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Una goccia si accumula all'estremità di una ciocca arancio, piovendo sul menù.
Con i capelli ancora bagnati ed una maglia pulita color grigio chiaro, la catenina tenuta sopra di essa in bella vista, Jimin ci passa sopra il pollice, stemperandola via. Con un sorriso gentile passa l'elenco fortunatamente plastificato alla cameriera che ha preso le nostre ordinazioni.
Dopo aver gironzolato un po' per Nessunposto, sbrigando qualche commissione per la madre di Jimin, lui ha pensato che fosse il caso di farmi assaggiare qualche specialità culinaria. Mi ha portato in questo locale non troppo lontano dalla spiaggia, la cosa più simile che abbiano ad un pub nei dintorni.
Le pareti rivestite da pannelli di legno gli conferiscono un non so che di rustico, ricoperte da insegne e poster incorniciati di moto, auto, locandine di film americani. I tavolini sono sparsi caoticamente, rendendo difficile alle cameriere servire i clienti ai lati più estremi della stanza.
o e Jimin siamo proprio seduti in uno di questi, il nostro tavolo incassato per il lato corto alla parete. Devono essere abituati ad avere il pienone a pranzo dato che la cameriera ci ha fatto accomodare in un tavolino fatto evidentemente per essere occupato da una singola persona ma apparecchiato per tre. Dopo essersi portata via le posate e la sedia di troppo è tornata con il menù e ci ha detto di chiamarla non appena fossimo stati pronti per ordinare.
Così adesso ci ritroviamo uno di fronte all'altro ad aspettare, così stretti nel nostro tavolino che se allunghiamo appena le gambe prendiamo contro quelle dell'altro. Ci eravamo detti che forse era un po' presto per pranzare, ma poi abbiamo constatato che io ho mangiato un solo croissant e che lui non vede cibo dalle sei di 'sta mattina.
Non ci rendiamo conto di quanto effettivamente stiamo stretti fino a quando le nostre ordinazioni non arrivano tutte in una volta: Tra una bottiglietta d'acqua ancora sigillata, bicchieri, due lattine di CocaCola, tovaglioli, due panini, le relative posate, varie salse da aggiungere e una porzione grande di patatine, siamo costretti a mangiare tenendo i gomiti in aria.
A quanto pare la specialità del luogo sta proprio nel tipo di pane con cui vengono fatti gli hamburger o i sandwich.
Afferrandolo con entrambe le mani, mordo il mio con decisione, accorgendomi solo dopo qualche boccone che tutto il condimento sta scivolando fuori. Cerco alla rinfusa un tovagliolo in tutto questo casino e faccio per portarmelo alla bocca ma Jimin mi blocca il polso, stritolandomelo. Libera il tovagliolo dalla mia presa e mi lascia andare, aggiustandone le pieghe come può.
Lo sguardo accusatore e drammatico che mi rivolge gli esce male, corrotto dal sorriso che gli sale inevitabilmente sulle guance quando vede le condizioni della mia faccia.
"Come osi provare a pulirti con la nostra lista dei motivi per tornare a Nessunposto? Dopo tutto quello che ho fatto per te!"
Finalmente riesco a trovare un tovagliolo normale con cui sistemarmi; me lo passo sopra la bocca mentre inarco un sopracciglio, stando al gioco.
"In realtà era tutto un complotto per eliminare la prova cartacea del mio pernottamento qui."
Jimin scatta in piedi, dando una ginocchiata tremenda che fa sobbalzare il tavolo. Scoppiamo a ridere entrambi, ma lui rientra velocemente nella parte. Con un'espressione oltraggiata prova a disincastrare la sedia da quella del cliente dietro di lui e quando ci riesce non può fare due passi che tutti i tavolini lo braccano al suo posto. La gente inizia a voltarsi verso di lui e a lanciarmi occhiate stranite, credendo di assistere a un litigio in piena regola. Basta una fulminata dalla nostra cameriera per far tornare al suo posto Jimin con la coda tra le gambe, la sua uscita di scena da prima donna irrimediabilmente rovinata.
La maggior parte delle persone, soprattutto quelle più giovani, tendenzialmente il soggetto solitario ed annoiato di un gruppo di amici, continuano a tenerci d'occhio, curiosi di sapere se la nostra messa in scena continuerà o ci riappacificheremo.
Non posso evitare di allungare un braccio sopra al tavolo per colpire distrattamente Jimin.
Lui subito geme dal dolore e si tiene la spalla. Una decina di teste nel locale, tra cui gli altri camerieri, il tizio alla cassa e una signora piuttosto arcigna, si girano verso di noi. Noi tratteniamo le risate fissandoci dritti negli occhi, cosa che non aiuta. Lui si morde l'interno della guancia, io scivolo verso il basso per nascondermi.
Dopo che siamo stati buoni per un po' tutti perdono interesse e tornano a farsi gli affari loro, ed io posso finalmente rifilare un calcio neanche tanto delicato agli stinchi di Jimin.
"Cretino." sussurro.
Lui mi fa una linguaccia infantile, massaggiandosi la gamba sotto al tavolo dal male.
Strappo un pezzo di pan dolce e me lo porto alla bocca, assaporando il retrogusto del miele e il sapore dolciastro dell'uvetta. Lo mando giù con un grande sorso di CocaCola, stando attento a non graffiarmi con l'alluminio.
Jimin solleva la sua lattina e la scuote, cercando di valutare attraverso il peso cosa ne sia rimasto all'interno. Il suo sguardo si rattrista e scivola direttamente sulla quella che sto stringendo tra le mani.
"Ho finito la mia Coca." annuncia con una voce troppo gentile e carina.
Mi godo un altro sorso guardandolo dritto in quegli occhioni supplicanti. Mi lecco le labbra, i miei palmi rinfrescati dalla lattina proveniente dal frigo. "Io non te ne offro un'altra."
Jimin mi guarda malissimo quando per la terza volta deglutisco rumorosamente.
A un certo punto vede qualcosa dietro di me e la sua espressione cambia. Si porta una mano sulla guancia, sconvolto.
"Oddio, guarda il telegiornale."
Mi volto all'indietro, temendo di vedere un servizio su un qualche episodio tragico.
Mi rendo conto che la televisione dall'altra parte del locale è spenta nello stesso momento in cui sento una mano aggrapparsi alle mie.
Jimin non si degna neanche di rubarmi la lattina; gli basta inclinarla verso di se con le mie mani e sporgersi sul tavolino per poter bere la mia CocaCola.
I suoi occhi neri come la pece si fanno più maliziosi quando incontrano la mia occhiata sbieca. Il suo respiro si infrange contro l'alluminio, appannandolo. Sbuffando alzo il gomito per accompagnare il movimento, stando attento a non inclinarlo troppo per non soffocarlo, le mie dita strette tra il suo mento e la lattina.
La presa di Jimin si allenta e io posso appoggiare la lattina ora leggera sul tavolino.
Rimango con lo sguardo vacuo a fissare le lampade del locale riflesse nella superficie rossa e lucida, la sensazione della pelle accaldata di Jimin ancora sulle mie dita, nonostante le abbia strofinate sulla tovaglia.
Il mio amico inclina la testa, un suo piede contro il mio, richiamando la mia attenzione con un sorriso soddisfatto.
"Andiamo?"
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Inghiottito dal Mare, Rapito dalla Luna - UNDERNEATH THE MIRROR (BTS Yoonmin)
Fanfiction[Il cartaceo di "Inghiottito dal Mare, Rapito dalla Luna" è già disponibile su Amazon!] Yoongi è costretto dalla madre a frequentare una psicologa da quando i suoi comportamenti lasciano intendere che in lui ci sia qualcosa di profondamente sbagliat...
