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Si sono fatte le cinque del pomeriggio e il caldo afoso inizia a sfumare.
Jimin ed io seguiamo il lungomare fino ad arrivare nel centro di Nessunposto dove i primi forni, gli stessi che avevo visto questa mattina scendendo in spiaggia, stanno chiudendo.
Passando davanti ad un campo da tennis iniziano a sentirsi voci buffe e risate, suoni e musiche in lontananza. Raggiungiamo un normalissimo parco giochi, una chiazza di puro colore verde chiusa in quello che potrebbe essere scambiato per un giardino privato del quartiere. Poco distante dall'area con gli scivoli, le altalene e i pincopanco, una quarantina di sedie sono state disposte in più file intorno ad un proiettore. Su un grande telone bianco di fronte ad esso una ventina di bambini possono guardarsi Zootropolis all'ombra degli alberi, qualche vecchio striscione rimasto da un compleanno appeso sopra le loro teste.
In piedi contro la staccionata che circonda il parco, il proprietario di un carrettino vende gelati, patatine e cioccolata per la merenda.
Noi ci fermiamo dietro di lui, senza entrare.
Sto per chiedere a Jimin se è intenzionato a vedere il cartone quando lui richiama l'attenzione dell'uomo toccandogli la spalla.
Quest'ultimo si volta e la sua faccia tirata si illumina quando riconosce il mio amico. "Jimin! Mi stavo giusto chiedendo che fine avessi fatto."
Si può subito dire che è uno strano tipo. O meglio, che è un tipo eccentrico. Anzi, diciamo semplicemente che dalle mie parti non ci si aspetterebbe che un tizio calvo, di mezza età, abbrustolito dal sole e dall'aria burbera vada in giro a distribuire dolciumi ai marmocchi.
L'uomo si passa una mano sudata sul grembiule da cucina che porta addosso e si mette a frugare all'interno del carretto. Se ne esce con una busta di carta piuttosto grossa, evidentemente traboccante di cibo spazzatura; la porge a Jimin che la accetta senza esitare.
"Grazie mille, zio. La chiave dalla pure al mio amico qui."
Non faccio in tempo a collegare che Jimin e quest'uomo sono parenti che quest'ultimo mi sta già porgendo una chiave di vecchio stampo, una di quelle con un unico dente smussato. Jimin mi fa cenno di prenderla perciò bofonchio un ringraziamento confuso a suo zio e me la infilo in tasca.
L'uomo non smette di salutare con la mano fino a quando non giriamo dietro l'angolo, lasciandoci il parco alle spalle.
Tenendomi una mano sulla spalla Jimin mi guida per le strade mentre con l'altra sostiene la busta appena regalatoci contro il petto, il passo svelto. Attraversiamo una viuzza laterale e proseguiamo giù per di lì, arrivando in un quartiere stretto e ombroso, evidentemente abitato solo da persone del posto.
Una stretta gradinata ricoperta ai lati da piante rampicanti ci conduce alla porta di un'abitazione privata. Jimin sfila un ricco mazzo di chiavi da un vaso lì a fianco, scrollandone il terriccio di dosso con un rumore di sonagli: la porta viene aperta e lui mi fa cenno di entrare, confidente.
All'interno sembra non esserci momentaneamente nessuno da come tutti gli scuri sono chiusi e l'aria è ferma. Non ho occasione, ma neanche la volevo, di notare l'arredamento della casa perché Jimin cammina dritto per un corridoio buio. Si ferma e porge la mano verso di me, chiedendo la chiave consegnatomi da suo zio.
Come la usa per aprire una seconda porta veniamo inondati dalla luce del giorno. Oltre ad una zanzariera si trova un giardinetto di medie dimensioni affollato da alberi, cespugli e vasi su vasi, l'erba tagliata da poco.
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Inghiottito dal Mare, Rapito dalla Luna - UNDERNEATH THE MIRROR (BTS Yoonmin)
Fanfiction[Il cartaceo di "Inghiottito dal Mare, Rapito dalla Luna" è già disponibile su Amazon!] Yoongi è costretto dalla madre a frequentare una psicologa da quando i suoi comportamenti lasciano intendere che in lui ci sia qualcosa di profondamente sbagliat...
