Per la conflagrata terra che un tempo di verde e vita era pregna, ora a imperare stavano solo Fuoco e Oro.
Una volta evaporata la foriera del Princìpio cristallino e quasi tutte le sue creazioni, la Stella a Quattro Punte fu colpita da un surreale silenzio. Il Dio dell'Oro lasciò la statua della Dea dell'Acqua rimasta con le mani in prece al centro del tempio.
Poi se ne uscì.
Per qualche attimo poté guardare tutta quella devastazione che gli eserciti avevano portato: tutte le case della splendida Ophelia erano distrutte; i fiumi erano straripati alimentando il chaos naturale; e tutte le praterie, plaghe e piagge rigogliose avevano assunto le più icastiche colorazioni della bruciatura, della deturpazione e della vizzità.
Ma il silenzio fu rotto.
Fu rotto dal progressivo aumento di scosse telluriche. Fu rotto dall'incupirsi del cielo che si faceva onusto di tumulto con lampi, tuoni e fulmini. E poi fu rotto dall'imperscrutabil'e perpetuo ribollire dell'acqua rimasta nelle strinate praterie.
D'un tratto pareva che il chaos stesse prendendo vita, manifestandosi con la sua più brutale collera.
Le armate e gli stessi Dèi furono impauriti come non mai.
Il cataclisma continuava a prender piede per l'imperfetta Terra dei Princìpi; e sempre di più i lampi, le piogge, le acque, le folgori e le nubi si facevano erubescenti.
Dal cielo, che tutto rosso e cremisi era divenuto, si sprigionarono violente scintille rosse che s'aspersero per tutta la grande isola; gragnuole d'immense piogge vermiglie s'abbatterono per i profanati terreni; e dalle acque e dai terreni, fluidi di color rubro esplosero come geyser, mirando verso l'alto, come se volessero ciecare il cielo.
In poco tempo s'era passati dal silenzio più totale, alle più concrete, distruttrici e ominose melodie dei suoni dell'esiziale.
E quindi lampi rossi sfolgoravano per ogni punta dell'isola; terremoti squarciavano i terreni generando crepe, voragini; e l'ira di quei geyser completava il corollario del revanscismo dell'inenarrabile Natura, o forse dell'inarrivabile Destino.
Oh, spiegazione alcuna può esser accolta! Solo l'esperienza di un tale disastro può provare a pensare cosa, o perché, sia successo un evento del genere. Uranico spettacolo; perpetua eversione; sublime ecatombe. Il più puro e vero chaos, altroché Perfezione! Quest'è stata la solenne punizione.
Il colore della Terra dei Princìpi era cambiato. Lo scenario in preda allo stravolgimento s'era tinto dai più brillanti, riottosi, splendenti e accesi colori. E tutti quei bellissimi e libertini colori sì spettacolari, facevano l'isola preda della loro inarrestabile rivoluzione.
Ma è Scarlatta, la parola prediletta! Quella che racchiude meglio tutta la loro essenza! Quella che meglio è immaginifica d'un tale ricettacolo!
E dunque, Princìpia divenne Scarlatta; preda di quel rilucent'e cruento colore.
Lo scarlatto, però, non aveva il solo fine d'esornare con la devastazione: esso voleva creare.
Per cui aggiunse alla sua ominosa melodia lamenti di entità organiche. Dall'essenza scarlatta iniziarono a uscire, doloranti e bercianti, coloro che sarebbero rientrati nel grande archetipo delle Creature.
Contorcendosi in preda alle più esecrabili convulsioni, ai più strazianti urli o ruggiti sincopati, si conformavano dallo scarlatto brodo primordiale. E finalmente, la scarlatta essenza poté dirsi d'aver degli araldi, congeniali alla sua foggia: il Sangue.
Oh, quanto zelo e quanta tempra s'addensavano in quella dolorosa Creazione Scarlatta!
Ebbene, dal rosso nacquero forme di vita di tutti i tipi. Entità mai viste prima nella Perfetta e Sublime Princìpia. Entità tutte avverse alla fattispecie, ormai passata, del Regno: mortali, diverse, imperfette, mostruose, periture e caduche...
Per cui Creature alte poco più d'un metro e novanta si svincolarono dall'essenza rubra, dal corpo slanciato e gl'occhi vispi e candidi: coloro che in seguito avrebbero risposto alla classe degli Elfi.
E dunque Creature tarchiate e arcigne, torve e zannute si sprigionarono dalla vermiglia essenza, coloro che avrebbero risposto alla classe degli Orchi.
Tutto lo scenario era in preda alle urla, che a quanto pareva erano colorate da un mosaico rosso sangue.
Gli eserciti d'Oro e di Fuoco continuavano a guardare attoniti, giacché la Creazione Scarlatta era appena cominciata.
Sempre di più aumentavano le grida strazianti, parimenti ch'altre Creature nascevano da quel parto sanguinolento.
Ecco che sul terreno comparvero, mesti e addolorati, piccoli esserini alti poco più d'un metro; taluni dagl'occhi verdi, taluni dagl'occhi arancioni, con la labbia che gl'era cinta per metà d'una barb'assai canuta: ecco coloro che avrebbero assunto il nome di Nani.
Poi con sibilanti suoni strazianti, il liquido rutilante fece fuoriuscire Creature d'altezza poco inferiore a quella degl'Elfi. Essi avevano la pelle pallida, quasi diafana e in bocca due appuntiti canini: era nata la classe dei Vampiri - privilegiati sin dalla nascita!, giacché il loro nutrimento era la stessa essenza che scorreva nelle vene di tutte le altre Creature.
I geyser non cessavano di subissare'l mondo, e nel cielo sembrava che incominciassero a intravedersi dei lucori. Oh, quant'è bello il disordine più totale, quello così promiscuo e imperscrutabile!
Allor venne il turno degli Esseri Umani, che più di tutti gl'altri finora attingevano all'ormai scomparsa Sublime Perfezione, non fossero fatti dal mortale Sangue Scarlatto...
Poi fu il turno d'esseri assai alti più di tre metri, dalla guisa massiccia e dura, dal sembiante asfittico e bigio. Costoro sarebbero stati i giganti.
Ora lo scenario era divenuto ancora più crudo e turpe: il sangue, ovviamente, continuava a esplodere dal terreno; urla esecrabili di Creature create e in creazione s'udivano. Princìpia, per ogni dove, era sempre più conflagrata.
Ma il cielo, devastazione dopo devastazione, pareva farsi ridanciano, giacché brillava sempre più di quei pungenti lucori canuti.
I cruori proseguivano... Sempre più Creature venivano alla luce... E annoverarle e descriverle tutte, sarebbe come andare oltre ciò che lice dalla benedetta e divina Fantasia, che mai dev'esser provocata o profanata. (Da nessun artificio umano soprattutto!)
Basta sapere che per la Stella a Quattro Punte si stanziarono i più possenti draghi, le più efferate bestie e le più infami delle abominazioni; tutte pervase da un'impellente arsione, proprio per l'Acqua, il Principio scomparso. Ma esse erano ignare del bieco giogo della Creazione Scarlatta...
Solo una precisa tipologia di Creature era scevra da tutti i bisogni vitali, dalle emozioni e forse anche dalla morte. Invero, proprio come i corvi - principali compagni della morte - questi misteriosi guerrieri avevano degli elmi a forma di truci e lucidi becchi.
Questi, erano i Corvini.
Infine, giunti all'acme della Creazione Scarlatta, nel cielo i lucori si fecero sempre più nitidi e molteplici, rendendolo febbrile e cangiante, rendendolo finalmente immune a quell'immobile Perfezione che finora l'aveva intrappolato. Per la prima volta comparvero le Stelle, che dall'alto, come degli occhi ipnotizzati, guardavano impotenti la distruzione.
Adunque, l'Acqua scomparve definitivamente da Princìpia, lasciando spazio solo al Sangue Scarlatto, alle sue sitibonde creazioni. E nel corso degl'anni, al rintoccar d'un'arpa, endecasillab'in ottave d'uno sconosciuto poeta sarebbero echeggiati per la Terra dei Princìpi:
"Quand'il Sol né più fac'emetterà
e gl'Astri cesseran la fatal luce,
l'equoreo sen ancor risgorgherà;
ma'l Fato allor fia truce: Sangue, foce
della scarlatta cagion assurgerà,
ammantandosi d'una iemal voce.
Ceruleo, commisto allo Scarlatto;
tutto di Perfezion sarà confatto!"
STAI LEGGENDO
Le Cronache Scarlatte - Il Cavaliere
FantasiIn un mondo dominato dal più profondo blu del Mare, gigantesche e abominevoli Creature Marine dalle esecrabili fattezze vagavano dandosi battaglia. In quel mondo non v'era emozione, sensazione o passione alcuna; solo la belligerante voglia di combat...
