(Ve lo ricorderò all'inizio di ogni capitolo. La storia non è raccontata in ordine cronologico, ci sono molti flashback e salti nel tempo, per cui vi consiglio di tenere a mente il numero che contrassegna il capitolo. I numeri scritti in lettere fanno parte del passato, le cifre del presente. E' complicato, I know)
past
Non so come Jimin abbia fatto a convincermi ad andare in spiaggia.
O meglio, lo so. Semplicemente ha saltato la fase proposta e mi ci ha portato, volente o nolente.
Non ha voluto sentire ragioni quando gli ho detto che odio le spiagge. E che odio la sabbia delle spiagge. Odio i bambini chiassosi che sollevano la sabbia delle spiagge. Odio i genitori petulanti dei bambini chiassosi che sollevano la sabbia delle spiagge. Odio i venditori ambulanti che ronzano intorno ai genitori petulanti dei bambini chiassosi che sollevano la sabbia delle spiagge. E detesto i granchi. Non è abbastanza?
"Sei fortunato," mi ha risposto Jimin. "A Nessunposto abbiamo la spiaggia di sassi."
Così ora siamo qui, sotto il sole cocente delle quattro, senza uno straccio di equipaggiamento se non due teli mare che un collega di Jimin ci ha passato.
Da quando siamo arrivati la gente continua a fermarsi a salutarlo, gli chiedono se ci vogliamo unire per una partita di beach volley, se li può aiutare con un qualche problema. Lui rifiuta tutto, ovviamente cordiale, dicendo loro che per oggi ha altri programmi.
Scopro così che Jimin lavora come aiuto bagnino alla spiaggia privata nelle primissime ore della mattina. Mi dice che a quell'orario non c'è praticamente nessuno a cui badare per cui il suo lavoro consiste più che altro nel pulire la spiaggia e aprire gli ombrelloni. Ci pensa il suo capo a tenere d'occhio i primi turisti coraggiosi che si buttano in acqua, ma lui deve stare comunque pronto ad ogni evenienza.
Dopo esserci trovati un buco nella spiaggia libera dove stendere i nostri teli mare ci sfiliamo scarpe e calze. Jimin mi arrotola i jeans fin sopra il ginocchio, accusandomi di essere troppo lento a spalmarmi la crema solare, smanioso di mettere i piedi in acqua.
Dire che ci dirigiamo verso la riva non renderebbe giustizia all'impresa. Ci ritroviamo a procedere in punta di piedi da una manciata di pietre roventi all'altra, imprecando ogni volta che una conchiglia ci si pianta nella pelle.
Arriviamo alla stramaledettissima riva e l'acqua è ghiacciata.
Jimin vede la mia faccia e scoppia a ridere.
Lasciandomi indietro lui decide di dare il buon esempio e godersela, urlando qualcosa sul fatto che la temperatura così bassa compensi il calore delle pietre. Si addentra sempre di più nel mare tenendosi i bermuda sollevati dall'interno delle tasche, i suoi movimenti appena un attimo intirizziti. Si ferma a rilanciare un pallone a dei bambini, si passa una mano bagnata dietro il collo per rinfrescarsi, mi indica entusiasta il passaggio di alcuni pesciolini.
E' evidente che sta fremendo dalla voglia di immergersi in acqua. Ormai gli arriva sopra al ginocchio e bagna il bordo dei suoi bermuda, inscurendoli. Jimin è perennemente chinato in avanti con la schiena, i capelli arancio che gli calano dal viso morbidi e lo scollo ampio della canottiera che si allarga verso il basso, regalando a tutti una generosa visuale del suo petto. Un bagliore, un luccichio metallico, un sottile riflesso del sole cala dal suo collo segnandomi la retina degli occhi.
Mi limito a guardarlo da lontano, i piedi ben piantati dove ci sono sì e no tre dita d'acqua.
Jimin tiene una mano sotto il pelo del mare, girando in tondo per sentirlo scorrere tra le dita. Come un bravo bambino obbediente che non può fare il bagno se non è scaduto il tempo della digestione, sembra accontentarsi così.
Quando mi accorgo che la mano immersa è quella dove tiene allacciato il mio bracciale faccio per urlargli qualcosa, ma Jimin mi batte sul tempo. Il sorriso che mi lancia è ampio e semplice, genuinamente felice, mi annoda la lingua.
Con quella sua aria spensierata, la risata chiassosa e la sua oggettivamente bella presenza, si guadagna l'attenzione di metà spiaggia.
E poi ci sono io, tutto secco e palliduccio, le braccia incrociate sopra la maglietta extra large e le alghe abbarbicate alle caviglie. Un'onda più alta delle altre minaccia di farmi la doccia, le pietruzze e la ghiaia continuano a pizzicarmi la pianta dei piedi e capisco di aver raggiunto il mio limite massimo di sopportazione .
"Jimin!" lo chiamo.
Lui si rigira verso di me, la mano sulla fronte a mo' di visiera. I bermuda ormai sono bagnati fino a metà coscia ma non penso gliene importi qualcosa.
La mia postura rigida e l'occhiataccia non dovrebbero rendere necessario gridare una seconda volta per recapitare il messaggio sottinteso, anche se temo che la frangia verde svolazzante che mi scopre la fronte stia rovinando l'effetto intimidatorio.
Da bravo bagnino Jimin viene a trarmi in salvo, raggiungendomi. Da cretino quale è mi solleva di peso e non mi lascia andare fino a quando non mi deposita sui nostri teli mare.
Ignorando la scia di sguardi curiosi e divertiti rivolti a noi, colpisco Jimin sul braccio, intimandogli di smettere di ridere.
Nonostante sotto il sottile telo mare ci sia una distesa di pietre alla fine mi sono abbioccato nel giro di poco tempo, la canottiera di Jimin ripiegata più volte sotto il mio capo. L'ultima volta che ho guardato lui era rivolto verso di me, tutto raggomitolato in posizione fetale. Sarà stato cinque, dieci minuti fa.
Pensavo che al mio risveglio avrei sentito forte e chiaro tutte le conseguenze dell'aver dormito su una superficie così dura, ma alla fine la schiena non mi fa così male. Mi ritrovo a strizzare gli occhi ancora più chiusi, però; persino da sotto le palpebre tutto questo giallo ocra è così insistente da farli lacrimare.
Una nuvola passeggera deve aver coperto il sole perché il giallo diventa un formicolante marroncino rossastro.
Apro gli occhi ed il sole è ancora lì, nessuna nuvola in cielo. E' solo la mano di Jimin sospesa nell'aria sopra la mia testa che mi para il viso dai raggi.
Con lo sguardo percorro il suo braccio dal polso alla spalla, risalgo le clavicole fino alla vena del collo e arrivo ai suoi occhi chiusi, le sopracciglia leggermente corrucciate. Con l'altro braccio, quello premuto tra il suo corpo e il telo, si accarezza in modo assente la pelle glabra dello stomaco, lasciando solo intravedere l'ombelico.
Una catenina sottile gli pende dal collo, un piccolo ciondolo argentato all'estremità.
Quando sollevo pigramente un braccio riesco a mettergli in ombra un solo occhio. La sua mano si ferma sulle costole, i lati della bocca gli si piegano verso l'alto.
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Inghiottito dal Mare, Rapito dalla Luna - UNDERNEATH THE MIRROR (BTS Yoonmin)
Fanfiction[Il cartaceo di "Inghiottito dal Mare, Rapito dalla Luna" è già disponibile su Amazon!] Yoongi è costretto dalla madre a frequentare una psicologa da quando i suoi comportamenti lasciano intendere che in lui ci sia qualcosa di profondamente sbagliat...
