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(present)


E' un pomeriggio soleggiato quello in cui rivedo Taehyung. Per trovarlo non è servito ingegnarsi; dopo tanti anni ho imparato quale sia il primo posto dove cercarlo. Dall'ultima volta che l'ho visto giocare a basket, quando ancora io stesso ero nella squadra della scuola, il mio migliore amico è migliorato molto. Padroneggia la palla con più decisione, scarta gli avversari agilmente, senza farsi intimorire dai giocatori più alti o meglio piazzati di lui. Non si lascia distrarre dalla luce filtrata dagli alberi che probabilmente gli sta macchiando la visuale, pesta i rametti e le foglie secche facendole scricchiolare sotto i suoi piedi.


Il campo in cui stanno giocando è quello della scuola, in mezzo al giardino che in pratica viene utilizzato come parco del quartiere, solitamente frequentato da mamme e passeggini. Un mucchietto di bambini fanno il tifo all'ombra di un albero, costretti dai giocatori a restare ben fuori dall'aria delimitata da un'essenziale recinzione di ferro per non essere responsabili di alcun urto, gioendo ogni volta che la palla passa attraverso i canestri sgangherati.

La mia presenza viene notata proprio in uno di questi momenti, quando un ragazzo si prende tutte le pacche orgogliose dei compagni e ci si posiziona per tornare a giocare.

"Yoongi!"

La palla viene lasciata a rimbalzare ripetutamente a vuoto mentre Taehyung scavalca la ringhiera e mi getta le braccia al collo. Si separa dopo pochi secondi, consapevole del fatto che non amo certe dimostrazioni d'affetto, mantenendo il suo volto radioso.

Mi guarda per un attimo con i suoi occhioni castani, incapace di richiudere la bocca. Mi stringe di nuovo a lui, meno impetuosamente, come se avesse notato l'avvertenza fragile stampata in rosso sulla mia fronte.

Al di sopra della sua spalla faccio un cenno di saluto con il mento ai miei vecchi compagni di squadra, tutti ancora in pista. Non che andassimo tutti d'amore e d'accordo, ma sono comunque ragazzi con cui ero solito passare dei pomeriggi interi, con cui perdevo e con cui festeggiavo.

Il mio migliore amico torna a separarsi da me, tirandosi la maglietta sudata che gli aderisce la schiena.

"Come stai?"

Se i miei genitori non mi avessero già detto di aver comunicato a Taehyung parte dell'accaduto penso me ne sarei accorto solo dal tono con cui mi ha posto questa semplice domanda. Quando lo sono venuto a sapere mi sono arrabbiato, ma poi ho capito che era la cosa giusta da fare; sono rimasto a casa da scuola per quello che ormai è un mese, non posso pretendere che quello che ancora considero il mio amico più stretto se ne stia zitto, all'oscuro di tutto. Potevamo giustificare la mia assenza ai docenti con motivi familiari o problemi di salute, ma per lui non bastavano.

Il mio sorriso è incrinato, ma è comunque il più decente che riesco a sfoggiare negli ultimi tempi. "Bene."

Sono consapevole anche senza guardare la sua faccia che Tae sa di non dovermi credere del tutto. E' vero, sto meglio. Mi hanno nutrito, con le buone o con le cattive, mi hanno costretto al riposo per riempire i solchi che avevo al posto delle occhiaie, mi hanno tagliato via i centimetri di troppo di frangia. Forse è cambiato qualcosa anche nella mia testa. Forse sono riusciti a moderare il filtro sui miei occhi.

Tae lancia una veloce occhiata verso il campo da gioco, dove gli altri ragazzi lo stanno aspettando.

"Vuoi unirti alla partita?"

"Sono decisamente fuori allenamento; mi accontento di guardare."

"Manca poco, lo giuro." mi promette strizzandomi un'ultima volta la spalla prima di correre in pista. Tornando nella posizione iniziale con tutti i giocatori in cerchio e i due caposquadra al centro per spartirsi la palla, mi riserva un altro paio di sguardi, come per assicurarsi che io non fugga via.

Inghiottito dal Mare, Rapito dalla Luna - UNDERNEATH THE MIRROR (BTS Yoonmin)Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora