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Quando papà mi vede alzato alle sette e un quarto del mattino ci manca poco che urli al miracolo. Non riesco a ricordare di averlo mai incrociato prima che andasse a lavoro, né a Nessunposto, né a casa nostra.
Credo sia il mio effettivo buon'umore a stupirlo tanto. Una volta lui e mia madre hanno provato a riscuotermi dal letargo domenicale prima del dovuto e la cosa è finita con un tal putiferio che hanno lasciato perdere.
Giuro, non ho puntato sveglie o altro. Semplicemente un attimo prima dormivo, l'attimo dopo ero sveglio.
Jimin mi è subito venuto in mente, un pensiero superstite dalla notte passata.
Quel cretino ha ancora il mio stupido bracciale. Ed io non ho uno straccio di numero telefonico per contattarlo.
Avrei dovuto insistere di più quando gliel'ho chiesto prima di salutarci. Lui mi ha detto che il paese era così piccolo che ci saremmo trovati lo stesso, che al massimo avrei potuto chiedere di lui al primo che passa. Ed inoltre non è troppo abituato a portarsi sempre il cellulare dietro, quindi anche se me lo avesse dato non avrebbe probabilmente risposto comunque.
Almeno ricordo bene che Jimin ha detto di lavorare come aiuto-bagnino al mattino presto.
Papà esce di casa, io lo seguo dieci minuti più tardi, i primi vestiti che ho pescato dalla valigia mai disfatta addosso. Con il portafoglio alla mano andrei a cercare un qualche posto dove far colazione, ma scopro che a quest'ora il mio stomaco è ancora serrato.
Per cui ora sono diretto alla spiaggia. Jimin farà meglio a farsi trovare lì perché l'idea di essermi svegliato praticamente all'alba per nulla è atroce.
Con le mani in tasca, il mio passo strascicato e l'aria più fresca del previsto che mi rizza i peli sulle braccia, percorro il centro di Nessunposto. In una settimana di vacanza non l'avevo ancora visto a quest'ora; in giro ci sono solo gli abitanti del posto che camminano di buona lena presumo verso la loro postazione di lavoro, i turisti ancora tutti chiusi negli alberghi. I forni a cui passo davanti stanno allestendo le vetrine con panini e dolci, i negozi iniziano ad esporre la merce. L'aroma di caffè richiama i clienti dalle finestre dei bar lasciate aperte.
Seguendo la stessa strada di ieri raggiungo la spiaggia, dirigendomi verso quella privata in cui ancora non sono stato. Non mi ci addentro troppo fino a quando non trovo Jimin con gli occhi.
Vederlo mi fa lo stesso effetto di ieri. Di nuovo quel senso di smarrimento, di piacevole sorpresa. Come se potesse essersi rivelato solo un sogno particolarmente nitido.
Suppongo di non essere più abituato a fare nuove amicizie.
Mi appoggio con i gomiti ad uno dei muretti che separano la zona giochi per bambini dalla strada da cui vengo, mantenendo una certa distanza. Non ha senso, lo so, ma voglio solo un minuto pieno per osservarlo e basta. Senza la pressione di dover rispondere a sguardi o battute. E' come se sentissi il bisogno di riabituarmi alla presenza di Jimin gradualmente, giusto il tempo di darmi un contegno.
Lui ancora non sembra avermi notato, indaffarato com'è.
Tiene il manico di uno spazzolone a due mani, passandolo con energia sulla passerella che collega la riva del mare con i punti ristoro e amministrativi del bagno. La sua divisa rosso fuoco spicca su tutto il panorama, mettendo in secondo piano la spiaggia, gli ombrelloni ancora chiusi, il mare mosso. Se a Nessunposto si guastasse uno dei rari semafori potrebbero sostituirlo direttamente con quella.
Jimin fa il suo lavoro diligentemente, ignorando il fatto che tutto il tempo che ci sta impiegando verrà reso nullo dal passaggio di un solo bagnante dai piedi insabbiati. Si ferma ogni tanto per ravviarsi i capelli all'indietro, le ciocche più lunghe che gli sfiorano il naso.
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Inghiottito dal Mare, Rapito dalla Luna - UNDERNEATH THE MIRROR (BTS Yoonmin)
Fanfiction[Il cartaceo di "Inghiottito dal Mare, Rapito dalla Luna" è già disponibile su Amazon!] Yoongi è costretto dalla madre a frequentare una psicologa da quando i suoi comportamenti lasciano intendere che in lui ci sia qualcosa di profondamente sbagliat...
