(present)
Un trio di bambini mi sfreccia a fianco, uno che per poco non mi stampa il suo zucchero filato sui pantaloni.
Il bambino che aspetta in fila davanti a me tira quello che presumo sia il nonno per una manica, dicendogli che anche lui ne vuole un bastoncino; l'uomo anziano glielo nega, ricordandogli che potrà mangiare solo quando sarà sicuro di non voler fare un altro giro sulle giostre.
Finalmente la comitiva che ci precede entra nell'attrazione, cedendoci il posto in biglietteria. Posso ritenermi fortunato ad essere venuto al luna park con l'intenzione di venire solo al labirinto di specchi, meno affollato rispetto ad altri giochi più emozionanti.
Ieri sera ho detto a Jimin che saremmo usciti da soli e questa è l'opzione migliore che mi sia venuta in mente. Questa volta non posso accontentarmi di una cornice intorno al suo viso, ho bisogno di vederlo chiaramente. E soprattutto non voglio creare ulteriori ricordi di una certa portata nella mia camera, ha già troppi fantasmi.
A un certo punto, nel momento in cui ho visto dalla strada le montagne russe e le giostre del luna park farsi sempre più vicine, mi è venuto da sorridere a pensare che stessi andando in un posto così colorato e gioioso con certe intenzioni. Forse aiuta il fatto che non sia una smagliante giornata di sole, ma che anzi, il cielo plumbeo conferisce al tutto un'aria usurata.
Arriva il mio turno, il ragazzo in divisa mi strappa il biglietto con un sorriso tirato. Entro nel labirinto, lasciandomi alle spalle la luce naturale.
Cammino per un po' con lo sguardo fisso a terra, aspettando di allontanarmi un po' dall'entrata, di perdermi. Tutt'intorno a me sento il vociare dei bambini, i passi concitati di qualcuno, qualcun'altro che prende contro una parete di plastica.
La luce che illumina l'interno di questo posto è biancastra, malaticcia. Aumenta l'impressione di irrequietezza che danno tutti questi specchi, sfilze e sfilze di superfici riflettenti che fanno apparire gli stretti corridoi infiniti.
Alzo gli occhi e rimango sorpreso dallo scoprire che l'immagine di Jimin non è l'unica a circondarmi ovunque mi volti. Nei punti in cui non vedo se non che con la coda dell'occhio riesco a scorgere un ragazzo palliduccio, secco, dai capelli violacei. Non lo vedevo da tanto, tanto tempo.
Bastano pochi tentativi per appurare che se provo a fissarmi in uno dei tanti specchi mi ritrovo davanti Jimin.
Lui si guarda intorno meravigliato, di sicuro non aspettandosi una location del genere per la nostra uscita.
"Ma allora non scherzavi..." mi dice, gli occhi grandi che guardano tutto.
"Sei mai stato ad un luna park?" gli chiedo casualmente. "Non penso che a Nessunposto ci fosse abbastanza spazio per impiantarne uno anche solo temporaneo."
Jimin continua a camminare da uno specchio all'altro, decine di Jimin e centinaia di specchi, si passa una mano tra i capelli arancio.
"Presumo di si."
"Perché presumo?"
Lui mi lancia un sorrisetto confuso, come se non stesse capendo la domanda.
Mi piacerebbe dire che non so cosa mi stia prendendo, ma credo di saperlo benissimo.
"Non ti ci hanno mai portato i tuoi? Neanche quando vivevi in città?"
"Io non- non ricordo bene. Se sarà successo mi ci avrà portato mio padre."
Continuiamo a vagare per i corridoi tutti uguali, a svoltare senza seguire logiche, ben lungi da venir a capo del labirinto.
Jimin prosegue verso destra. I miei piedi si piantano a terra, frenandolo all'improvviso. Quando si gira dalla mia parte ce l'ha scritto in faccia che l'espressione che mi vede addosso non deve essere delle più felici.
"Yoongi." dice, pregandomi.
La consapevolezza di quello che sto per fare mi stringe lo stomaco. Che sto per farci. Che sto per farmi.
"Ti piace leggere? Qual'è il tuo libro preferito?"
"Direi, uhm, The Giver, perché?"
Domanda inutile, potrebbe essermi rimasto in testa a mia insaputa dopo che me l'ha detto.
"Quando è il tuo compleanno?"
Jimin non distoglie il suo sguardo dal mio. Lo tiene fisso su di me, non batte le ciglia, rimane immobile, come se stesse aspettando di essere scrollato. L'unica cosa a muoversi sono le sue mani, incapaci di stare distese lungo i fianchi.
"Che tipo di scuola frequentavi?"
"Io non-"
Le sue guance piene iniziano a perdere colore. Non so da cosa lo deduco dato che non ho mai assistito alla cosa, ma sembra sul punto di piangere. E' meglio per lui che non lo faccia. Se lo fa non riuscirò a proseguire nel mio intento, ad arrivare fino in fondo.
Deglutisco aria.
"Come sei morto?"
Una minuscola parvenza di luce sembra irradiare sul suo viso, una domanda a cui ha la risposta.
"Mi sono buttato da un precipizio."
La mia gola è asciutta, arida, non vuole essere mia complice.
"Ma come?"
Per un secondo mi guarda, il vuoto più totale. Poi, lentamente, piano piano, socchiude le palpebre fino a chiuderle, le ciglia lunghe che lo accarezzano. Un sospiro gli solleva il petto prima che inizi appena a scuotere la testa.
Jimin preme le labbra insieme e, quando li riapre, i suoi occhi mi chiedono scusa.
STAI LEGGENDO
Inghiottito dal Mare, Rapito dalla Luna - UNDERNEATH THE MIRROR (BTS Yoonmin)
Fanfiction[Il cartaceo di "Inghiottito dal Mare, Rapito dalla Luna" è già disponibile su Amazon!] Yoongi è costretto dalla madre a frequentare una psicologa da quando i suoi comportamenti lasciano intendere che in lui ci sia qualcosa di profondamente sbagliat...
