Erano le 4 di notte e io non trovavo pace.
Caleb riposava beatamente, mentre io mi giravo e rigiravo nel letto di continuo. Mi alzai, rassegnata e mangiai qualcosa: zampette di rana, ottime. D'un tratto udii delle urla distanti: papà!
Che si stesse scontrando contro la preside?
Dovevo correre da lui, nonostante tutte le raccomandazioni. Uscii dall'hotel senza dire nulla a Cal, poiché mi avrebbe impedito di raggiungerlo.
Risalii dal tombino e sbucai nel parco, concentrandomi sulla provenienza delle voci di prima. Corsi come un fulmine, stando attenta alle strade che percorrevo: non mi dovevo far vedere dalle persone.
Seguii le voci, giungendo nel vecchio covo della megera. Senza indugio, volai fino alla finestra da cui ero caduta la scorsa volta e la sfondai, cogliendo la megera mentre lottava con la gang. Soccorsi mio padre, sdraiato a terra: era svenuto. Senza farmi vedere, lo sollevai e mi diressi verso la finestra da cui ero entrata.
Purtroppo, quella strega, si accorse della mia presenza e corse verso di me, carica d'ira. Lasciai mio padre, in modo tale che colpisse solo me. Mi si buttò addosso, gettandoci nuovamente dalla solita finestra.
Presi una forte botta alla schiena e temetti seriamente per il mio bambino, mentre lei continuava a starmi addosso, cercando di soffocarmi con le sue mani munite di artigli. I ragazzi corsero verso di noi, allontanandola da me, mentre Juls venne ad aiutarmi.
«Tutto bene?» mi chiese, preoccupata. Io piansi, vedendo che i miei pantaloni erano macchiati di sangue: sperai che non fosse il sangue del mio bambino.
«Non lo so» riuscii a dire.
Da lontano vidi Caleb venire spedito verso di noi.
«Cosa cazzo ci fai qui?! Sei matta?!» mi sgridò lui. Io lo guardai, in lacrime e lui posò il suo sguardo sul sangue di cui ero macchiata.
«E questo?!» sbraitò, carico di rabbia, mentre i suoi occhi si riempivano d'odio.
Raggiunse gli altri, con le vene pulsanti e si mise davanti alla madre, bloccata a terra.
«Tyler, dallo a me» ordinò lui, duro, riferendosi al paletto.
«Caleb non...» iniziò Ty, ma Cal lo interruppe, guardandolo con impassibilità. Gli porse il paletto e lui lo afferrò saldamente in mano.
«Non vorrai uccidere la tua mamma, vero, tesoro?» gli chiese lei, cercando di persuaderlo.
«Tu non sei più mia madre» sibilò, poco prima di penetrare il suo cuore col paletto. Alcune lacrime solcarono il suo viso, mentre la madre moriva, liberando dei gemiti strozzati per il dolore.
Silenzio.
Nessuno disse più nulla e aspettiamo che il dolore della madre cessasse.
Caleb era ancora in ginocchio, davanti al corpo esausto della madre. La guardava con rancore, odio e malinconia.
Doveva essere stato atroce essere l'artefice della morte della madre, l'unica persona che avesse avuto, ma forse era l'unico modo per liberarsi da tutto il male che gli aveva fatto.
Tyler e Juls mi sollevarono, scortandomi in ospedale, con Billiam e Dave che trasportavano mio padre, che, tuttavia, si stavano riprendendo.
Volammo e dall'alto vidi degli uomini portare via il cadavere della megera, mentre la figura di Caleb rimase immobile, nello stesso punto, mentre il mio sguardo la smarriva dietro agli alberi.
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Bad Blood
VampireE se la tentazione si rivelasse quasi letale? Cosa accadrà ad una ragazza come tante che è stata trasformata in vampiro con in realtà lo scopo di ucciderla?
