Un giorno, in preda alla noia e senza un motivo preciso, ti ritrovi a vagare per il TARDIS. Ad un certo punto, passando per un corridoio che non avevi mai visto, noti una porta diversa dalle altre. Sembra che il design di quella porta sia differente dal resto, come se, quando il TARDIS si era ricostruito l'ultima volta, abbia deciso di non modificare quella stanza. Magari c'é qualcosa di importante la dentro, pensi.
Esitante, entri nella stanza, lasciando la porta aperta. Ti guardi un po' attorno: c'erano un sacco di cose, per lo più ricordi e foto. Noti una vecchia culla in un angolo, probabilmente quella del Dottore stesso. Poi, mentre cammini sfiorando gli scaffali, noti in mezzo alle altre cose un orologio, come se stesse richiamando la tua attenzione. Aveva delle incisioni sopra, in Gallifreyano. Non sapevi cosa volessero dire ma ne intuivi il significato, in qualche modo: qualcosa che sorveglia, che controlla e tiene tutto in ordine. Ti avvicini incuriosita allo strano orologio da taschino, come se spinta da qualche forza a toccarlo. Prima che tu potessi toccare il piccolo oggetto dorato, una voce ti fa sussultare. "Vedo che hai trovato la mia stanza dei ricordi." Dice il Dottore alle tue spalle.
"Stanza dei ricordi?" Chiedi confusa.
"É la stanza più antica del TARDIS, assieme alla stanza della console, ma quella si rinnova sempre." Spiega, sfiorando la culla. "Questa, chissá come, non lo fa." Dice corrugando la fronte. Si avvicina a te.
"Quello cos'é?" Chiedi, indicando l'orologio.
Il suo sguardo si fa allarmato per qualche secondo. "É solo un vecchio orologio che ho da quando ho lasciato Gallifrey." Risponde evasivo, poi, con un movimento impercettibile prende l'orologio e se lo mette in tasca. "Cosa ti va di fare sta sera?" Chiede, cambiando argomento. "Potremmo andare a cenare nel vecchio e selvaggio west, o su un ristorante che apriranno sulla luna tra cent'anni, o alle torri cantanti..."
"O al giapponese sotto casa mia." Dici, lui ti guarda pensieroso. "Sai, mi va di fare qualcosa di tranquillo... Ma devo dirti che il ristorante sulla luna mi intriga molto." Sorridi.
"Ascolta." Ti posa una mano sul viso. "Se hai voglia di fare qualcosa di tranquillo, va bene anche a me." Sussurra, e ti lascia un lieve bacio sulle labbra.
"Allora va bene il giapponese?" Gli chiedi, mentre tornate nella sala della console.
"Assolutamente." Dice sorridente. "Andiamo." Preme alcuni pulsanti e tira una leva e, non prima di aver sentito quella specie di respiro metallico che fa ogni volta il TARDIS quando atterra, eravate sotto la tua vecchia casa. Uscite e tu ti giri un attimo attorno. Tutto sembra così diverso da quando non ci abiti più. Eppure, effettivamente, niente é cambiato.
Entrate nel ristorante, mano nella mano e presto siete seduti al tavolo ad aspettare le vostre ordinazioni. Ti mancava quel ristorante... A dire il vero ti mancava la tua casa... La tua città... Ma ti sembrava tutto così strano, non sapevi perché.
"Hey, T/N, c'é qualcosa che non va?" Ti chiede il Dottore, accarezzandoti una mano.
Scuoti la testa e gli sorridi. "Solo un attacco di nostalgia."
"Di casa?" Chiede, capendo come ti senti.
Ci pensi un attimo. "... In realtá non lo so... É come se questo posto non mi appartenesse davvero." Sospiri. "É complicato da spiegare ma... Diciamo che mi sento più a casa nel TARDIS, che qui a Edimburgo." Cerchi di spiegare.
"Capisco." Dice, e non perché non sapesse cosa risponderti, come fanno spesso le persone rispondendo con quella semplice parola dopo che tu gli hai spiegato i tuoi stati d'animo, ma perché lui capiva. E sul serio. Anche lui aveva lasciato casa sua, in circostanze molto peggiori rispetto alle tue. E, anche lui si sentiva a casa nel TARDIS, ormai.
