(Prompt di @-_weeping_angel_-)
"Ossantocielo! Sherlock, no!" Urli alla televisione mentre Sherlock parla con John al telefono, in piedi sul bordo di quel palazzo.
Improvvisamente si alza il vento e vedi come un'ologramma sfarfallare davanti alla tua televisione, giusto a un paio di centimetri dal tuo viso.
Sussulti e ti tiri indietro di scatto.
"Che cazzo...?!" Una cabina blu era davvero appena apparsa davanti a te? Prima sembrava solo un'immagine proiettata, ora... Era davanti a te, e solida: ne eri sicura. Era davanti a te...! E ti stava coprendo la vista dalla tv...
La prima cosa che ti viene da fare, dopo un paio di secondi di sbigottimento, é saltare dietro al divano e nasconderti dietro la sua spalliera, sbirciando oltre ad essa per capire cosa sta accadendo.
La porta della cabina blu, si apre e ne esce un uomo. É piuttosto alto e snello, con i capelli e gli occhi castani. Osservandolo meglio vedi alcune ferite e alcuni squarci sul suo vestito elegante e sul trench coat scuro, il suo viso é smunto e stanco, oltre che quasi ricoperto di piccole ferite, per non parlare del fatto che era molto pallido, come se potesse svenire da un momento all'altro.
"L'ultima volta... Qui non c'era una casa--" Sussurra, appoggiandosi di peso alla parete della scatola blu della polizia. "Devo assolutamente scusarmi con i proprieta--" Non fa in tempo a finire la frase che gli occhi gli si rivoltano all'indietro e gli cedono le ginocchia: per fortuna cade sul divano.
"Oh santo cielo!" Esclami, corredo subito dall'altra parte del divano per controllare se respirasse ancora. Okay, respira. Prendi un sospiro di sollievo. Poi poggi la testa sul suo petto per controllare il battito.
Tum tum tum tum. Tum tum tum tum.
Ti allontani e osservi l'uomo. Impossibile. Quattro battiti. Gli premi un pollice sul polso per controllare il battito. Eh no, non ti sei assolutamente sbagliata: quattro battiti. Sembrava quasi il ritmo di un tamburo. [Intenda chi vuole intendere ;) ]
Un tizio con un battito anormale e che non avevo mai visto prima é apparso nel mio salotto in una cabina della polizia... Una giornata normale insomma. E ora devo soccorrerlo... Non posso di certo lasciarlo lì svenuto. Sospiri. Lo porto in camera.
Alzandolo come potevi, ma per lo più trascinandolo, riesci a portarlo in camera tua e poggiarlo sul tuo letto, in posizione supina. L'uomo era magro, ma alquanto alto, e, per quanto fosse magro, non potevi dire che non pesasse, da trasportare.
Sbuffi. "Okay..." Ti tiri indietro i capelli e raddrizzi la schiena, poi ti dirigi alla volta del bagno per recuperare dei medicamenti.
Fai quello che puoi per disinfettargli le ferite più visibili, lo cambieresti anche, ma non credi di riuscire ad alzarlo, il massimo che riesci a fare é togliergli il cappotto, la giacca, la cravatta e le scarpe. Lasci un pigiama comodo -che il tuo ex si era dimenticato a casa tua- ai piedi del letto, in modo che lui se lo possa mettere da appena sveglio. Lo copri con una coperta e lo lasci riposare.
Poggiando i suoi abiti sulla sedia, qualcosa di metallico cade dalla tasca del trench coat e rimbalza per terra. Abbassi lo sguardo, per vedere una chiave argentea. "E tu cosa apri?" Chiedi, più a te stessa che alla chiave.
Ripensi alla scatola della polizia che era nel tuo salotto, e che non potevi sicuramente spostare -Chissà quanto pesa quell'affare!-, aveva la toppa per una chiave sul davanti. Ti dirigi in sala, mossa principalmente dalla tua curiositá, e infili con mano tremante la chiave nella toppa. Avevi paura di cosa avresti potuto trovare là dentro ma la curiosità ti stava corrodendo.
