5 AGOSTO 1462
Come spesso accade in molte idilliache situazioni ,anche l' armonia di quegli istanti ebbe poco sèguito. Ad Emma fu recapitata un urgente missiva e il suo sigillo lasciava poco all' immaginazione infatti lesse avidamente il contenuto sospirando e strinse i denti ,per poi stracciare in mille pezzi lo scritto .Il suo amico fidato , colui dal quale si divise la mattina stessa dalla loro "battuta di caccia" quello che le voci della città chiamavano "strano" o "invertito", doveva affrontare un processo,incriminato per una ruberia da quattro soldi .
"Ma cosa gli è passato per la testa? Che idiozia ha mai combinato!" chiamata a testimoniare, sapeva per certo che doveva assolutamente fornire un alibi allo sciagurato .E avrebbe mentito. Lo avrebbe fatto senza esitazioni e sarebbe stata molto convincente. Avrebbe corrotto l intero tribunale se fosse stato necessario ,anche con ducati sonanti.
"E spero per lui che non ci sia un uomo di mezzo!!"
Al rintocco delle dodici in punto dovette recarsi in tribunale quindi per testimoniare . Per ..inventarsi qualcosa di convincente ,sarebbe stato più corretto dire.
Sperava vivamente che la sua versione dei fatti fosse stata in grado di placare gli animi accesi dentro quell' aula di giudizio dove ormai si discuteva da ore. "Inetti. Mezza giornata per decidere la sorte di un ladro di galline."Dentro di sé rise sguaiatamente.
Si presentò con abiti adeguati ovviamente ,assumendo quanto più possibile un atteggiamento pacato e tranquillo, tant è che quando qualche comare del posto la vide entrare in aula, con il portamento elegante,la schiena dritta e le mani intrecciati davanti al grembo, gli splendidi capelli corvini raccolti ,con grande stupore parlottò a bassa voce" ma quella non è la Lepore?!Maremma !!Ma i come l è cambiata!" E la Lepore aveva sentito ,tanto meglio, amava stupire.Rigirare.Confondere.Parlò tutto d' un fiato quando il giudice la convocò , pacatamente, ricamò una bella storiella, soffermandosi
ogni tanto per dare enfasi a ciò che esponeva davanti alla Corte, sperando di non dover rispondere ad altre mille domande. Per sua fortuna il giudice non la conosceva. Ancora.
Quand' ebbe finito sentì dire "va bene,potete andare adesso.E pare che se quest' uomo quella sera fosse in vostra compagnia e di altre due persone ,si debba soltanto passare a verificare ciò che dite chiamandoli qui a testimoniare. Mi auguro vivamente per Voi che stiate dicendo il vero."
Emma si congedò con una riverenza ,poi passò davanti al teste e sussurrò senza essere notata con un occhiataccia:
"La prossima volta che osi allungare le mani sulle briciole ti tiro il collo, "svampita" ".Quella notte si prospettava irrequieta. Emma pareva non capire perchè di punto in bianco il suo umore fosse diventato così cupo.
"Non lo sai Beatrice, ma davvero??"
Quella vocina... quanto la detestava. E quando pareva prendersi gioco di lei la odiava ancora di più. Lo sapeva, eccome ! Sapeva che l'incontro casuale di quel giorno con Emanuele nel bel mezzo della piazza gremita l' aveva agitata. E non solo quell incontro ....tutto cio' che ne consegui' dopo . Sapeva ormai che doveva toglierselo dalla testa.
E sempre in quella dannata piazza si salutarono in modo molto formale come fossero due estranei a causa di un intoppo ,la promessa sposa... la futura moglie del giovane, Margherita. Quella biondina dal nome così smielato e dai modi altrettanto zuccherosi e così fragile e delicata le dava a noia, ma ebbe da ricredersi quando in un momento in cui Emanuele dovette allontanarsi quest' ultima la attirò a sé per un braccio ,stringendolo così forte che mai si sarebbe aspettata una tempra del genere. La forza di chi ha paura di perder qualcosa..o in questo caso,qualcuno.
" Sarebbe opportuno ,mia cara Emma Beatrice Lepore che tu facessi attenzione : non bramare a tutti i costi ciò che non ti appartiene."
Non si era nemmeno disturbata a darle del Voi ,il che faceva intendere quanto poco la tenesse in considerazione.Le due donne si scambiarono un occhiataccia mentre Emma tentava la carta dell ingenuità e di far finta di non capire anche se la tentazione di prenderla a schiaffi davanti a mezza Livorno era gigantesca.
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Rose Nere [PRESTO IN CARTACEO !]
Historical FictionESTRATTO "Emma...perdonami, so che puoi capirmi. Uno come me ....presto otterrò il titolo di conte, io non posso legarmi a te .Vorrei...vorrei..." Emma lo spinse verso il muro costringendolo a guardarla. "Abbi il coraggio Emanuele!!Pronunciale qu...