9 - Bugie e chiarimenti

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Scienze, storia, italiano.... cinque lunghissime ore di lezione e all'uscita non avevo ancora idea di come comportarmi con Abel. Proprio non riuscivo a capire come gli fosse venuto in mente di nascondermi una cosa così importante. Arrivai al cancello senza alcuna voglia di parlargli.

«Ehi, sembri molto annoiata» si preoccupò non appena mi vide.

Gemetti in risposta. Non ero annoiata, ero preoccupata e soprattutto arrabbiata con me stessa, perché non trovavo il coraggio di affrontare la cosa, ma mi accorsi ben presto nemmeno lui era intenzionato a farlo, e col passare delle ore la mia preoccupazione iniziò a tramutarsi in fastidio.

Abel era silenzioso, in effetti. Stare insieme non aiutava nessuno dei due, così mi chiusi in camera con la scusa dei compiti e anche quando li finii restai lì a cercare di distrarmi con la musica e il computer. Ovviamente fu inutile, non avrei risolto nulla senza parlare con lui.

Mi arresi all'evidenza e decisi di proporgli di uscire insieme, così da provare ad affrontare la questione con meno tensione, ma quando lo raggiunsi in giardino lo trovai profondamente addormentato. Un po' stupita, mi avvicinai a lui per osservarlo. Sembrava così tranquillo... il suo viso era a diretto contatto con i fili d'erba e le morbide ali si muovevano appena al ritmo del suo respiro. Sembrava in perfetta sintonia con la natura intorno a sé.

Per qualche minuto restai sull'erba accanto a lui, ben attenta a non svegliarlo. Scostai i capelli che gli erano caduti davanti agli occhi e notai che era un po' più pallido del solito. Che fosse a causa di questa storia?

Sospirai. Dovevo fare qualcosa, tenevo troppo a lui per permettere che il nostro rapporto si incrinasse.

Mi alzai ed entrai in casa con l'intenzione di riuscirne subito. Il silenzio lì dentro senza mio padre né Abel era assordante, così presi il mio lettore mp3 e misi la musica a tutto volume, decisa ad uscire anche senza di lui pur di scaricare i nervi.

Mi chiusi piano il cancello alle spalle e camminai senza meta per qualche minuto, fino a ritrovarmi sotto un viale alberato che attraversavo sempre con mio padre da bambina; non ci venivo da molto tempo, eppure avevo sempre amato quel luogo. In fondo al viale c'era una panchina da cui si godeva un panorama stupendo, sulla quale andavamo sempre a sederci insieme prima di tornare indietro. Ripetei lo stesso percorso, sentendo un forte senso di solitudine che purtroppo non dipendeva solo dalla sua perdita. Anche Abel avrebbe sicuramente amato quel luogo... 

«La devo smettere di pensarci» mi lamentai quando, su quella panchina, mi accorsi che i miei pensieri erano tornati al mio angelo

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«La devo smettere di pensarci» mi lamentai quando, su quella panchina, mi accorsi che i miei pensieri erano tornati al mio angelo.

«Pensare a cosa?».

Come? Qualcuno mi aveva risposto, ma chi? Tolsi le cuffie e mi girai, trovando alle mie spalle...

«David!» quasi urlai.

Aveva un'espressione un po' stupita. «Ciao, Sarah, non mi avevi sentito? Ti ho chiamata più volte».

Era davvero lui! Che strana coincidenza, però ero felicissima di vederlo.

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