11.| "You got me scattered in pieces."

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Risvegliarsi da un lungo sonno non è mai stato più frustante: ritrovarsi faccia a faccia con la realtà e non capire quale sia la sua prossima mossa è uno dei limiti umani che più mi fa rabbia.
La tenda rosa fa schifo, questo campeggio fa schifo: sabbia dappertutto, dolori alla schiena e la consapevolezza che tutto sia perduto nuovamente e che il fatto che non esista legame tra me e lui sia oramai verità lo è ancor di più.
Non avrei messo la mano sul fuoco, non c'avrei giurato che tra me e lui fosse stata tregua eppure lo speravo, speravo seriamente nel poterlo guardare e vedere il sereno in quegli occhi e non un fondo nero ogni secondo più profondo di quello precedente, avrei voluto tante cose ma non posso decidere io cosa il destino riserverà ed ancora devo ammettere che illudersi di poter cambiare carattere alle persone sia solo una meravigliosa bugia che viene dritta dritta dal mondo delle fiabe: una persona cambia solo se la vita glielo impone, non credi anche tu Coscienza?
Quanta amarezza dietro questo mio sorriso, la stessa amarezza che oggi mi ha portata ad abbassarmi al suo cospetto, a dimostrarmi insicura e completamente sua.
Mi lascio andare, non ha senso questo farneticare, fingere di essere lucidi e di pensare quando invece si ci lascia andare, cosa mi sono goduta di questo campeggio? Oramai sono le 5.00 di mattina ed io non ho neanche avuto il tempo di un bagno, di godermi il tempo con chi di me se n'è da subito importato qualcosa perché  vedi cara è questa la selezione naturale: ci interessa solo quello che è irraggiungibile, si va per l'impossibile, devi avere carattere non basta fingersi donna per arrivare ad ogni meta ed ogni scopo.
La notte sta man mano calando, le ombre si intrecciano con i colori più caldi del rosso creando striature delicate, colori sconosciuti, forse mai capiti decido di fare quattro passi, non so dove non so come.

<<Questa storia è assurda, lo sai Janet.>> la voce di Justin è feroce, portata al limite della sopportazione, mi arresto decisa a non procedere ma ad origliare vilmente. 

<< Tu, tu provi qualcosa per lei, mi sembra ovvio: ieri te ne sei rimasto lì con lei alla pista da skateboard oggi addirittura fai il bagno con lei...>> la voce della ragazza arriva piagnucolosa, stanno parlando di me sinceramente la cosa non mi sorprende.

<<Ma ti senti quando parli?>>
"Non devo stare a sentire, non devo stare a sentire" ripeto tra me e me, ora il ragazzo burbero dirà sicuramente qualche oscenità nei miei confronti.

<<Juss, sai bene cosa ho visto..>>
<< La smetti? Stai farneticando..>>
<< No Juss, non ancora.. non di nuovo.. ti prego.>>
Arrivata a questo punto non so cosa questi due si stiano dicendo, riesco solo a vedere l'immagine di loro avvinghiati che il fuoco proietta verso di me e che si dipinge sotto forma di ombra sulle pareti velate della tenda.

<< No Janet, non di nuovo, te lo prometto.>>
Questo sussurro mi scuote tutta, è così dolce e fragile insieme ed è tutto ciò che mai potrò avere da lui, lui che conosce ogni mia vulnerabilità ed io che ignoro l'esistenza di un suo possibile tallone d'Achille.
Esco fuori, l'aria è freschetta quindi mi stringo nella giacca di Jeans presa al volo, non che serva a molto questo tessuto.
Cerco di non far rumore ma poco importa, i due non percepiscono la mia presenza il che un po' mi commuove: sembrano in sintonia per quanto io non li abbia mai più di tanto visti bene assieme, ma forse è per questo che durano.
Sono entrambi velenosi, schivi, dalle mille facce e sebbene Justin non sia cattivo quanto Janet ma solo frutto di un passato che ritorna si nasconde dietro lei fingendosi del suo stesso sangue.
<< Cosa è lei per te?>> Domanda la ragazza esitante, la mano di Justin la stringe più forte con la stessa destrezza con cui strinse me e il respiro non può non mozzarmisi in gola a metà fra cuore e sensi.
<< Nulla.>> butta fuori nell'istante in cui le lascia un bacio caldo sulla fronte.Raggelo.
<<Nulla?>> Gli occhi della ragazza entrano in me, sa, lei sa e sapeva che ero qua: quel celeste che entra e smembra, quelle pupille che perforano la mia iride, una battaglia truccata sin dall'inizio in cui si gioca tanto per fare, per far divertire gli altri.
<<L'ho solo usata per far ritornare te, Janet.>> il tono un po' irritato a sottolineare che beh "come non capisci? È l'evidenza!" E le mie lacrime sulle guance, quelle così calde e salate.
La ragazza sorride trionfale, io invece scoppio in singhiozzi ed ad un tratto non c'è orgoglio che regga, non c'è scudo che valga la pena imbracciare sono sola in un bagno di goccioline che scendono giù da occhi rossi come un campo di papaveri, come il campo di papaveri di De André: bello quanto spietato, sangue e tenerezza, morte e pace, intreccio di sentimenti contrastanti e simbolo di una vita che agisce come le pare nel suo lento  e prefissato scorrere.
<<Mi hai usata.>> Sibilo così che quelle labbra si accorgano di me, le vedo tremare e con loro quegli occhi persi ma che siano persi o sicuri poco importa, sento ancora qualcosa che arde da qualche parte dentro me, non so cosa è.
<<Dannazione , Belle.>> Non capisco perché, i suoi lineamenti così scuri e deformati dal buio non mi appartengono.
<<Cosa hai da dire in tua discolpa, Justin? Lo sapevo fin dall'inizio, finiamola qui.>> Cosa dovrebbe dire? Ha sempre detto chiaramente di non potermi sopportare eppure una speranza c'è sempre stata, una speranza nascosta, seppellita fra le delusioni.
<< Non mi sembra di aver mai cercato niente da nessuno, tantomeno da te..>> si avvicina di qualche passo poi si allontana di scatto.
<< Io cercavo gentilezza, educazione, solo questo non amore, non questo...>> mimo gesticolando questa situazione, muovendo le mani tra me e lui con foga.
<<Non c'è niente tra voi, Belle! Non esiste "questo"...>> Ha parlato lei, mancava sola la fidanzatina per completare il quadro.
<<Lasciaci soli Janet.>> Il ragazzo burbero si strattona i capelli con foga, sorrido divertita finendo per saggiare  le mie stesse lacrime.
<< Ti ho messa in guardia.>> fa guardando la figura sottile di Janet allontanarsi sculettando ma rivolgendosi a me. 
<< Non uscirtene così.>> sbotto in preda a una crisi isterica rinforzata da singhiozzi senza fine.
<<Come così? Con la verità?>>
<<Se non ti servo più lasciami in pace, non mi tormentare, sta lontano da me e non venirmi a dire che non puoi.>> mi allontano voltandogli le spalle, so di non essere matura ma cos'altro dovrei fare?
<<Belle...>> mi afferra il polso e non so, non so davvero cosa mi sia preso... lo colpisco in pieno viso tanto da vedere il rosso man mano avvampare sulla sua guancia sinistra, io gli ho dato uno schiaffo?
<<Cosa diamine?! >> vorrei carezzarlo, chiedergli se va tutto bene ma mi ha ferita nell'orgoglio ed è come avere una ferita da fuoco aperta: dentro c'è ancora il proiettile, ancora bruciano le parole e tra la carne viva ancora pulsa sangue.
<<Ti senti ferito, Bieber?>> afferra i miei polsi e li porta dietro la mia schiena, poi mi avvolge con l'altro braccio, sento il suo profumo pervadermi e il suo respiro affannato scuotermi.
<<Non reagire così, sta calma.>> sussurra, cerco di divincolarmi e sebbene non abbia forza ricordo di poter stillar veleno.
<<Non sono la tua serva, non puoi darmi ordini.>> sputo ai suoi piedi, vedo la fiamma accendersi nei suoi occhi, crepitare un po' e poi lentamente spegnersi.
<<Non ho mai accennato al fatto che tu sia mia o che debba fare ciò che ti dico, sta tutto nella tua mente.>> Mi stringe più forte, mi rilasso nella sua presa perché tanto so che non mi farà del male: lo so perché lo conosco, tutto fumo niente arrosto.
<<Già, hai ragione.>> prendo un po' di fiato e poi continuo << pensavo fossi civile, un bravo ragazzo, qualcuno che valesse la pena conoscere invece sei solo uno stronzo, un miserabile stronzo.>> non so perché ma sto gridando tra i singhiozzi, non capisco se sto piangendo o se sto sudando tanto è il caldo che mi esplode dentro quando gli sono vicina.
<<Però mi cerchi, sempre.>> alza anche lui la voce, eppure sembra più una domanda  il che è strano.
<< Non lo farò più, Justin.>> cerco di divincolarmi ma appoggia la sua guancia sulla mia e mi stringe forte al suo petto tanto da farmi mancare il fiato nei polmoni e non per emozione.
<< Perché?>> cosa gliene frega? Mi ha solo usata.
<<Perché non te lo meriti.>> mi lascia andare di scatto, dovrei scappare o rinfacciargli che ha rovinato l'ennesima serata eppure mi lascio cadere a terra scossa dai singhiozzi, mi confondo fra questa sabbia senza neanche pensarci.
Resta dietro di me immobile, come se fosse stato stregato, imbambolato al confine tra la realtà ed i pensieri, finalmente ho vinto però quanto mi è costato?
<< Non ho mai cercato nulla.>> ripete ed io raggiungo il limite.
<< I sentimenti in generale si regalano e scusami, scusami tanto se ho cercato di farti sentire amato, se ho cercato di sentirmi voluta bene e ci saranno altre occasioni, altre persone tranquillo.>>
<<Tu provavi qualcosa per me?>> Lo sento avvicinarsi, mi alzo e prendo subito le distanze.
<<Non osare avvicinarti.>> ringhio ma non posso sfuggire alla domanda, i suoi occhi sembrano lucidi ma con questo buio non posso esprimere giudizi saranno i miei che appannano la visuale.
<<Rispondi.>> ordina ed io ubbidisco.
<<No, non in quel senso. Volevo solo esserti amica, starti vicino, condividere qualcosa con te.>>
<<Oh.>> quel suo sguardo perso che sembra racchiudere in sè chissà quale mondo incantato e quel ciuffo biondo appena smosso dal vento sembrano ingombrare ora i miei pensieri, e mentre le ombre giocano con i suoi lineamenti stanchi e tesi gli porgo la fatidica domanda: <<Nessuno te l'ha mai detto Bieber? Nessuno ha mai detto di tenerci a te? Di volerti bene? Nessuno è stato così testardo con te? >>
<<No. Nessuno.>> e così si rompe ogni mio briciolo di dignità e con il viso così vicino al suo, così uniti quanto separati non posso che lasciarmi scappare che << Mi dispiace, ma non puoi consumare me per capire cosa è questo sentimento che hai qua.>>
La mano sul suo petto, quei battiti che scalciano come cavalli al carro di battaglia ed io che non riesco a placare questo sentimento improvviso che lo pervade e che in parte è opera mia, io creatrice di tutto ciò e lui, lui distruttore: notte e giorno, mai ci incontreremo, mai.
<<Ti ho consumata?>>
<<Hai concluso l'opera stasera, Bieber.>>
Asciuga le mie lacrime ed io lascio fare, tanto il dolore rimane là sospeso e lui non avrà mai voglia e strumenti per lavarlo via.
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