40.| Paranormal Activities

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I lampioni inondano di luce giallastra l'asfalto viscido, ai nostri piedi si dipingono tetti sgangherati e mattoncini a vista di palazzi dimenticati in qualche quadretto dei 50s.

Un'umidità ristagnante si insinua fra insegne a neon spente e focolari accesi di uomini senza casa e senza identità.

Lascio scivolare via una nebbiolina fitta d'un bianco sporco, nasconde il profilo assorto di Juss quanto basta per far schiudere in una rosa rossa il fiore delle sue labbra.

Dovremmo muoverci, comporre orme marcate sulla strada spoglia eppure non facciamo che restar avvolti nel buio totale sempre stretti a queste ombre che ci sono e non possono essere trafitte.

Non possiamo o non vogliamo liberarcene.

<<Qualunque cosa succeda io ci sarò.>> accenna obbligandosi a fuggire dai miei sguardi, ho paura e lo ammetto.

L'ultimo tiro di sigaretta smezzata spezza il nervosismo un po' come lo starsene seduti su di questo muretto con le mani in tasca troppo livide per percepirsi a vicenda.

Un portoncino si spalanca appena dall'altro lato del viale, produce uno schiocco in questa quiete assordante.

Nel ciondolare del capo dell'anziana dai lunghi capelli grigi trovo un cenno d'assenso, uno di quei gesti riservati alle persone intime che conosci da sempre.

E' Justin a fare il primo passo un po' come sempre, un po' come piace a me.

Quell'uscio dalla verniciatura sottosopra si fa sempre più vicino e la notte ed il freddo calano ancora un po' alle nostre spalle, le mie quasi perse in questo giubbotto di pelle e quelle di Juss larghe quasi a voler dividere a metà il mondo.

Avvicinatici sempre più lo sguardo si impiglia nello scialle viola pallido adagiato sulle scapole ossute della donna macilenta.

E' uno scialle fatto a maglia, di quelli che sembrano centrini tant'è merlettata la lana.

Il dialetto con cui ci accoglie è per me incomprensibile, non lo conosco eppure è melodioso quanto basta per sentirci dentro l'essere caotico della Scozia.

Dicono questa famiglia sia originaria della Gran Bretagna, dicono perché io son qui stasera senza saperne il perché.

<<Entrate.>> dice la donnina lasciando che le grinze si espandano all'infinito sulla secca pelle grigiastra.

Gli occhi sono di un celeste pulito, puro e seppure insistenti e curiosi vogliono tacere ogni intendo.

Un buffetto sulle guance di Juss sottintende casa, quotidianità e vita.

L'odore forte di lavanda ci accoglie che siamo già all'ingresso, fluttua impregnando le pareti consumate e vissute sul cui sfondo si stagliano lingue di bagliori violenti.

Scoppietta il fuoco nel caminetto mentre la fuliggine casca a fiotti sgretolandosi sulla legna secca, è un'atmosfera a me estranea e così lo scopo di questa uscita.

Tutto questo mistero, le parole non dette e le uscite non specificate dei "ti passo a prendere" o dei "non far domande." avrebbero dovuto ledere la fiducia alla base della mia relazione eppure non fanno che definirla.

Mi stringo nel giaccone e poi al petto di Justin, gli oggetti attorno a noi vengono deformati dalla penombra nutrendosi di silenzio religioso.

<<Sedete.>> un tonfo nel vuoto, la pietra che lanciata nel pozzo finalmente raggiunge l'acqua.

Prolungando lo sguardo, oltrepassando il focolare e le foto dei cari giungo ad un paio di iridi rosse.

In queste ,affogate in un mare di bianco e venuzze dai corsi brevi, trovo rispecchiato il crepitare della grande fiamma che se ne sta ai piedi di tale sagoma misteriosa.

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