(Ve lo ricorderò all'inizio di ogni capitolo. La storia non è raccontata in ordine cronologico, ci sono molti flashback e salti nel tempo, per cui vi consiglio di tenere a mente il numero che contrassegna il capitolo. I numeri scritti in lettere fanno parte del passato, le cifre del presente. E' complicato, I know)
present
"Yoongi."
"Ehi, Yoongi?"
"Amico, ma ci sei?"
Una mano mi viene sventolata a un palmo dal naso, svegliandomi dallo stato di trance in cui sono caduto. Nella Parentesi in cui sono caduto.
Osservo il banco verde sotto le mie mani, due impronte sudate dove le ho appena tolte. Intorno a me la classe si sta velocemente svuotando e la professoressa che credevo stesse ancora facendo lezione se ne è già andata.
Spaesato alzo lo sguardo e metto a fuoco la figura longilinea di Taehyung, in piedi di fronte a me, una mano chiusa a pugno sul banco e l'altra ancora a pochi centimetri dalla mia faccia. Sotto quel casco di capelli castani non riesco a leggere l'espressione sulla sua faccia pulita.
Sembra preoccupato. Direi un po' nervoso se non sapessi che è incapace di arrabbiarsi. Stanco, deve essere stanco.
La mia visuale sfoca e scivola in un qualche punto indefinito oltre di lui.
Non mi accorgo di essermi imbambolato una seconda volta fino a quando Tae non si mette a schioccarmi le dita contro l'orecchio ripetutamente, sapendo quanto quel suono secco mi faccia andare in bestia.
Mi appoggia le mani sulle spalle e me le stringe, gli occhi ben aperti che mi scrutano attentamente. "Devi dormire la notte, amico."
Sbatto le palpebre un paio di volte. La mia lingua è un tutt'uno con il mio palato. Ho fame. Ho voglia di dolce.
"Yoongi, la campanella è suonata da due minuti. Andiamo a casa."
Lentamente mi spingo all'indietro, i piedi della sieda che stridono contro il pavimento, e mi alzo. Mi sento pesante, stordito. Quando Tae prende da terra il mio zaino e me lo infila su per una spalla senza il minimo contributo da parte mia per poco non cado giù.
Se fossi stato centrato in pieno da un autobus sarei stato più pimpante.
Con una mano leggera sulla mia schiena, Taehyung mi sospinge fuori dall'aula, nei corridoi semi vuoti. Camminiamo verso quello principale con lo stesso andamento di una coppia di ubriachi. Rettifico: lui è l'amico che è rimasto sobrio perché deve guidare, io sono quello ubriaco che scivola dalla sua presa a passi alterni.
Beh, come risultato dopo il primo mese senza antidepressivi non è tanto male, no?
La sua presa su di me si stringe alla terza volta che inciampo. Tae si ferma di punto in bianco e mi fa voltare verso di lui. Anche se so che non ce l'ha con me, il suo sguardo serio mi fa sentire come un bambino sgridato non dalla mamma, bensì dalla maestra. Mi guardo la punta delle scarpe.
Un trio di studentesse ci sfila accanto, sgombrando definitivamente quest'ala di corridoio.
"Che hai?"
"Niente."
"E' da settembre che non hai niente."
Sbuffo e mi metto le mani nelle tasche dei jeans.
Taehyung è l'unico, oltre ai miei genitori, a darmi delle rogne, a non limitarsi ad accettare i miei sbalzi d'umore e il mio isolamento. Forse perché è l'unico a volermi bene, oserei dire, allo stesso modo.
Se qualcuno mi avesse detto al primo anno di superiori che sarei finito con uno come Kim Taehyung per migliore amico gli avrei riso in faccia. Sono piuttosto sicuro che valga anche per lui, anche se lo avrebbe fatto con meno cattiveria.
Se non fosse stato per gli allenamenti di basket non ci saremmo mai conosciuti. Si, avevamo qualche classe insieme, ma non c'era niente in quel ragazzino squinternato che mi spingesse a fare un passo avanti per stringere amicizia. Era troppo chiassoso, circondato da troppi amici per attirare la mia attenzione. Il classico tipo di persona che vede il mondo tutto rose e fiori, sempre gentile con chiunque, sempre con questo sorrisone a trentadue denti sul viso.
Non mi sarei mai aspettato che quel figlio dei fiori potesse diventare tanto competitivo sul campo da gioco. Dal momento in cui la palla veniva lanciata in aria Taehyung correva come un forsennato, si sbracciava, saltava, ma non c'era voluto molto per capire che, nonostante l'entusiasmo, il ragazzo non fosse neanche lontanamente portato per il basket. I pochi passaggi che riceveva finivano sempre per fallire, si faceva placcare con niente, non era capace di ficcare la palla nel canestro.
Le cose sono cambiate quando, dopo l'ennesima volta in cui è stato relegato in panchina, Taehyung è venuto a chiedermi una mano. All'inizio si trattava solo di un po' di pratica extra dopo l'allenamento con tutta la squadra, ma poi decidemmo di usufruire del campo da basket che si trovava al parco pubblico, così da poter seguire degli orari che ci fossero più comodi. Ho perso il conto di tutti i pomeriggi spesi a lanciargli un pallone dietro l'altro, recuperarli, mostrargli i movimenti giusti.
Nel giro di qualche mese Taehyung giocò la sua prima vera partita contro un'altra scuola ed io mi guadagnai un compagno di banco fisso.
Non riesco a ricordare il momento esatto in cui ho iniziato a pensare a lui come ad un amico.
Dopo essere rimasti in silenzio per un po' Tae da un colpetto alla mia scarpa con la sua. Alzo in automatico lo sguardo su di lui e posso vedere chiaramente quanto i suoi occhi trabocchino di tristezza.
Si schiarisce la gola e la sua voce profonda si ammorbidisce. "Alla squadra manchi. Ti va di tirare qualche canestro con noi, oggi? Ci stiamo allenando per le semifinali e il coach ha detto che se riprendi ad allenarti sarebbe più che d'accordo nel farti giocare."
Fingo di prendere in considerazione la cosa solo perché è il mio migliore amico.
"Che giorno è oggi?"
Tae si illumina. "Mercoledì."
"Mercoledì?" Sono proprio uno stronzo. "Mi dispiace, Tae, non posso. Mi sono beccato una detenzione."
Tae si spegne.
"Per cosa? Chi te l'ha data?"
"La signora Dabwell. Ho dimenticato di fare i compiti, ancora."
Il mio amico annuisce e non commenta, la testa bassa.
Riprendiamo a camminare come se nulla fosse, l'insolita pace per il corridoio che non fa altro che sottolineare le parole non dette tra di noi. Ci dividiamo ad un bivio, lui diretto verso l'uscita ed io verso l'aula designata per la detenzione.
Il pugno amichevole che di solito ci scambiamo come commiato è il più mogio di sempre.
Un minuto dopo mi trovo nell'ufficio della signorina Richardson.
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Inghiottito dal Mare, Rapito dalla Luna - UNDERNEATH THE MIRROR (BTS Yoonmin)
Fanfiction[Il cartaceo di "Inghiottito dal Mare, Rapito dalla Luna" è già disponibile su Amazon!] Yoongi è costretto dalla madre a frequentare una psicologa da quando i suoi comportamenti lasciano intendere che in lui ci sia qualcosa di profondamente sbagliat...
