(past)
Quando la sagoma familiare di casa mia rientra nella mia visuale dopo ben due settimane mi rendo conto di essere davvero tornato.
Pesto l'asfalto irregolare come se non l'avessi mai pestato, attraverso il breve spiazzo erboso come se non lo avessi attraversato migliaia di volte. E' incredibile come tutto sembri uguale, ogni mattone, ogni ciuffo d'erba esattamente come lo avevo lasciato. Allo stesso tempo mi sembra tutto nuovo, come se non ci avessi mai prestato davvero attenzione.
E' questa realizzazione che mi fa pensare per la prima volta di aver perso il mio filtro.
Per tutta la durata del viaggio ho aspettato che qualcuno mi fermasse, che comparisse dal niente un uomo in divisa e mi facesse scendere dal treno. Devo aver fissato il controllore mentre scansionava mio biglietto con una tale intensità da avergli fatto salire l'ansia. Quando mi ha augurato buon viaggio la sua bocca era una linea dritta.
Quasi non gli tiravo dietro la valigia.
Si è fermato al mio posto, mi ha guardato negli occhi. Come è possibile che non abbia notato niente?
Il fischietto che teneva appeso al collo era lì, alla mia portata. Se lo avessi suonato qualcuno sarebbe venuto a prendermi e a fare la cosa giusta.
La cosa giusta.
Sono troppo codardo per farla da solo.
Sarei dovuto rimanere. Confessare di saperne un po' più degli altri. Dire qualcosa a qualcuno.
Ma cosa?
E' troppo tardi per dirla, anche se a tanti chilometri di distanza?
Abbasso la maniglia, chiudo la porta di casa alle mie spalle. Mia madre spunta dalla porta della cucina, richiamata dal rumore della serratura. Un sorriso le rinfresca il viso sciupato e le sue braccia si estendono automaticamente verso di me.
Mollo le valigie ai miei piedi e annullo la distanza che ci separa, lasciandomi avvolgere dal profumo di biancheria pulita e antisettico, le sue mani leggere e delicate sulla mia schiena.
Dice qualcosa riguardante il fatto che non mi aspettava prima di un paio d'ore. A quanto pare sono davvero riuscito ad arrivare qui prima di papà.
Non partecipo all'abbraccio, non circondo il corpo esile di mia madre con le mie braccia altrettanto impotenti. Lei sa che non mi deve lasciare andare.
Sesto senso materno, è così che lo chiamano?
Probabilmente pensa solo che io abbia sofferto di una brutta nostalgia. Dopotutto non abbiamo mai avuto quel tipo di relazione amichevole e confidenziale che ogni tanto si cerca tra genitori e figli.
E' un abbraccio affettuoso, semplice, tipico di mamma. Un po' più prolungato del solito forse.
Un senso di delusione mi risale lo stomaco.
Quanto è stato stupido da parte mia pensare che una volta tra le braccia di mia madre sarebbe cambiato qualcosa. Pensare che mi sarei sentito al sicuro, rincuorato.
Tutto questo mi fa pensare a quella volta in cui, alla veneranda età di undici anni, ho visto con alcuni compagni di classe un thriller di serie B. Il film era davvero pessimo a ripensarci adesso, ma al tempo mi aveva terrorizzato come mai prima. Ricordo benissimo quella paura sottile e viscerale che continuava a perseguitarmi, anche una volta al sicuro in camera mia. In un attimo si era fatta notte e io ovviamente non riuscivo a dormire. Tutto quello che volevo era correre in camera dei miei genitori, buttarmi sul lettone con loro e farmi seppellire di attenzioni e coperte. Ma il punto è che non potevo. I miei si erano raccomandati più volte di non vedere certi film non adatti alla mia età e a loro avevo già raccontato di aver guardato un qualche cartone.
Per cui, eccomi lì, fottuto, spaventato a morte, solo in una stanza buia e con una lunga notte davanti a me. Come potevo farmi consolare per qualcosa di cui loro sarebbero dovuti rimanere all'oscuro?
Se avessi vuotato il sacco mamma e papà mi avrebbero guardato con occhi diversi. Probabilmente mi avrebbero tenuto con loro quella notte ma avrebbero iniziato a leggere più del dovuto nelle mie frasi, nei miei modi di fare, sempre alla ricerca della bugia nascosta.
E' divertente come a volte gli anni passino ma le situazioni rimangano le stesse.
Lascio Nessunposto il più velocemente possibile per correre a casa e quando arrivo mi rendo conto che non esiste porto sicuro quando non si può ormeggiare la barca.
Non posso confessare niente a mia madre, questo è fuori discussione.
Ma se non posso allora che cosa mi resta da fare se non nascondere e dimenticare le ultime due settimane?
STAI LEGGENDO
Inghiottito dal Mare, Rapito dalla Luna - UNDERNEATH THE MIRROR (BTS Yoonmin)
Fanfiction[Il cartaceo di "Inghiottito dal Mare, Rapito dalla Luna" è già disponibile su Amazon!] Yoongi è costretto dalla madre a frequentare una psicologa da quando i suoi comportamenti lasciano intendere che in lui ci sia qualcosa di profondamente sbagliat...
