UNO STRANO SOGNO

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Ankar e Tagan tornarono dai loro connazionali e, un gruppo di essi, li accerchiarono subito: il ritorno di Maron aveva suscitato diverse domande sopratutto per la risposta fredda e colma di tristezza.

"Stanno bene".

Così aveva detto senza guardare in faccia Kawab dopo che quest'ultimo gli aveva chiesto cosa fosse successo ai due canidi.

Ora il giaguaro restava seduto con la schiena contro un albero e fissava il triangolo distorto e coperto di sangue secco dato dal fratello.

Il lupo rosso, appena tranquillizzò i suoi amici, si allontanò per riflettere: come poteva sconfiggere il Dio Morte? Come poteva abbattere una divinità?

Tuttavia ora che non doveva più lottare per la sua vita poteva concedersi il lusso di farsi più domande e, quindi, iniziò a domandarsi di chi fosse quella lei citata dal Dio Guerra.

Poco più in là Zet fissava il vuoto con una mano sul ginocchio destro, Turkis non aveva smesso di sorvegliarlo da quando si era svegliato e il più giovane non apprezzava la cosa.

Non l'obiettivo della guardia ma chi la facesse, voltò la testa speranzoso di non vedere il fratello ma, per la quarta volta consecutiva, restò deluso.

"Non sei costretto a restare, sciamano" sottolineò l'ultima parola per mettere in chiaro quanto il loro legame fraterno fosse lontano per lui.

Fu allora che il lupo nero si avvicinò e assunse la stessa posizione del simile con la voglia, nonostante la voce ferma gli occhi lucidi non nascondevano il suo enorme dolore.

Si aspettava una risposta, ma il più vecchio gli afferrò dolcemente la testa e la fece adagiare sulla spalla.

"Gli dèi non mi obbligano a restare, vero, ma nemmeno mi vietano di farlo".

Zet non potè più reggere quella maschera di falsa apatia e lasciò che le lacrime formassero due fiumi silenti sulle guance, Turkis usava la mano opposta per toccare le zanne appese alla collana e il tutto mentre osservava il vuoto davanti a sé.

Poco più in là un altro cacciatore combatteva contro il dolore, Rohan sedeva a terra e le nocche delle mani poggiavano sulle guance.

Karma non si era mossa da dove si era messa, non emetteva alcun suono e non disturbava in nessun modo il simile che fissava un punto vuoto davanti a sé.

Immaginava di vedere Xante che gli sorrideva mentre sedeva a gambe conserte, che, nonostante la cecità, puntasse la testa verso lo sciacallo al suo fianco per spronarlo a parlarci.

Il nuovo capotribù dei canidi sorrise ma appena sbattè gli occhi cancellò quell'immagine e un sospiro colmo di tristezza attirò l'attenzione della cacciatrice vicino a lui.

Sussultò quando la femmina poggiò la tempia sinistra sulla sua spalla destra.

"Manca anche a me" sussurrò per poi baciare la guancia dell'amato che finì per abbracciarla con gli occhi lucidi.

Insta e Akhena sedevano con Lika, Talia e Sophira e fu allora che videro passare davanti Ankar.

"Ankar, siedi con noi!" propose il lupo grigio, ma il figlio scosse lentamente la testa.

"Scusa, padre, ma ho bisogno di chiudere gli occhi un attimo".

Non aspettò una risposta e raggiunse il primo albero senza nessuno intorno, quel giorno aveva affrontato il Dio Morte e pensato insistentemente a un modo per sconfiggerlo e, onestamente, non sapeva quale fra le due fosse stata la fatica più grande.

Poggiò la schiena sul tronco e unì le palpebre intento a immergersi nel buio più totale, aprì gli occhi in un istante dopo e si ritrovò in una landa desolata.

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⏰ Ultimo aggiornamento: 12 hours ago ⏰

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