20 - Il più importante

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Passai le prime ore dopo la "mia" pazza decisione in preda all'ansia; la sera non riuscii nemmeno a mangiare e la mattina dopo mi fu totalmente impossibile seguire le lezioni.

Evidentemente il mio stato d'animo traspariva anche all'esterno, perché durante la ricreazione Diane venne a parlarmi per chiedermi cosa non andava. Chris, in quel momento, era impegnato in una conversazione con Melanie, mentre Matthew e Simon chiacchieravano con un nostro compagno di classe, così considerai l'idea di parlare con Diane delle mie preoccupazioni. Lei non sembrava affatto il tipo da segreti, eppure, dopo aver passato tanto tempo insieme, mi ero accorta che dietro quel carattere esplosivo c'era una buona dose di responsabilità. Mi fidavo di lei.

Le chiesi di allontanarci dalla classe e, mentre camminavamo nei corridoi, iniziai a raccontarle di David e della "mia" decisione di dichiararmi.

«Chris lo sa?» mi bloccò subito, a metà tra stupore e preoccupazione.

Dunque aveva intuito la sua cotta per me... Non avevo mai raccontato nulla a nessuno per rispetto al mio amico, ma visto che Diane lo aveva capito da sola immaginai che non ci sarebbe stato nulla di male nel parlarne. Anzi, ero felice di poter finalmente condividere quella storia con qualcuno.

«Sì, gli ho raccontato di lui qualche tempo fa. Ma anche se non ci fosse stato David non avrei mai potuto stare con Chris, lui per me lui è solo un amico» mi confidai.

«Beh, meglio così» accettò senza farsi problemi. «Altrimenti adesso avresti un bel problema con Melanie».

Mi fece un sorriso complice. Entrambe avevamo capito in che direzione andavano i sentimenti della nostra amica e non potevo negare che Diane aveva ragione... ma al momento non riuscivo proprio a preoccuparmi di altri che di David e della mia dichiarazione.

Le raccontai tutto a cuore aperto e, alla fine del mio sfogo, la sua tipica schiettezza e le sue domande mi furono di aiuto.

«...Sono anni che vivo in questo modo e non so se riuscirei a cambiare le cose, qualunque fosse la sua risposta» cercavo di spiegarmi.

«Davvero? Anche se lui rispondesse di ricambiarti?».

«Non so, credo di sì» ipotizzai. Nonostante tutto, continuavo a considerarlo troppo al di sopra di me, per vederlo come mio ragazzo.

Diane mi guardò con incredulità. «Ma sei sicura che lui ti piaccia davvero in quel senso?».

«Certo» risposi di getto. Poi pensai meglio alla domanda. Qualcosa nelle sue parole guardava più a fondo di quanto riuscissi a fare io. «Almeno credo...».

*

Fu un pomeriggio lunghissimo. Mi sentivo confusa perché avevo iniziato a dubitare dei miei sentimenti per David e, come se non bastasse, il mio angelo aveva iniziato a farmi pressioni affinché mi decidessi a dichiararmi il prima possibile. Era un atteggiamento un po' sospetto, a pensarci bene, ma mi ero così chiusa nel mio egoistico stato di ansia che passarono ore prima che capissi il motivo di quella fretta. C'era qualcosa a cui Abel non voleva che pensassi, qualcosa di cui mi resi conto praticamente per caso.

«Hai così tanta voglia di vedermi con qualcuno?» avevo cercato di sdrammatizzare in risposta alla sua ennesima insistenza.

Invece di ridere, Abel fece silenzio e si voltò, ma non abbastanza in fretta da riuscire a nascondermi la sua espressione amareggiata. Tornò a sorridere in pochi secondi, ma non mi sembrò per nulla sincero.

«Abel, che hai?» iniziai a preoccuparmi.

«Nulla, sto bene».

Si alzò e se ne andò immediatamente nella sua stanza. Altro che "sto bene", stava fuggendo dal discorso! Ma non capivo perché... Cos'avevo detto per farlo reagire in quel modo?

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