(past)
Spengo, accendo.
Accendo, spengo.
Tra il sudore che rende le mie mani scivolose e l'ebbrezza alcolica non so come faccio a centrare l'interruttore ogni volta. O forse non lo sto centrando e domani mattina mia madre si ritroverà decine di impronte sul muro.
Spengo e accendo, spengo e accendo, fino a quando quella maledetta lampadina non si brucerà e mi lascerà in balia del buio.
Ho così tanto alcool in corpo che se qualcuno mi strizzasse potrei gocciolarne. Che poi è un po' quello che sto già facendo. Gocciolare, intendo.
Non penso di aver mai bevuto così tanto. Se avessi un minimo di lucidità mi stupirei di non essere già finito in coma etilico. Peserò un pugno e mezzo, la mia statura è quello che è, sarebbero bastati pochi bicchieri per ubriacarmi, per farmi venire la sbronza allegra, ma non è quello che sto cercando.
Non mi sento più le gambe, le braccia, i muscoli. Ogni cellula del mio corpo si intorpidisce e influenza quella affianco, creando un effetto a catena che mi avvolge completamente. Mi sento molle, mi sento le ossa ridotte in poltiglia, mi sento sfracellato, ma non è ancora abbastanza.
Non importa come mi sento. Non voglio sentire.
Desidero solo che tutto rallenti, rallenti sempre di più, rallenti così tanto che se lo facesse appena un altro po' si fermerebbe.
La luce va e viene, ma ormai la mia visuale è tutta una macchia confusa di viola e grigiume. Ogni volta che inizia a dissolversi per lasciare spazio alla realtà della mia camera da letto clicco di nuovo l'interruttore, tutto scompare.
I capelli mi si sono incollati alla fronte e il sudore mi cola direttamente negli occhi. Bruciano da morire ma non penso sia per quello.
A darmi più soddisfazione è il dolore che provo allo stomaco. Non è una fitta, uno sprazzo atroce. E' un malessere in continuo accrescimento, una tenaglia che torce. E' un male sordo, così sopito tra gli organi che verrebbe voglia di aprirsi in due per cavarsi l'intestino a mani nude.
Ho coscienziosamente deciso che volevo tutto questo. Ero sobrio quando ho pensato a come fare, dove trovare l'alcool, quando prendere gli antidepressivi dalla camera dei miei. La mente lo sa, ma il corpo continua a contorcersi. Le lenzuola si avviluppano intorno alle mie caviglie, ignorano i calci furiosi e si abbarbicano ancora di più. Le mie dita si conficcano nella pelle, consolano come possono lo stomaco, si stringono alle braccia troppo sottili e le arrossano.
Non sto tentando il suicidio, lo giuro.
Desidero solo che il dolore psicologico diventi dolore fisico, essere fuori come mi sento dentro. Voglio essere piegato in due, voglio sanguinare. Solo così potrei urlare e gemere senza essere biasimato.
Quel cocktail di pillole non mi da tregua, io non mi do tregua. La bile mi risale la gola ma l'innaffio con un po' di vodka. Continuo a contorcermi, a brancolare in quello che non riesco più a riconoscere come buio o luce, mi divincolo da una morsa invisibile fino a quando non cado dal letto e mi ritrovo con la testa sbattuta a terra. Il tappeto ammorbidisce l'urto e la mia nuca pare rimanere tutta d'un pezzo.
Rimango spiazzato sul pavimento, la sensazione di star precipitando che per un attimo mi ha raggelato. Ce l'ho ancora sulla pelle, accapponata per un'altezza insulsa. E' bastato mezzo metro, la distanza dal mio materasso al pavimento, per gettarmi nel panico.
La linea dello stretto solco che passa tra una piastrella all'altra mi si stampa sulla fronte tanto la premo a terra. E' ruvida, grezza in confronto alla ceramica liscia dove i miei pugni chiusi non trovano appiglio.
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Inghiottito dal Mare, Rapito dalla Luna - UNDERNEATH THE MIRROR (BTS Yoonmin)
Fiksi Penggemar[Il cartaceo di "Inghiottito dal Mare, Rapito dalla Luna" è già disponibile su Amazon!] Yoongi è costretto dalla madre a frequentare una psicologa da quando i suoi comportamenti lasciano intendere che in lui ci sia qualcosa di profondamente sbagliat...
