Epilogo
Versailles, due anni dopo.
Ci lasciammo tutto indietro, la cenere che aveva ripulito ogni peccato e la pioggia che cadeva lenta sulle braci ancora calde.
Juss pensieroso maneggiava tabacco e filtri, aveva le labbra carnose inumidite e gonfie come se il sangue vi stesse affluendo a fiotti.
Il salotto era cosparso di appunti e tazzine di caffè, più che una casetta in affitto sembrava essere diventata una biblioteca universitaria.
Essere tornata in Francia senza i miei, fu un colpo al cuore.
<<Che c'è?>> proferì sostenendo il mio sguardo insistente.
Addentò l'ultimo trancio di pizza per poi sfilare la t-shirt rivelando l'addome sporco di inchiostro ed ombre, c'avevo espresso l'anima su quel che rimaneva della sua pelle.
Con la mano sinistra reggeva la tempia, qualche ciocca ricadeva giu ribelle sfiorando di poco gli angoli del libro che aveva in mano.
Scelse la facoltà di economia, del resto era prevedibile.
"Tutto suo padre" avrebbe aggiunto Pattie.
A proposito di Pattie, loro saranno già pronti.
Nell'accendere la sigaretta un guizzo di luce balenò nelle sue iridi rendendo quel castano dei suoi occhi, oro.
Era malinconico e bello come sempre, con le paranoie che gli pendevano dalle labbra ed il passato che si tramutava in nuvole di fumo ed incubi.
Gli JustFour erano ancora una band e si sarebbero preparati ad un primo grande tour nazionale.
<<Vestiti o faremo tardi.>> arrossii scuotendo il capo con voga, stringendomi nell'asciugamano bagnata.
L'umidità francese non mi dava tregua ed io avevo il terrore di aver già rovinato la piega fatta quella mattina, oggi era il grande giorno.
Ricordo ancora il suo petto che si sollevava a ritmo dei respiri, affannosi e costanti.
Sullo sfondo un buio pesto e profondo della metropoli notturna, il suo profilo illuminato dalla luce calda e aranciata del vecchio lampadario che proprio non ci piaceva.
Scomparii nel corridoio buio, lasciandomelo indietro.
<<Faremo tardi.>> sbottai esausta non sentendo i suoi passi venire verso me.
Parlavo spesso da sola, da quando a Los Angeles convivendo con Justin ero diventata la donna di casa.
La mattina ero stata agitatissima.
Avevo infatti portato il velo, percorso una navata infinita con lo sguardo di Justin fisso sul mio sedere davanti ad oltre tremila invitati.
Tiffany aveva portare le fedi.
S'era deciso unanimemente senza remore, lei di certo non avrebbe sbagliato.
Avrebbe percorso quella navata con le sue ballerine nuove, un passo dopo l'altro senza mai inciampare.
Estrassi dall'armadio il vestitino che avevo scelto per il ricevimento, era aderente in raso color smeraldo.
Fasciava bene il busto, cadeva più morbido sui fianchi lasciando la scena al vertiginoso spacco laterale.
Avrei indossato un girocollo importante dalle pietre di un caldo color oro.
Se ne era occupata zia come del resto sempre, disse che a mia madre sarebbe piaciuto.
<<Belle, posso?>> Justin mugugnò.
Non mi girai, dopo mesi di convivenza ancora trovavo impensabile voltarmi verso lui mostrandogli la mia pelle nuda.
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Shadows
FanfictionUn amore scelto e voluto da due persone vulnerabili, il destino in accordo con un passato truce. Una vita di eccessi, di litigi, di dipendenze emotive dove amare è ferirsi reciprocamente, volersi a tal punto da possedersi senza remore, scambiando c...
