalancati come non mai. La guardavano come se la dovessero penetrare all'interno. 

La caligine di rami innevati che si disperdeva nell'aria le offuscava sì la vista, eppure con la loro tonalità vermiglia contrastavano il candore, rivestendo il capo della fanciulla canuta di rossi, abbacinanti lucori. 

Abbagliata dal riottoso colore, Reveneria ammirava la volta scarlatta, ora in febbrile mozione. Gli occhietti si smuovevano al fine di disporsi in modo concentrico. 

Una volta che furono stipati nel giusto ordine nell'atmosfera, una marcata scia di sangue rosso li raggiunse, incominciando a riempirli del suo vivo umore. 

Nel cielo le bianche sclere d'ogni occhio s'arrossarono; le pupille s'essiccarono; e le iridi si confecero di vermiglio. Il rosso s'espanse all'interno del volume della figura appena creatasi. 

I rumori d'un'eruzione s'accrescevano nel cerchio, che non smetteva di ribollire di sangue scarlatto. A un certo punto la potenza intro il suo volume s'edulcorò. Esso s'andò a colorare di bianco pallido tutt'attorno i bordi rossi borgogna; dopodiché, al centro del candore appena formatosi, comparve una grande iride scarlatta, corrusca del suo pigmento rutilante; e infine, al centro della stessa, un'annerita pupilla guizzante, come se fosse in continua agitazione. 

Un macroscopico occhio s'appose innanzi la figura della Dea del Sangue, che straniata vide tutta la sua metamorfosi. Saqirlat era in realtà colui che s'era palesato. 

"Mia solerte." Esortò con la sua voce magniloquente. "Ti ritrovo in gran forma. Anzitempo, sebbene adombrato dal dì e dal Sole, ho assistito alla venuta della tua foggia farfalliforme."

"Sa-saqirlat.." Rispose Reveneria ancora un po' scossa. "Sì...La vendetta m'ha sopraffatto. Ma non avrei potuto fare altrimenti, ciò che ho dipinto per l'aria è scaturito da un qualcosa che va oltre ciò ch'è sensibile."

"Oh, vedo che inizi a capire." Rimbeccò l'Occhio. "Noto che la Perfezione si sta finalmente allignando in te, o mia solerte." 

Per qualche secondo l'Occhio Celestiale stette in silenzio. 

"Oh, la Vendetta, la Perfezione...Sono proprio questi i dettami che il tuo cuore deve avere per elevarsi al trono di Princìpia."

Trascorsero altri attimi di silenzio.

Le Cronache Scarlatte - Il CavaliereLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora