29 - Amore corrisposto

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«Aspetta, stai dicendo che Azaly si è visibilizzata e che ora sta parlando con David!?».

Ci mancò poco che il mio vicino e la versione umana di Azaly mi sentissero attraverso i rampicanti di confine. Ora finalmente capivo perché quella ragazza mi sembrava così familiare. Attraverso rami e foglie, riuscii a guardare il bellissimo angelo mentre David l'aiutava a tenersi in piedi e al contempo le impediva di andarsene. In effetti sembrava esausta...

«Forse dovrei intervenire» iniziai a preoccuparmi.

«No! Tu da sola non devi fare nulla. Se David ha dei sospetti su di lei non farai altro che confermare i suoi dubbi, e qualunque sia la sua reazione io non potrei aiutarvi». Abel mi stringeva con tanta forza da farmi male. «E se anche mi trasformassi, potrei non fare in tempo ad uscire e allontanarla dalla reazione di lui».

Sembrarono frasi dettate più dalla tensione, che dalla ragione. Ero certa che David non avrebbe mai fatto nulla di male né Azaly né a nessun altro, ma non ribattei perché sapevo già che sarebbe stato inutile tentare di convincerlo.

«Non capisco perché sono insieme» riprese.

«Probabilmente si sono incontrati per caso, Azaly appariva stanca e David si è preoccupato per lei». Era la spiegazione più logica.

Abel non ne era affatto convinto - lo sentivo dalla tensione delle sue braccia che ancora mi stringevano forte - eppure non si oppose. Fece un lungo respiro e mi lasciò andare.

«Sì, deve essere così» provò a calmarsi.

«Non preoccuparti, sono sicura che Azaly saprà come comportarsi» provai a rassicurarlo. Ma naturalmente fu inutile.

«Di Azaly mi fido, è lui che mi preoccupa. Se osa toccarla...».

Non continuò, e l'intensità della sua frase lasciata a metà mi fece male. Parlava come se Azaly fosse sua, la sentiva ancora sua nonostante tutto. Avrei dovuto immaginarlo. Nonostante Abel dicesse di amare me, non potevo competere con la bellissima ragazza con cui aveva condiviso tutta la vita.

Mentre cercavo di tenere a bada la gelosia, il mio angelo sfruttò la copertura delle piante per avvicinarsi il più possibile a loro. Lo seguii in silenzio, e dal punto più vicino riuscimmo ad ascoltare una parte del loro discorso.

«Non posso lasciarla andare, signorina. Sta male, non si regge nemmeno in piedi».

«Le ho detto che sto bene. Mi lasci, per favore. Ho fretta».

David tentennò per qualche secondo e solo allora lei sembrò dargli attenzione per la prima volta.

«Noi ci conosciamo?» gli domandò.

Era una strana domanda, da parte di Azaly. Lei lo aveva già conosciuto, certo, ma non poteva riferirsi a questo. David cercò di ricordare se e dove si fossero visti, ma lei non riuscì ad attendere.

«La prego, mi risponda!».

«E' umana» mi sussurrò Abel, rispondendo alla domanda che stavo per pormi. Per questo agiva molto più istintivamente del solito.

«Mi dispiace, io non la conosco» le rispose lui, ovviamente.

David provò di nuovo a fermarla quando Azaly tentò di riprendere il suo cammino, e Abel, nonostante fosse preoccupatissimo, non mi lasciò intervenire. Arrivò perfino a trattenermi quando provai a raggiungerli, nel momento in cui Azaly sembrò cedere alla stanchezza e cadere a terra. Per fortuna David ebbe i riflessi di prenderla, e dopo qualche secondo di smarrimento entrò in casa sua, portandola con sé in braccio mentre lei perdeva definitivamente i sensi.

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